"Un uomo, una storia". Il barone Gian Vincenzo Burgio si racconta (post mortem) a Sal Giacalone

I nobili imprenditori vinicoli Burgio di Mazara del Vallo e i palazzi di piazza Mokarta

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
04 Luglio 2026 11:13

La famiglia Burgio è una delle più antiche e influenti casate della nobiltà siciliana, con radici che intrecciano storia araba, normanna e spagnola. La storia vuole che il capostipite fosse l'emiro Ackmeth (XI secolo), che convertitosi al cristianesimo e sposando la principessa normanna Aldegonda d'Altavilla, prese il nome di Roberto I signore di Burgio, in onore di Roberto il Guiscardo o comunque della dinastia regnante, diventando il capostipite della famiglia Burgio. Secondo l'opera di Filippo Napoli, "Storia della città di Mazara" (pubblicata originariamente nel 1932), la famiglia Burgio rappresenta una delle stirpi più antiche e influenti della città, la cui presenza è documentata a partire dal periodo normanno.

Si distinse per cultura e prestigio nei secoli. Nel periodo Normanno (XI-XII secolo):l’arrivo e radicamento in Sicilia al seguito del Gran Conte Ruggero tra XI e XII. Nell’anno 1634, sotto il regno di Filippo III, viene riconosciuto come feudo il territorio delle Gazzere di Mazara del Vallo e Gian Vincenzo Burgio IV ne fu il primo barone. Nel XVIII - XIX Secolo, la famiglia consolida il potere economico e sociale. Tra i personaggi rilevanti del 1800 figurano Giuseppe Burgio (1760-1833) e suo figlio Giovanni Burgio (nato nel 1814).

Nel XX Secolo, i Burgio furono grandi imprenditori vinicoli e proprietari del baglio Poggio Allegro e di Villa Ida (un tempo Villa Fiorita), producendo vini e Marsala in diversi stabilimenti, tra cui quello di Mazara e quello di San Lorenzo ai Colli a Palermo. Lo stemma della famiglia (vedi foto di copertina) è tipicamente d'azzurro, caratterizzato da uno scaglione d'oro accompagnato da tre stelle a otto raggi dello stesso colore. Il cognome Burgio deriva probabilmente dal termine arabo burg (torre), a sottolineare la loro funzione di controllo militare del territorio.

Il declino della casata a Mazara del vallo è simbolicamente legato al Baglio della Gazzera. Dopo la "strage" degli anni '20, la famiglia spostò i propri interessi e la struttura cadde in rovina, pur rimanendo nell'immaginario collettivo come il cuore del loro antico potere rurale. Sebbene il Baglio sia in rovina, l'eredità architettonica dei Burgio è ancora ben visibile.

Non mancano in città i luoghi simbolici. Nella Cattedrale del Santissimo Salvatore, nella cappella a destra del fonte battesimale si trova un'iscrizione marmorea del 1712. In basso è scolpito chiaramente lo stemma Burgio, posto lì da Niccolò IV di Burgio per ricordare il battesimo di un figlio del Re Federico III avvenuto secoli prima. Contrada San Giorgio: Lungo la via Salemi si trovano i resti di Villa Ida (un tempo Villa Fiorita), una residenza stagionale della famiglia famosa per il suo "giardino di delizie". Palazzo Burgio di Villafiorita (Palermo): situato in via Garibaldi 44, è uno dei più belli. Dopo un lungo restauro, oggi ospita uffici comunali ma conserva saloni rococò e pavimenti mosaicati spettacolari. Palazzo Spanò Burgio (Marsala): un elegante edificio dei primi del '900 situato in via XI Maggio. Fu la dimora di città di Giacoma Burgio delle Gazzere; lo stemma svetta ancora sulla facciata.

La famiglia non abita più nei grandi palazzi storici di Mazara, che sono stati per lo più venduti o frazionati nel corso del XX secolo. Tuttavia, alcuni discendenti hanno continuato per lungo tempo l'attività agricola e vitivinicola nelle tenute storiche, come l'Azienda Poggio Allegro. Ecco come si racconta in questa intervista (post mortem) Gian Vincenzo Burgio, il Barone delle Gazzere.

Vostra Signoria, siamo abituati a sentir parlare dei Burgio come di un casato legata a antichi cavalieri normanni. Eppure, è con voi che il nome delle Gazzere diventa ufficialmente un titolo baronale. Cosa ha significato per voi quel 1634?

(Gian Vincenzo Burgio sorride, lisciandosi i baffi curati) "Significa ordine. Il sangue dei Burgio scorreva in queste terre già da secoli, è vero, ma il titolo concesso dal Re Filippo III è il sigillo definitivo. Non siamo più solo "possidenti"; siamo i custodi di una parte dell'anima di Mazara. Le Gazzere non sono solo terra e fango, sono il simbolo di una nobiltà che si sporca le mani con l'agricoltura, con il vino, con la gestione del territorio".

Mazara è una città complessa, un crocevia di popoli. Come si pone la vostra famiglia in questo contesto?

"Mazara è come un arazzo. Noi siamo uno dei fili più robusti. Viviamo tra il mare che porta minacce e ricchezze, e le campagne che ci danno la vita. La nostra missione è sempre stata la stabilità. Mentre altri nobili spendono le loro fortune a Palermo, noi Burgio abbiamo scelto di restare qui, tra le pietre della città e i bagli. Il prestigio non si costruisce a corte, ma sulla fedeltà di chi lavora per noi e sul rispetto dei cittadini".

Si dice che la vostra famiglia abbia sempre avuto un occhio rivolto al progresso agricolo, quasi un'ossessione per la terra.

"Un'ossessione necessaria! La terra è l'unico tesoro che non tradisce, se sai come ascoltarla. Guardate le nostre vigne, i nostri ulivi. Un giorno, spero che i miei discendenti facciano del nome Burgio un sinonimo di eccellenza nel bere e nel mangiare. Vorrei che, tra secoli, si parlasse ancora dei nostri bagli non come rovine, ma come luoghi dove si è creata la ricchezza di questa città".

Vostra Signoria, si dice che le vostre botti siano le più ricercate dai mercanti che approdano al porto di Mazara. Qual è il segreto del vino dei Burgio?

(Accarezzando una coppa di cristallo) "Non è segreto, è lungimiranza. Altri nobili si accontentano di decime e tasse; noi abbiamo investito nei bagli. Abbiamo capito che il sole delle Gazzere, se intrappolato nel legno giusto, diventa oro liquido. Nel mio secolo, il Settecento ha visto i nostri stabilimenti crescere come cattedrali della terra. Il vino non deve solo rallegrare la tavola, deve viaggiare, superare i mari e portare il nome di Mazara lontano".

Parlando di cattedrali, il vostro nome appare spesso tra i marmi delle nostre chiese. È solo devozione?

"La fede è il cemento che tiene unita la società. Un Burgio sa che il suo potere deriva da Dio, ma il suo dovere è verso il popolo. Finanziare un convento o abbellire una cappella non è vanità: è lasciare un segno di eternità dove la polvere non può arrivare. Bellezza e spirito devono camminare insieme, come il tralcio e la vite".

Qual è il peso di portare un cognome che molti legano a leggende di emiri convertiti?

(Si fa serio) "Le leggende servono ai poeti. A me servono i fatti. Che il mio sangue venga da un emiro o da un cavaliere normanno, ciò che conta è la Croce che portiamo e la fedeltà alla nostra Sicilia. Siamo Burgio perché siamo di Mazara. Questa è la nostra identità".

Se potesse lasciare un messaggio ai Burgio del futuro, quelli che abiteranno a Villa Ida o che vedranno Mazara nel XXI secolo, cosa direbbe?

"Direi loro di non vendere mai l'orgoglio per la comodità. Direi di curare le pietre dei bagli come se fossero ossa dei loro antenati. E soprattutto, di non dimenticare mai che un Burgio non è tale per un titolo sulla carta, ma per il legame viscerale che ha con questo lembo di terra siciliana stretto tra il fiume Mazaro e il mare".

Grazie per l’intervista. Si goda il sole e il mare della sua città davanti ad un bicchiere dei suoi pregiati vini.

Salvatore Giacalone

A Mazara, in Piazza Mokarta, si trovano due palazzi distinti legati alla famiglia Burgio, spesso confusi tra loro per il nome ma appartenenti a rami diversi e con storie differenti.

Palazzo Burgio (Ex Banco di Sicilia). Questo è il palazzo (a sx nella foto)più celebre dal punto di vista architettonico e si trova all'angolo della piazza. Apparteneva originariamente ai Baroni Burgio di Xirinda. Presenta una facciata neogotica molto caratteristica, frutto di un restauro del 1908 eseguito dall'architetto Francesco Paolo Palazzotto per conto del Banco di Sicilia. Del palazzo originale del Cinquecento restano solo Le finestre del primo piano. Il feudo di Scirinda si trova nel territorio tra Mazara e Castelvetrano.

Per quanto riguarda le origini , è stato accertato che Il titolo fu detenuto per secoli dai Burgio. Tra i membri illustri spicca Nicolò Maria Burgio (nato nel 1741), letterato e senatore, che scrisse cronache dettagliate sulla nobiltà del tempo. Il palazzo in Piazza Mokarta che oggi attira lo sguardo per la sua facciata "veneziana" fu la loro dimora urbana principale. Sebbene l'aspetto attuale sia un rifacimento dei primi del '900, la struttura originale risaliva al Cinquecento. Qualche testo riporta che molti esponenti della famiglia furono sepolti nelle principali chiese cittadine, a testimonianza del loro status di "patrizi.

Casa del Conte Burgio delle Gazzere. Si trova al civico 7 di Piazza Mokarta ed è l'edificio che ha ricevuto il vincolo di interesse culturale nel 2024. Rappresenta la continuità storica della famiglia nel tessuto urbano della piazza, mantenendo un legame diretto con il titolo nobiliare specifico del ramo "delle Gazzere".La presenza di due palazzi nella stessa piazza non deve sorprendere: la famiglia Burgio era una delle più potenti del territorio. Erano proprietari di numerosi feudi e bagli. Detenevano titoli diversi, tra cui quello di Duca di Villafiorita, Barone di Scirinda (o Xirinda) e Conte delle Gazzere. I due palazzi testimoniano il prestigio di questi diversi rami familiari che avevano scelto il "salotto" di Mazara come centro della loro rappresentanza urbana.

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