“Una punta di Sal”. Dall'«uomo qualunque» al civismo moderno: il filo rosso della politica antipolitica

Anche a Mazara del Vallo nel dopoguerra una sede del partito fondato da Guglielmo Giannini

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
28 Giugno 2026 11:40
“Una punta di Sal”. Dall'«uomo qualunque» al civismo moderno: il filo rosso della politica antipolitica

Esiste un fantasma che si aggira per la storia politica italiana sin dai primi vagiti della Repubblica. È il fantasma del cittadino comune, esasperato dalle tasse, stanco delle ideologie e convinto che la classe politica sia una casta di professionisti autoreferenziali. Oggi questa spinta si incanala spesso nei laboratori del civismo locale e nelle liste civiche; ottant'anni fa prendeva il nome di Fronte dell'Uomo Qualunque.

Nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, quel movimento lampo fu il primo vero fenomeno di "antipolitica" di massa. Ma quanto c’è di quell’esperienza nel civismo moderno? Nel 1945 l’Italia è devastata. I partiti tradizionali (DC, PCI, PSI, Azione) sono impegnati nella ricostruzione ideologica dello Stato attraverso il Comitato di Liberazione Nazionale. È in questo contesto che il giornalista e drammaturgo Guglielmo Giannini fonda il settimanale L'Uomo Qualunque. Lo slogan è folgorante: il cittadino non chiede grandi ideologie, vuole solo che lo Stato non lo opprima. Giannini teorizza lo "Stato contabile": l'amministrazione pubblica deve essere un condominio, dove i politici sono solo amministratori tecnici e non leader carismatici.

Il successo cartaceo si trasforma rapidamente in partito (il Fronte). Alle elezioni per l'Assemblea Costituente del 1946, l'Uomo Qualunque ottiene un clamoroso 5,3% dei voti, portando 30 deputati a Montecitorio e diventando il quinto partito nazionale, radicandosi soprattutto nel Mezzogiorno e tra la piccola borghesia urbana. Ricordo che a Mazara del Vallo la sezione dell’Uomo Qualunque, si trovava in piazza Santa Veneranda dove attualmente c’è un ristorante. In quel locale, abbastanza ampio, la sera si riunivano i seguaci del partito che erano un centinaio e la figura più rappresentava era un certo Lenzi che, se non vado errato, aderì al Partito Monarchico.

A Mazara in quel periodo governavano i commissari straordinariperché i partiti non riuscivano ad esprimere il sindaco. Dal ’44 al ’45 i commissari prefettizi furono Antonio Venza e Giovanni Wian, dal Marzo ’45 , poi per appena tre mesi il sindaco fu il prof. Andrea Salvo, poi ancora un commissario Giovanni Hopps e, poi due sindaci: i comunisti Mario Certa e Giuseppe Angelo. In questa situazione politica così confusa, anche nei centri-della provincia, la figura di riferimento più celebre e storicamente documentata venne legata, principalmente, al movimento monarchico nel Trapanese (e attiva anche nel coordinamento politico che includeva Mazara del Vallo nel 1945-1946) è stato il Barone Giuseppe Modica che fu tra i principali promotori del blocco d'ordine e delle liste monarchiche nella provincia di Trapani durante la transizione post-fascista, mantenendo i contatti con i vertici regionali e con il Fronte Monarchico.

A Mazara del Vallo, la leadership monarchica si trovò a dover contrastare l'egemonia delle forze di sinistra e del blocco repubblicano. Figure della borghesia e del mondo scolastico locale tentarono di convogliare il voto moderato verso i Savoia, pur scontrandosi con il forte sentimento repubblicano della città che espresse il 65,6% a favore della Repubblica. Sotto l'influenza della destra monarchica e dei grandi proprietari terrieri del collegio trapanese, le sigle monarchiche mantennero un forte radicamento anche dopo la nascita della Repubblica.

Nelle elezioni successive, la provincia di Trapani continuò a eleggere esponenti legati al blocco monarchico guidato a livello nazionale da Alfredo Covelli, prima della progressiva confluenza delle destre verso altre formazioni politiche.

Il parallelo tra l’alleanza "qualunquista" di allora e il moderno civismo italiano di oggi si poggia su tre pilastri fondamentali: Giannini diceva "non ci rompete i coglioni con la politica", così il moderno civismo si dichiara "né di destra né di sinistra", focalizzandosi sulla concretezza dei problemi quotidiani (le buche, i servizi, le tasse locali). Ieri si difendeva il "qualunque", inteso come il cittadino medio sopraffatto dalla burocrazia. Oggi le liste civiche esaltano la figura della "società civile", del professionista o del commerciante prestato alla gestione pubblica, infine nel Fronte militavano molti ex esponenti del precedente regime che non trovavano spazio nei partiti antifascisti, ma anche professionisti liberali. Allo stesso modo, le liste civiche odierne attraggono spesso politici fuoriusciti dai partiti tradizionali o amministratori locali in cerca di una veste più "neutra" e spendibile sul territorio.

Nonostante le analogie, la storia impone dei distinguo netti. Il qualunquismo di Giannini fu una fiammata nazionale, nata da un trauma bellico e caratterizzata da una profonda vena di satira corrosiva e distruttiva contro la "partitocrazia". Il civismo moderno, al contrario, ha una genesi prevalentemente locale e costruttiva. Le liste civiche odierne non vogliono distruggere le istituzioni, ma occuparle con competenze territoriali, agendo spesso come stampelle o laboratori di coalizione per i grandi partiti nazionali.

La parabola dell'Uomo Qualunque fu rapidissima. Già nel 1948, schiacciato dalla polarizzazione della guerra fredda tra la Democrazia Cristiana di De Gasperi e il Fronte Popolare di Togliatti, il movimento si sciolse e i suoi voti furono riassorbiti dalla stessa DC e dalla destra. La sua storia lascia però una lezione immutata: quando i partiti tradizionali si allontanano dal reale vissuto dei cittadini, il "cittadino qualunque" trova sempre un modo per organizzarsi e presentare il conto.

Ieri sotto forma di un giornale satirico, oggi sotto le insegne del civismo.

Salvatore Giacalone

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