In questa caldissima estate, mentre la maggior parte delle persone cerca rifugio nelle località balneari, la macchina della politica non si ferma. Dietro le quinte, lontano dai riflettori della cronaca quotidiana, si lavora nel silenzio per conquistare un seggio all'Assemblea Regionale Siciliana. I numeri che circolano delineano uno scenario tanto affascinante quanto caotico: in provincia di Trapani, un bacino di circa 390 mila elettori si trova a dover scegliere appena 5 rappresentanti. A fronte di questi pochi posti disponibili, i candidati pronti a scendere in campo sarebbero già tra 40 e 50, distribuiti in tutte le città e in modo trasversale in tutte le forze politiche.
Se da un lato la presenza di una lista così nutrita di aspiranti deputati rappresenta la massima espressione del pluralismo democratico, dall'altro lato fa emergere un rischio concreto: una confusione sovrana che rischia di disorientare anche l'elettore più attento e motivato. Analizzare i pro e i contro di questa imminente "invasione" di candidati è fondamentale per capire come i cittadini si muoveranno all'interno della cabina elettorale, dove il margine di errore potrebbe rivelarsi decisamente alto.
Tra i principali punti a favore di questa frammentazione vi è senza dubbio la ricchezza della scelta. Quando molti cittadini lamentano la distanza dei partiti dai territori, avere cinquanta candidati significa teoricamente disporre di cinquanta antenne sul territorio, capaci di intercettare le esigenze specifiche di ogni singolo comune, quartiere o categoria professionale. Questa dinamica stimola una forte competizione interna ed esterna, costringendo i partiti a mobilitare ogni singola risorsa e a cercare il consenso attraverso il contatto diretto con la gente. Una partecipazione così massiccia testimonia che la passione politica e il desiderio di incidere sul futuro della regione sono ancora vivi, smentendo parzialmente la retorica del totale disinteresse dei cittadini.
Tuttavia, il rovescio della medaglia presenta criticità che non possono essere ignorate e che rischiano di minare la qualità del voto. Il primo grande svantaggio è l'inevitabile frammentazione del consenso. Con così tante opzioni sul tavolo, i voti rischiano di disperdersi in mille rivoli, riducendo il peso specifico delle preferenze e portando all'elezione di rappresentanti con percentuali complessive molto basse, minandone parzialmente la forza politica.
La conseguenza più immediata di questa dispersione è proprio il caos informativo. Per un cittadino comune diventa un'impresa titanica distinguere i programmi, comprendere le reali differenze tra candidati dello stesso schieramento e valutare la competenza dei singoli profili. Questa saturazione comunicativa genera spesso un effetto paradosso: invece di incentivare il voto, la troppa confusione alimenta la sfiducia, spingendo molti elettori verso l'astensionismo o verso una scelta puramente legata a logiche di conoscenza personale e clientelare, a discapito del merito e della visione politica a lungo termine.
Tra i tanti “vertici” di partiti che si riflettono anche sui social, la città di Trapani dovrebbe competere con sei candidati, forse due dello stesso partito, Marsala ne dovrebbe avere cinque o sei, Mazara lo stesso, Alcamo cinque, Castelvetrano quattro, altri candidati nei centri del Belice, come Partanna, Salemi, per citare quelli con più popolazione. A Mazara circolano i nomi di Toni Scilla (Forza Italia), Giulia Ferro (Controcorrente), Paolo Torrente (Fratelli d’Italia), il dott. Pino Bianco (Progetto Italia), on.
Vita Martinciglio (M5S), forse anche Vito Gancitano (ex presidente del Consiglio comunale) e forse spunterà anche qualche candidato del Pd. Bisogna anche considerare candidati di altre città che “pescano” anche a Mazara con buona messe di voti, come, per esempio, l’assessore regionale Mimmo Turano, i deputati Bica, Safina, Criminisi, Pellegrino, l’ex deputata regionale ex europarlamentare della Lega, Elenora Lo Curto, quando è stata candidata, ed altri. Scalzare uno dei 5 deputati attuali che si ripresenteranno non sarà una passeggiata.
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Il timore più grande resta legato all'atto pratico del voto. Le schede elettorali affollate di simboli, nomi e liste civiche civetta aumentano esponenzialmente la possibilità di commettere errori tecnici. Sbagliare l'abbinamento tra il simbolo del partito e la preferenza nominale, o confondersi tra candidati con cognomi simili, sono rischi reali che potrebbero annullare migliaia di schede, vanificando la volontà popolare. In conclusione, se l'ampia partecipazione è il motore della democrazia, spetta ora ai partiti fare chiarezza e agli elettori informarsi con cura, per evitare che la libertà di scelta si trasformi in una trappola di indecisione ed errori.
Salvatore Giacalone