“Una punta di Sal”. “L’arcipelago dei fedeli”: dove va il voto cattolico nell’Italia post-ideologica?

Anche a Mazara del Vallo del rapporto fra politica e religione se ne parla, con cautela, soltanto nel periodo elettorale

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
15 Febbraio 2026 12:05
“Una punta di Sal”. “L’arcipelago dei fedeli”: dove va il voto cattolico nell’Italia post-ideologica?

Per decenni, il simbolo dello scudo crociato della DC ha rappresentato l’approdo naturale, quasi scontato, per milioni di italiani. Oggi, quel mondo non è scomparso, ma si è frammentato, trasformandosi da blocco monolitico in un “arcipelago” di sensibilità che naviga tra i poli della politica italiana. Se l’unità politica dei cattolici è un ricordo del secolo scorso, la loro "ispirazione" resta una forza che agisce sotto la superficie delle scelte governative. Oggi, chi cerca un "partito dei cattolici" trova una galassia di sigle.

Da un lato la resistenza storica dell'UDC (Unione di Centro), custode dei valori del popolarismo europeo nel centro-destra; dall'altro, leggo in alcune testate religiose, il fiorire di nuove iniziative come Libertà e Democrazia o il Nuovo Movimento Cattolico, nate tra il 2025 e il 2026 che dalle nostre parti ancora non ci sono per contrastare l'astensionismo crescente. Tuttavia, la vera partita si gioca altrove: nelle correnti dei grandi partiti laici. Nel centrosinistra, vi sono aree che cercano di coniugare il cattolicesimo sociale con il progressismo; nel centro-destra, la difesa dei "valori non negoziabili" aggrega elettori attorno a Fratelli d’Italia e Forza Italia.

In questo scenario, quale potere ha la Chiesa? Il quadro è chiaro: l’Articolo7 della Costituzione garantisce indipendenza e sovranità. Eppure, la ragione morale della Chiesa resta un fattore decisivo. Attraverso la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), la Chiesa non dà ordini di scuderia, ma offre criteri di discernimento.Come ha ricordato il Cardinale Matteo Zuppi, la politica è un’"alta forma di carità". La Chiesa incide "illuminando le coscienze", intervenendo su temi cruciali come l'accoglienza, la giustizia sociale della “Laudato si' e la tutela della famiglia. Non cerca il veto, ma il dialogo, come dimostrato dalle interlocuzioni sul Concordato e sui diritti civili.

La conclusione che emerge dalle ultime tornate elettorali è un paradosso. A livello nazionale, il voto cattolico è disperso e spesso diluito nei programmi dei leader sovranisti o liberali. A livello locale (comunale e regionale), invece, l'ispirazione cristiana è più viva che mai: liste civiche radicate nel volontariato e nelle parrocchie riescono ancora a fare la differenza, dimostrando che il "cattolico del fare" gode di una fiducia che i simboli nazionali hanno perso. Il futuro del cattolicesimo politico in Italia non sembra passare per la ricostituzione di una "balena bianca", ma per la capacità di essere "lievito" in diversi impasti. La sfida, per i credenti, non è più quella di contarsi sotto una bandiera, ma di contare nelle scelte di valore. Come suggerisce il magistero di Papa Francesco, l'impegno non è più difensivo, ma propositivo: “una politica che non guarda al potere, ma alla dignità umana”.

L'efficacia di questa presenza "diffusa" dei cattolici emerge chiaramente nel dibattito sulle riforme che stanno segnando il 2025 e il 2026, per esempio sul tema del “fine vita”, per il quale la Chiesa continua a ribadire che "la vita non si cura dando la morte". Mentre il Parlamento discute un disegno di legge nazionale per colmare il vuoto normativo, i cattolici impegnati nelle istituzioni locali giocano un ruolo di "ago della bilancia". In diverse regioni, infatti, le leggi sul suicidio assistito sono state bloccate o modificate proprio grazie al voto di consiglieri che hanno anteposto la propria coscienza alle direttive di partito.

Lo stesso accade a Mazara del Vallo che vive tra politica e religione ma soltanto nel periodo elettorale e con molta cautela. Il presbitero, il parroco o il Vescovo, non dice e non dirà certo per quale candidato sindaco o partito si dovrà votare ma può sottolineare i temi rilevanti evocati dal dibattito pubblico sul rapporto religione e politica che meritano un approfondimento anche per una miglior comprensione delle dinamiche attuali. Speriamo che almeno questo accada prossimamente a Mazara per le prossime elezioni regionali del 2027, perché Mazara, che non è una periferia del mondo ma una città con oltre 900 anni di storia religiosa, conta molto nel panorama della Chiesa italiana.

Non per niente nel pomeriggio dell'8 maggio 1993 l'elicottero bianco dell'Aeronautica militare è atterrato sul piazzale Giovan Battista Quinci dove dal portellone si è affacciato Papa Giovanni Paolo II che prima di scendere saluta la folla osannante che l'attende con una particolare emozione. “Viva il Papa” si gridò con le bandierine al vento!! Ma ricordiamo che quel giorno in piazza della Repubblica ad attendere Papa Woytila non c’era un sindaco ma un commissario straordinario perché il Consiglio comunale era stato sciolto per infiltrazione mafiosa.

Salvatore Giacalone

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