La politica ha “tradito” i pescatori mazaresi e reso insicuro il Mediterraneo

Nuovi avvertimenti per disincentivare la pesca a gambero rosso nelle acque internazionali davanti la Libia

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
19 Aprile 2021 08:12
La politica ha “tradito” i pescatori mazaresi e reso insicuro il Mediterraneo

Nelle ultime ore circola la notizia relativa alla presenza di diversi pescherecci di Mazara del Vallo nelle acque internazionali davanti la Libia. Dovrebbe rappresentare la normalità per il fatto che in quel tratto di mare compreso fra le 30 e le 50 miglia dalle coste libiche i pescatori mazaresi esercitano storicamente, a partire da aprile e fino a settembre, la pesca del rinomato gambero rosso in quei fondali fangosi, dai 300 ai 600 metri, con le reti a strascico. Negli ultimi anni questa normalità è stata interrotta dal rischio sempre concreto di sequestri attraverso azioni di pirateria da parte di motovedette libiche, Tripolitane e Cirenaiche, che controllano la cosiddetta Zona Economica Esclusiva (ZEE) che la Libia, ai tempi del col.

Muammar Gheddafi, ha istituito, unilateralmente e senza nessuna ratifica dagli altri Paesi e della comunità internazionale, con la legge n. 2005/50 del 27 giugno 2005. Ricordiamo, anche alla luce del recente sequestro dei motopesca “Antartide” e “Medinea” e di 18 pescatori, rimasti nelle prigioni di Bengasi per 108 giorni, armatori e comandanti di 50 pescherecci mazaresi avevano firmato una lettera inviata all’Assessorato regionale all’Agricoltura e Pesca (e per conoscenza ai Ministeri degli Esteri, della Difesa e dell’Agricoltura e Pesca, e alla locale Capitaneria di Porto) con l’intenzione di riprendere, nella prima decade di aprile, la campagna di pesca al gambero rosso nelle acque internazionali all’interno nella ZEE che si estende per 62 miglia in acque internazionali) richiedendo il ripristino nella zona delle attività di vigilanza pesca da parte della Marina Militare.

Ritornando alle ultime vicende attraverso lanci dell’agenzia Ansa ieri si leggeva: “Sono profondamente preoccupato, perché potremmo rivivere gli stessi momenti che abbiamo vissuto nel settembre scorso con il sequestro dei nostri equipaggi”. Lo dice il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci, informato ieri sera dall’Unità di crisi della Farnesina che due pescherecci di Mazara - il 'Giuseppe Schiavone e il 'Nuovo Cosimo - si trovano in una zona 'ad alto rischiò nel Mediterraneo, di fronte alle coste libiche.

Stamattina ho sentito l’armatore dei due pescherecci Salvatore De Santis al quale ho rappresentato quanto mi è stato comunicato dall’Unità di crisi - ha aggiunto Quinci - toccherà a lui ora vagliare la situazione e capire che fare”. Anche la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo ha allertato la società armatrice “De Santis srl” affinché, per i due pescherecci 'Giuseppe Schiavone e 'Nuovo Cosimò, “il comando di bordo adotti urgentemente ogni utile iniziativa per la sicurezza degli equipaggi e delle imbarcazioni”. La nota è pervenuta qualche ora fa via pec alla società con sede a Mazara, ma anche alla 'Siciliana pesca srl' (armatrice del 'Michele Giacalone e del 'Luciano Giacalone) e alla 'Rosso di cuore srl' (proprietaria dell’Artemide).

I sistemi di controllo della Capitaneria hanno accertato che i 5 pescherecci hanno fatto ingresso all’interno della 'Zona di protezione della pesca (Zpp)' proclamata unilateralmente nell’anno 2005 dalla Libia, con l’intento di esercitare nella stessa i diritti di sovranità sulle risorse ittiche. La zona, dunque, è ritenuta dalla Capitaneria di porto 'altamente pericolosà. “Quelle acque risultano vigilate da motovedette riconducibili alle istituzioni libiche, che svolgono servizio di pattugliamento per il contrasto dell’attività di pesca non autorizzata, specie nei confronti di motopesca stranieri, attuando operazioni di abbordaggio, fermi di polizia ed azioni armate”, scrive la Capitaneria alle società armatrici”. Vincenzo De Santis, comandante del motopesca ‘Giuseppe Schiavone’, in una lettera fatta pervenire alla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, ha però scritto: “A quale distanza dalla costa libica le acque del mare non sono più territoriali ma diventano internazionali? A mia conoscenza le acque territoriali si estendono fino ad un massimo di 12 miglia marine dalla costa di ciascuna nazione del mondo.

Poiché i nostri motopesca si trovano ad oltre 35 miglia marine dalle coste libiche, riteniamo di trovarci nel giusto”. Nella lettera Vincenzo De Santis, infine, fa un appello: “Vi preghiamo di allertare le nostre motovedette affinché si possa lavorare con serenità e pace per tutti quanti”. La posizione è stata ribadita dall’armatore Salvatore De Santis, che è in contatto quotidiano con i comandanti dei due suoi pescherecci: “I due pescherecci si trovano a 40 miglia da Bengasi, in acque internazionali quella è una zona molto ricca di pesce e, quindi, per noi è vitale lavorare lì”.

Sulla questione abbiamo ricevuto una nota congiunta dei sindacalisti Tommaso Macaddino (Uila Pesca) e Giovanni Di Dia (Flai Cgil), entrambi sono stati vicini ai familiari dei pescatori sequestrati per 108 giorni, i quali hanno dichiarato: “Non può e non deve più accadere che i nostri lavoratori del Mare ed i pescherecci vengano sequestrati e imprigionati dai Libici. Le notizie di oggi devono essere da sprone affinché tutti gli addetti al settore, facciano quadrato attorno alla vicenda del Mediterraneo.

Lavoratori ed Armatori mettono risorse e fatica per stare in mare, alla politica e quindi alle istituzioni repubblicane il compito di difendere il loro lavoro e le loro vite. Di fronte alle dovute comunicazioni della Farnesina, si risponde affrontando le questioni, esaminandone gli aspetti e portando sui tavoli regionale nazionale ed europeo le soluzioni a difesa di un settore economico importante, a difesa e nel rispetto di chi nel ha sacrificato la propria vita per portare a casa un minimo di salario.

Facciamo in fretta, la Marineria di Mazara del Vallo non può aspettare più l’assenza della politica su questa ed altre vicende. la vigilanza pesca deve immediatamente essere posta a presidio di quel pezzo di Mediterraneo oggetto di scorribande da parte di selvaggi di quella parte della Libia che oggi si è riunita tutta in Vista di buone elezioni democratiche, Libia ove il presidente Draghi ed il Ministro Di Maio si sono recati nei giorni addietro. Hanno incontrato i vertici del Nuovo Governo Libico e non hanno affrontato: la questione dei 18 pescatori sequestrati senza ragione, ma non hanno affrontato le tematiche del settore pesca e delle questioni del Mediterraneo”.

Dei suddetti fatti nella giornata di ieri è venuta a conoscenza l’opinione pubblica; negli ultimi giorni gli avvertimenti all’armamento mazarese di non operare nella ZEE libica si sono moltiplicati. Purtroppo nessun rappresentante politico, a qualsiasi livello, è intervenuto sulla questione, eppure durante ed immediatamente dopo il recente sequestro dei 18 pescatori a Bengasi in molti, di destra, di sinistra, e di movimenti civici, promisero massimo impegno per la sicurezza dei pescatori siciliani nelle acque internazionali davanti la Libia, in molti parlarono della necessità di ripristinare la vigilanza pesca; eppure una volta la marineria di Mazara del Vallo era considerata un bel serbatoio elettorale e al tempo stesso non furono pochi gli armatori a servirsi della politica per leggi e contributi ordinari e straordinari.

Non vorremmo assistere all’ultima scena della messa in atto di una strategia per immolare il settore la pesca sull’altare di interessi delle grandi lobby economiche nella nuova Libia, apparentemente riappacificata (un "disegno" che il compianto Giovanni Tumbiolo aveva già previsto e contro il quale si batteva). Minacciose nubi si addensano sul porto peschereccio di Mazara del Vallo (vedi foto copertina).

Francesco Mezzapelle  

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