“Una punta di Sal”. Misteri in città: fra delitti impuniti e il caso Denise

Diversi misteri e casi irrisolti caratterizzano la storia di Mazara del Vallo negli ultimi decenni

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
06 Giugno 2021 10:21
“Una punta di Sal”. Misteri in città: fra delitti impuniti e il caso Denise

Città dei cento campanili ma anche dei cento misteri. Dei morti ammazzati e degli assassini impuniti e della scomparsa di Denise che manca da casa da 17 anni ed ancora non ritorna. Ma ci sono anche i “misteri umani”, come “l’acqua che si diverte a far morir di sete” (per dirla come il commediografo Beniamino Ioppolo) o il porto abbandonato, come le periferie. Se le parole hanno un significato, è meglio chiarire che i misteri appartengono alle religioni e non alle vicende umane. Qui, sulla terra, non esistono misteri, ma solo segreti. E i segreti, volendo, si possono svelare. I depistaggi, le coperture, le intimidazioni e, talvolta, gli omicidi sono certamente degli ostacoli alla rivelazione dei segreti. Ma i segreti sono sempre custoditi da persone che hanno un nome e un cognome, così come anche coloro che mettono in atto certi comportamenti hanno una identità.

Le azioni umane hanno sempre un autore, anche se può essere difficile individuarlo. Le “entità” (come le ha definite Walter Veltroni) che si nascondono dietro le stragi e i misteri italiani, non sono altro che persone in carne e ossa, che vivono in qualche luogo, o vi hanno vissuto, insieme ai loro segreti. Se vi sono la volontà e la capacità, è possibile giungere fino a loro. Talvolta anche dopo anni, quando l’interesse sembra svanito. Le responsabilità possono sempre essere portate alla luce, anche quando sono difficili da scovare. La domanda è perché così spesso non si riesce a diradare la nebbia dietro la quale si nascondono. E forse il mistero è solo questo. C’è una scala di valori nei misteri, ci sono quelli tremendi e quelli “umani”, cioè che basterebbe poco per svelarli.

Dei misteri tremendi mettiamo la scomparsa di Denise Pipitone, che aveva 3 anni e 11 mesi, quando qualcuna o qualcuno l’ha presa mentre la bimba era sul marciapiede di casa. Sono trascorsi 17 anni ed ancora la bambina non torna a casa, nel frattempo processi, depistaggi, inchieste, magistrati ed avvocati, consulenti che continuano a decifrare le intercettazioni, una folla, insomma, di dati e di persone ma ancora Denise non c’è, c’è il nulla, c’è una matassa che deve ancora sbrogliarsi e che non si riesce a venire a capo del filo principale mentre colpevole o colpevoli girano indisturbati per le strade della città.

Perché sono stati mazaresi quelli che hanno compiuto il danno e sono sempre mazaresi coloro che continuano a coprire chi ha commesso il tremendo reato di sequestro, se la bimba, ormai donna di 21 anni, è ancora viva, o non avere il coraggio di denunciare chi lo ha commesso. Rimane nella storia della città questa grande macchia, pesante, indelebile, che si ricorderà negli anni futuri quando verrà riscritta la storia di questa città.

Ed i mazaresi, intanto, siamo tacciati, da una parte degli italiani, quelli che non conoscono la città (che la ritengono un paesino) e i suoi abitanti, di essere omertosi. Certo che di delitti impuniti ve ne sono diversi. Ne raccontiamo qualcuno. Da una tremenda scomparsa, quella di Denise, ad un tremendo assassinio: quello compiuto nella notte fra il 20 e il 21 luglio 1988. Vennero uccisi a Capo Feto Giancarlo Prati e Luca Coppola, un attore e un regista che tutti ricordano come gente perbene, gente che con traffici e “picciotti” di mafia non avevano proprio nulla a che fare. Ma sono stati giustiziati.

Perché? Un omicidio che ha occupato le pagine dei giornali italiani (vedi foto di copertina), come la scomparsa di Denise. Una storia intricata che sa tanto di mistero fin dalle otto del mattino, quando un ufficiale della Capitaneria di porto di Mazara telefona trafelato ai carabinieri: Ci sono due morti, probabilmente sono morti ammazzati.... La piccola automobile verde è una Panda. Il proprietario si chiama Giancarlo Prati, ha 45 anni, è romano, fa l' attore. E' quell'uomo con la barba lunga e nera disteso vicino al mare.

La maglietta blu sporca di sangue, i jeans infangati, un biglietto da diecimila a pochi centimetri dagli occhi sbarrati. Dall' altra parte della spiaggia, accanto ad un paio di occhiali di tartaruga rotti, ecco l' altro cadavere. Un uomo piccolo e minuto, capelli arruffati, una camicia bianca ancora pulita, un portafogli di pelle marrone pieno di biglietti da visita, una carta d' identità, il tesserino dell' ordine dei giornalisti della Lombardia. Il suo nome: Luca Coppola. Età: 31 anni.

Residenza: Milano, professione: regista teatrale e collaboratore del Corriere medico. Nessuna traccia di bossoli: gli assassini hanno sparato con dei revolver. Nessuna traccia di impronte: nessun indizio. Chi li ha uccisi e perché? Domande senza risposte.

29 luglio 2001. Maria D'Alfio, 50 anni, sorella dell'ex sindaco di Mazara, è stata assassinata all'interno della sua abitazione. Secondo le prime indagini, la donna sarebbe stata uccisa con un' arma impropria da uno o più balordi sorpresi a rubare. Omicidio impunito.

Il 15 dicembre 2011 altro omicidio impunito. Massacrato di botte nell’androne del suo ufficio, in via Maccagnone a Mazara del Vallo, c’è il cadavere dell’agente assicurativo Attilio Sicurella, di 63 anni. A trovare il corpo è stato il figlio della vittima, preoccupato del suo mancato rientro a casa per la cena.L’uomo era riverso per terra, aveva il volto completamente tumefatto ed era già privo di vita. Sicurella era incensurato e faceva il sub agente per diverse agenzie assicurative. Perché è stato ucciso e da chi? E la lista degli omicidi impuniti potrebbe continuare.

Ma anche la scomparsa di Denise rimane impunita, almeno fino ad oggi. Ad aprile 2017 la Corte di Cassazione assolve in via definitiva Jessica Pulizzi. I due processi precedenti a suo carico si erano già conclusi con una assoluzione. Secondo il Pg non c’erano elementi per dimostrare “che nei 15 minuti indicati come orario del possibile rapimento Jessica lo abbia compiuto”. Il 27 giugno 2014, il Tribunale di Marsala assolve Jessica Pulizzi dall’accusa di concorso nel sequestro della piccola Denise Pipitone, per mancanza di prove e per non aver commesso il fatto.

La Corte d’Appello di Palermo, in data 12 ottobre 2015, conferma l’assoluzione. Erano stati chiesti 15 anni di reclusione. Il 19 aprile 2017 viene definitivamente assolta dall’accusa di aver rapito la sorellastra. Dopo l’assoluzione di Jessica Pulizzi, Piera Maggio e Piero Pulizzi, il padre biologico, non si sono mai arresi all’idea di aver perso la propria figlia e hanno continuato a lottare per tenere viva l’attenzione sulla bambina: vogliono la verità. Che si svelino i misteri.

Salvatore Giacalone

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