Concluso il progetto nazionale “Il nostro Ciak" promosso dalla UILDM di Mazara: coinvolte 425 persone in 18 mesi

Presentati a Monopoli i risultati del progetto “Il nostro Ciak” promosso dalla UILDM Mazara

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
31 Ottobre 2026 11:22
Concluso il progetto nazionale “Il nostro Ciak

Non spettatori, ma protagonisti. Non semplici destinatari di interventi sociali, ma persone capaci di esprimere talenti, sviluppare competenze, raccontare le proprie esperienze e contribuire concretamente alla costruzione di una società più inclusiva. È questo il messaggio che ha accompagnato il workshop nazionale conclusivo del progetto “Il nostro Ciak – Protagonisti del cambiamento. Arte, comunicazione e talenti per una società inclusiva”, svoltosi il 29 ottobre al Teatro Radar di Monopoli.

Un appuntamento dedicato alla restituzione dei risultati raggiunti, alla condivisione delle buone pratiche e, soprattutto, alla valorizzazione del percorso umano e formativo compiuto dai beneficiari. Il progetto, finanziato nell’ambito dell’Avviso n. 2/2024 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha avuto come soggetto capofila laUILDM – Sezione di Mazara del Vallo, affiancata da una rete nazionale di partner: A.N.I.S. Regione Puglia, Atlantis 27 ODV, Nuovi Orizzonti, FISH FVG, FISH Calabria, Fondazione Messina, FIADDA APS, FIADDA Roma APS, AVI Umbria, Crescere Insieme e Legambiente.

I numeri di un'esperienza che ha superato le aspettative. Il dato che più di ogni altro restituisce la portata dell'iniziativa è quello relativo alle persone coinvolte: 425 partecipanti in 18 mesi, di cui 238 persone con disabilità e 187 persone in condizioni di disagio economico. Un risultato che ha superato di oltre tre volte il numero dei beneficiari inizialmente previsto. Ragazze e ragazzi che, attraverso videocamere, pennelli, microfoni e strumenti di comunicazione, hanno avuto l'opportunità di sperimentare linguaggi nuovi, acquisire competenze e raccontare il mondo attraverso il proprio sguardo. Un percorso che ha messo al centro la persona, le sue aspirazioni e le sue capacità, superando una concezione dell'inclusione intesa esclusivamente come assistenza.

Nel corso del workshop sono stati proiettati immagini, video e materiali realizzati durante le attività nei diversi territori, accompagnati da una mostra fotografica che ha documentato le esperienze e i risultati conseguiti.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Monopoli, Angelo Annese, dell'assessora comunale Antonella Fiume e della presidente di ANIS Regione Puglia APS, Anna Capra, la Project Manager Giuseppa Adamo ha illustrato il percorso progettuale, gli obiettivi raggiunti e il valore della collaborazione tra i partner.

Particolarmente significativo il confronto dedicato al tema “Dalle capacità alle opportunità: il valore dei percorsi personalizzati”, al quale hanno preso parte i rappresentanti delle organizzazioni partner, tra cui Andrea Tonucci, Antonio Cotura, Emilia Del Fante, Antonio Notarangelo, Gaetano Giunta e Annunziata Coppedè.

Da destinatari a protagonisti: il valore del cambiamento. Il cuore dell'esperienza è stato rappresentato dai laboratori tematici, nei quali la formazione si è intrecciata con l'apprendimento esperienziale. Non un semplice trasferimento di conoscenze, ma un processo capace di stimolare consapevolezza, autonomia, responsabilizzazione e competenze concretamente spendibili nei contesti sociali e lavorativi. Attraverso le attività artistiche, narrative e multimediali, i partecipanti hanno raccontato identità, territori, sogni e difficoltà, dando forma a produzioni che rappresentano molto più di un risultato creativo: sono testimonianze di crescita personale, partecipazione e autodeterminazione.

Il coinvolgimento autentico dei beneficiari ha prodotto risultati importanti anche sul piano dell'autostima, delle competenze trasversali e delle capacità relazionali. È emersa così la forza di un modello di intervento fondato sull'ascolto, sulla personalizzazione dei percorsi e sulla valorizzazione delle potenzialità individuali.

A sintetizzare il significato più profondo dell'esperienza è stata Giuseppa Adamo, che, dopo aver ricordato la presidente della UILDM di Mazara del Vallo Giovanna Tramonte improvvisamente scomparsa lo scorso agosto, ha così spiegato: “oggi non abbiamo chiuso un progetto. Abbiamo acceso una luce. Sul grande schermo del Teatro Radar c'erano loro: i nostri ragazzi. Sguardi emozionati, voci un po' tremanti, la forza di chi ha deciso di raccontarsi. Diciotto mesi fa molti di loro non avevano mai preso in mano una videocamera.

Oggi ci hanno mostrato le loro città, i loro sogni, le loro difficoltà. E anche le barriere che noi, troppo spesso, non vediamo. Una strada che per qualcuno è normale, per altri è una barriera. Da qui ripartiamo, insieme alle istituzioni, perché una città accessibile è una città migliore per tutti- ha sottolineato Adamo richiamando l'importanza di tradurre le esperienze maturate in azioni concrete per il superamento delle barriere e per una maggiore partecipazione alla vita collettiva.

“Abbiamo applaudito, ci siamo commossi e ci siamo guardati negli occhi con una certezza: nessuno di loro è stato spettatore. Sono stati, e restano, protagonisti”.

Una squadra, 425 storie e un'eredità da non disperdere. “I risultati -ha ribadito la Project Manager- sono andati oltre le previsioni e le aspettative. Ma il successo del progetto non si misura soltanto attraverso i numeri: si misura soprattutto nelle opportunità offerte, nelle competenze acquisite, nelle relazioni costruite e nella possibilità, per ciascun partecipante, di sentirsi parte attiva della comunità”.

Il workshop si è concluso con i ringraziamenti rivolti ai beneficiari, alle loro famiglie, ai partner, ai professionisti, ai volontari e alle istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa, insieme alla presentazione delle prospettive di valorizzazione dell'esperienza.

“Il nostro Ciak” lascia così un messaggio che va oltre la conclusione dei 18 mesi di attività: l'inclusione non consiste soltanto nel garantire occasioni di partecipazione, ma nel riconoscere a ogni persona il diritto e la possibilità di essere protagonista, esprimersi, creare e contribuire al cambiamento della società. Perché una comunità davvero inclusiva non è quella che si limita ad accogliere le differenze, ma quella che sa riconoscerle come una risorsa.

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