Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota inviata dall' assessore Federico Tremarco. Ecco quanto si legge:
Pantelleria è spesso raccontata come un’isola lontana. E lo è. Ma non è solo questo.Per anni si è guardato alla nostra realtà con l’idea, anche legittima, che l’insularità comporti svantaggi da compensare. È un principio giusto, riconosciuto anche dalla Costituzione e dall’Europa. Ma, come spesso accade, le categorie utili a spiegare una situazione finiscono, col tempo, per diventare insufficienti.Pantelleria, come Lampedusa, non è semplicemente un territorio periferico. È un punto avanzato dello Stato nel Mediterraneo.
Qui vicino passano rotte e infrastrutture strategiche, dinamiche che non possono essere considerate soltanto locali.La conferenza “Frontiere del Mediterraneo – Trasporti, Continuità e Diritti” del 23 ottobre 2025 ha avuto il merito di mettere ordine in una consapevolezza che già esisteva. Non ha risolto i problemi — non era questo il suo compito — ma ha chiarito che il tema non può essere affrontato con strumenti ordinari.Quando si parla di collegamenti, si tende a pensare a un servizio.
In realtà, si parla di diritti. Senza continuità territoriale non c’è piena cittadinanza. E senza presenza stabile dello Stato, certi territori rischiano di essere considerati solo quando emergono le emergenze.Negli ultimi mesi il Governo ha approvato un disegno di legge sulle isole minori. È un passo importante e va riconosciuto come tale. Ma, come spesso accade nelle soluzioni generali, il rischio è quello di trattare situazioni diverse come se fossero uguali. Non tutte le isole sono uguali.Pantelleria e Lampedusa hanno caratteristiche ulteriori, che non derivano soltanto dalla distanza, ma dalla posizione e dalla funzione che, nei fatti, svolgono.
Sono territori di frontiera. E le frontiere, per definizione, non sono mai luoghi ordinari.Per questo motivo, limitarsi a interventi compensativi rischia di non essere sufficiente. Non perché siano inutili, ma perché non esauriscono il problema.Il percorso avviato con le “Frontiere del Mediterraneo” non nasce per contrapporsi a quanto già esiste, ma per colmare ciò che ancora manca: un riconoscimento pieno della specificità di questi territori e strumenti adeguati a sostenerla.Perché questo percorso non restasse confinato nell’ambito di una riflessione, si è ritenuto necessario promuovere un passaggio istituzionale formale, investendo il Consiglio Comunale della questione e invitandolo ad assumere un ruolo attivo nella definizione di una posizione condivisa.Non si tratta di un adempimento.
Si tratta di una scelta.Le questioni che incidono sulla collocazione di un territorio nel quadro nazionale non possono essere affidate a iniziative isolate. Richiedono un’assunzione di responsabilità più ampia, che coinvolga l’intera rappresentanza istituzionale.Il confronto con realtà come Lampedusa e Linosa va nella stessa direzione. Alcuni problemi non si risolvono da soli, e neppure restando chiusi nel proprio ambito.La questione, in fondo, è semplice. Si tratta di capire se lo Stato intende considerare questi territori come margini da sostenere o come presidi da riconoscere.La differenza non è solo terminologica.
Le frontiere non sono un limite. Sono un punto di responsabilità. Ed è lì che si misura, più che altrove, la capacità delle istituzioni di essere presenti in modo concreto.Pantelleria non chiede trattamenti di favore. Chiede che si prenda atto della funzione che già svolge.Il resto, come spesso accade, dipenderà dalla capacità di tradurre questa consapevolezza in decisioni conseguenti.