Filippo Napoli (1870–1957) è stato un'importante figura di intellettuale per Mazara del Vallo, distinguendosi sia come medico che come storico locale. Ecco i punti salienti della sua storia: esercitò la professione di medico, interessandosi in modo particolare all'igiene pubblica, come testimonia il suo saggio "L'igiene nelle scuole elementari di Mazara" del 1903. È ricordato soprattutto per aver scritto la prima opera organica sulla storia locale, intitolata “Storia della città di Mazara”, pubblicata nel 1932.
L'opera è considerata fondamentale per colmare le lacune lasciate dai precedenti eruditi ed è stata oggetto di diverse ristampe anastatiche (l'ultima nel 2003) per preservarne il valore documentario. Sin da giovane fu una figura socialmente impegnata. Aderì ai Fasci Siciliani e collaborò con il giornale socialista locale Il Sole, dimostrando una profonda attenzione verso la realtà sociale del suo tempo. Fu un attento osservatore dell'identità urbana e della storia municipale, riuscendo a ricostruire vicende cittadine nonostante la scarsità o la distruzione di molti atti notarili antichi.
Filippo Napoli ha dedicato un'attenzione specifica ai moti del 1848, documentando il ruolo di Mazara del Vallo durante quella che è passata alla storia come la Rivoluzione siciliana.
L’appuntamento con Filippo Napoli (in foto) è in piazza della Repubblica. Mentre attraversiamo un tratto della via Garibaldi per giungere alla Biblioteca comunale, parliamo dei suoi studi ed in particolare sul saggio intitolato “L'opera del Comitato provvisorio di Mazara nel 1848", che ricostruisce le dinamiche locali di quel biennio rivoluzionario.
Ne vogliamo parlare?
“Nel saggio -spiega Napoli – ho descritto la formazione del Comitato provvisorio e l'attività del comitato locale che prese il controllo della città in opposizione al governo borbonico, coordinandosi con il governo rivoluzionario di Palermo".
Nasce così quella che venne chiamata “La primavera dei popoli?
"Esattamente e voglio evidenziare che Mazara ha risposto con coraggio all’ondata insurrezionale iniziata a Palermo il12 gennaio 1848".
(Siamo intanto giunti alla Biblioteca comunale e il dott. Napoli resta meravigliato dell’ampia struttura che contiene oltre 60 mila volumi. Sediamo su comode poltroncine).
Dott. Napoli proprio in questa biblioteca, tra le altre opere, è conservato il testo “Miscellanea” fonti inedite. Come è nata questa idea?
"Miscellanea fa parte delle mie ricerche proprio sui moti rivoluzionari e sui fermenti che si vissero in quell’epoca. E’ stata successivamente pubblicata negli Scritti inediti curati da Gianni Di Stefano".
Parliamo d’altro. Dalla Rivoluzione all'Unità.
"In quegli anni raccolsi alcune notizie ed ho analizzato il fermento che portò la borghesia locale a guidare i moti, un processo che sarebbe poi culminato nel 1860 con la fine del periodo borbonico in Sicilia".
La sua opera principale, "Storia della città di Mazara" (1932), dedica ampie sezioni a questi passaggi cruciali, offrendo una visione di sintesi tra la cronaca locale e la grande storia risorgimentale. Nelle sue ricostruzioni sulla Mazara del 1848, identifica le figure chiave che guidarono la rivolta e l'amministrazione cittadina durante il governo provvisorio. Faccia qualche nome.
"Mi ricordo di Giovanni Romano. Sacerdote liberale, il vero 'capo riconosciuto' del clero mazarese che aderì alla rivoluzione. Fu tra i pochi a credere fermamente nell'efficacia del moto del 1848 rispetto a quello successivo del 1860. Vincenzo Romei, giovane patriota mazarese, simbolo del coraggio risorgimentale locale. Partecipò attivamente ai moti e morì eroicamente in combattimento sotto il fuoco borbonico; a lui la città ha dedicato una via. Poi ci sono gli esponenti del Comitato che era composto prevalentemente da membri della borghesia e professionisti (medici, avvocati, proprietari terrieri) che presero le redini della città per colmare il vuoto lasciato dal crollo delle istituzioni borboniche e coordinarsi con il governo di Ruggero Settimo a Palermo. Questo gruppo di intellettuali e patrioti riuscì a mantenere l'ordine pubblico e a organizzare la difesa della città, nonostante le enormi difficoltà logistiche e la scarsità di risorse dell'epoca".
Da medico lei ha scritto molto sulla sanità. Tra cui "L’igiene nelle scuole elementari di Mazara" (1903), Sulla diffusione del tracoma in Mazara (1905), La malaria nel territorio di Mazara (1907). La città in quegli anni come viveva? Che Mazara era??
"Era una città con poche risorse. Le malattie attanagliavano molti cittadini, specialmente delle campagne. Vedevo molti bambini affetti da malattie di vario genere, poi c’era la malaria. Erano anni difficili. La sera scrivevo su tutti i casi di uomini, donne e bambini che soffrivano ed avevano bisogno di cure. Era una vita difficile che mi ha arricchito anche professionalmente". .
Lei ha scritto molto anche sulla città culturale degli anni Venti fino al 1950 con il ”Registro de libro rosso di Mazara”. Ricordiamo Spigolature storiche di Mazara antica, Folklore di Mazara, Guida storico artistica di Mazara. Un notevole patrimonio librario. Lei termina il suo libro “Storia della città di Mazara”, con un capitolo dedicato ai “dimenticati”.
"Dimenticati sono tutti quei volontari, e sono i più, che usciti dalle classi popolari, dopo aver lottato e sofferto per la santa causa, ritornarono alle dure fatiche delle loro umili occupazioni con la sola e dolce soddisfazione del dovere compiuto".
Un’ultima domanda. Perché la sua narrazione non è proseguita fino ai primi anni del ‘900?
"Per dare spazio ai contemporanei. Perché possano scrivere una nuova storia".
Salvatore Giacalone.