“Una punta di Sal”. On line e negozi fantasma

Il nuovo commercio online e la crisi del commercio tradizionale ha investito anche Mazara del Vallo

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
17 Ottobre 2021 10:04
“Una punta di Sal”. On line e negozi fantasma

Il commercio on line è entrato nella case degli italiani come un ciclone. I negozi al dettaglio erano un tempo il fiore all’occhiello dell’economia. Il negozio sotto casa, il titolare amico del cliente più che acquirente, a volte festività con regali e abbracci tra commerciante e cliente. Oggi sono dei fantasmi a bordo strada. Le ragioni sono ben note e risalgono alla fine degli anni Ottanta, quando gradualmente i centri commerciali hanno cominciato a espandersi, da Nord a Sud, su tutto il territorio nazionale.È certamente una semplificazione, ma molti di coloro che un tempo erano indipendenti piccoli imprenditori, oggi sono dipendenti all’interno di grosse catene. Spesso malpagati, con differenze di tenore di vita palpabili.

I negozi al dettaglio però non hanno smesso di esistere. Sono le condizioni di sopravvivenza ad essere drammatiche. Uno studio della Confesercenti dello scorso agosto, denunciava che “solo il 18% degli imprenditori del commercio ritiene di chiudere l’anno con un bilancio positivo. Una media decisamente inferiore a quella delle altre imprese (34%) e anche alla quota di commercianti che indica una chiusura d’anno negativa: sono il 24%, sei punti percentuali in più della media delle piccole imprese”.

Rimarcando poi come la sfiducia sia il sentimento predominante, “un commerciante su due (48%) ritiene di avere, rispetto allo scorso anno, meno certezze, l’11% in più delle altre imprese. Solo il 10% dei negozianti si sente invece più sicuro. A spaventare il commercio indipendente è in primo luogo il rallentamento percepito della domanda dei consumatori, segnalata da un’impresa su tre (32%) come principale fattore di preoccupazione: la frenata della spesa fa addirittura più paura del fisco, indicato ‘soltanto’ dal 28% delle imprese, accompagnata però da un 22% che teme l’arrivo degli aumenti IVA.

Non desta preoccupazione, invece, l’instabilità del governo, chiamata in causa dal 6%, fattore ritenuto più rilevante dalla media delle piccole imprese (15%)”.

La crisi del settore è irreversibile fin tanto ché il sistema della globalizzazione è sfrenata e irreversibile. Il sistema dei centri commerciali, è noto, negli ultimi 20 anni ha ammazzato la piccola imprenditoria, i piccoli negozi al dettaglio. Molti mazaresi si recano a Palermo o anche nel centro commerciale Belicittà a fare acquisti, specialmente nei fine settimana. Le piccole attività hanno ridotto il proprio volume di affari di quasi il 15% negli ultimi dieci anni, dal momento che “i consumatori – asserisce la Confesercenti - preferiscono la grande distribuzione”.

E il motivo è ovvio: prezzi più bassi a condizioni notevolmente vantaggiose e maggiore possibilità di scelta. Impossibile competere.Il Covid-19 ha modificato le vite di tutti noi, ma ha anche messo a nudo l’inconsistenza di molti modelli di business, soprattutto nel commercio nei punti vendita fisici. Il commercio al dettaglio online, dopo essere stato per anni un canale secondario, grazie al lockdown ha acquisito oggi un ruolo determinante nelle strategie di vendita e di interazione con i consumatori.

Nel report dell’Osservatorio eCommerce è emerso come nel 2020 l’e-commerce abbia rappresentato il principale motore di generazione dei consumi, e le previsioni indicano che ci sarà una crescita sopra la media per il settore alimentare e beni di largo consumo (+56%), l’arredamento (+30%), oltre una serie di altre nicchie di mercato come prodotti farmaceutici, dedicati alla bellezza e lo sport&fitness. A seguire, l’informatica ed elettronica di consumo +18%, l’Abbigliamento +21%, l’Editoria +16%.

Oggi, effettuare acquisti online è diventato ormai un’abitudine per la maggior parte delle persone e lo smartphone è diventato il “navigatore dello shopping”, ovvero il facilitatore della relazione tra consumatori e negozi, che comprende tutte le fasi di acquisto, dalla raccolta di tutte le informazioni sul prodotto fino a concluderlo.Tutto questo non significa che il negozio fisico sia morto, bensì occorre vedere l’innovazione tecnologica non come una minaccia ma un’opportunità.

A Mazara vi sono circa 1200 negozi di vario genere, forse troppi per una città di 52 mila abitanti. Matematicamente ci sarebbe un negozio ogni 43 abitanti ma se togliamo bambini, anziani ed altri cittadini che non sono in condizione di entrare in un negozio per varie ragioni, la media aumenta fino a 70 abitanti. Molti negozi, anche recentemente, hanno aperto perché uomini e donne non hanno trovato occupazione ed allora, magari con molti debiti, hanno intrapreso la via del terziario, come fonte di vita, a volte di sopravvissuti. Ad alcuni è andata bene, altri piangono ancora le conseguenze magari per essersi trasformati, improvvisamente, conoscitori di tessuti, di maglie o di scarpe.

A Mazara è successo ciò che si è registrato in altre località: una recessione imperiosa. Tutti si lamentano e gli sconti allungati per lunghi periodi e non più stagionali, rappresenterebbero una sorta di ancora di salvezza. “Ormai – dice un commerciante di abbigliamento e confezioni, titolare di un negozio storico della città – siamo destinati a chiudere e non perché i soldi in città non circolano, gli esercizi dediti alla ristorazione sono sempre pieni, come i supermercati e le auto di media e grosse cilindrata si vedono sfrecciare, ma perché le vendite on line ormai hanno ucciso il commercio al dettaglio.

Anche a Mazara moltissimi miei amici ed anche clienti confessano che acquistano beni di largo consumo on line perché – dicono – hanno una maggiore possibilità di scelta e costano di meno. Ma non è così – spiega il mio interlocutore- Perché se devi comprare una maglia on line la vedi solo in fotografia, al negozio, invece, la vedi, la tocchi, senti la qualità, la puoi provare e se non hai tutti i soldi contanti, ad alcuni clienti si fa anche un po’ di credito. C’è, voglio dire, un rapporto con il cliente di estrema fiducia che non si può trovare on line.

Ma il mondo ormai gira così e dobbiamo attenerci a questa realtà che prima o poi però costringerà molte aziende a chiudere o modificare il percorso dell’attività trasformandola in un negozio anch’esso on line, già lo fanno in molti.E’ probabile che in futuro non ci sarà più nemmeno bisogno delle vetrine dove la gente si ferma a guardare, poi magari potranno guardare tanti computer con le foto di vestiti e magliette e poi decidere di entrare per l’acquisto. Sarà così?

Se fosse così, indipendentemente dalle dimensioni della propria attività, sarebbe importante portare la trasformazione digitale nella propria cultura aziendale. A oggi è inderogabile la presenza del consumo digitale vista la continua crescita dell’acquirente via web (+2 milioni nel 2020) e relativa domanda dei consumatori online. Inoltre, è positivo valorizzare i propri punti di forza scoprendo anche nuovi orizzonti per migliorarsi e non smettere mai di puntare a qualcosa di più grande. Succederà anche in questo profondo Sud?

Salvatore Giacalone

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