Le “casematte” nel territorio mazarese, un patrimonio da salvare e valorizzare

Le fortificazioni in cemento degli anni ’40, oggi luogo di degrado, potrebbero esser valorizzati turisticamente

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
10 Gennaio 2022 12:37
Le “casematte” nel territorio mazarese, un patrimonio da salvare e valorizzare

Se ne trovano diverse lungo tutta la costa mazarese, da est a ovest, fanno bella mostra di sè ma si trovano in evidente stato di degrado. Parliamo delle cosiddette “casamatte”, fortificazioni militari in cemento armato, dove era situato il cannone o la mitragliatrice, disseminate sulle coste siciliane e risalenti a un periodo intercorrente tra il 1940 e il 1943. Furono costruite dal Regio Esercito italiano durante il proseguo della seconda guerra mondiale per controllare e respingere l’attacco e sbarco da parte delle truppe alleate; sbarco anglo-americano che si materializzò nel luglio del 1943. La sua forma a tutto tondo conferiva una massima protezione al soldato che si trovava all’interno e che manovrava l’arma. I proiettili venivano sparati solo tramite una feritoia (strettissimo buco ricavato nel cemento per far uscire la punta dell’arma da fuoco).

Le “casematte” (di proprietà del demanio marittimo o di quello militare, a seconda di dove si trovano), sarebbero circa una ventina disseminate nell’intero territorio mazarese (sono circa 200 nell’intera provincia e all’incirca 800 circa in tutta l’Isola), rappresentano un patrimonio storico legato al ricordo doloroso della seconda guerra mondiale che colpì anche Mazara del Vallo (la Città fu controllata per un certo periodo dalle truppe naziste) ove alcuni edifici, alcuni anche antichi, furono colpiti. La coscienza collettiva ha voluto rimuovere dalla memoria quel brutto periodo probabilmente anche questo ha contribuito affinchè questi ‘reperti storici’ fossero oggetto di abbandono, inciviltà e degrado, perlopiù pieni di spazzatura. (in foto una “casamatta” sul lungomare Fatamorgana di Mazara del Vallo).

Eppure si tratta di un patrimonio storico ed architettonico che la Sicilia non conosce ancora e che potrebbe essere riqualificato a beneficio della collettività e del turismo siciliano: quello dei siti e dei beni storico militari della Seconda Guerra Mondiale. Da qui l’esigenza di un loro censimento, ed in generale delle postazioni militari (fortini, caserme, postazioni antiaeree, trincee…. ) che suscitano un crescente interesse in ricercatori, appassionati, cittadini e turisti trovando riscontro concreto anche da parte delle istituzioni in altri Paesi europei (Francia, Germania, l’Inghilterra, Belgio, Malta, Grecia, Spagna, Portogallo, Norvegia e Danimarca).

Pochi anni anni fa, alla fine del 2017 l’ Associazione Palermo Pillbox Finders, iniziò a mappare e studiare queste testimonianze per proporne la tutela e promuoverne la riqualificazione così come oggi previsto da una Legge regionale, la Legge 12 Luglio 2018 n.12. Il lavoro di ricerca e studio svolto dai volontari e dai ricercatori dell’ Associazione nei 3 anni di censimento del territorio siciliano e di promozione del turismo storico militare non è stato però riconosciuto dalla Regione Siciliana malgrado le numerose richieste prodotte dall’Associazione all’Assessorato al Dipartimento Turismo Sport e Spettacolo della Regione Siciliana affinchè si recepissero (gratuitamente) i dati e gli itinerari turistici realizzati dall’Associazione. Nessuna risposta è mai arrivata dalle istituzioni, a vario livello, dando -purtroppo- conferma, non soltanto dell’ennesima occasione di crescita mancata, ma anche della implicita volontà di non riconoscere il Progetto, intitolato CE.R.CA.MI., portato avanti con coraggio e determinazione da una piccola Associazione Culturale la cui attività è stata svolta gratuitamente grazie all’impegno di volontari, docenti universitari, ricercatori, professionisti e studenti che hanno mappato, censito e raggiunto oltre 1.600 tra siti storici e casematte ancora presenti in Sicilia.

Francesco Mezzapelle 

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