Ultime della sera: “Sogno di una notte di mezza estate”

La coppa è di chi all'Europa crede fino in fondo.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
12 Luglio 2021 18:30
Ultime della sera: “Sogno di una notte di mezza estate”

E poi fu l'undici luglio.

E a noi, che questa data l'abbiamo scolpita nel cuore, parve un presagio dolce e fortunato. Wembley come il Santiago Bernabeu, un ricordo lungo quarant’anni.

Ci arriviamo come allora, credendoci di partita in partita, crescendo vittoria dopo vittoria. Con la forza della fede, della passione. Con la coesione del gruppo. Con lo spirito di squadra. Con un allenatore serio e testardo.

Subiamo un goal subito. È un pugno nello stomaco, è Cabrini che a Madrid sbaglia il calcio di rigore. Ma non ci perdiamo d'animo, gli azzurri mettono il cuore nelle gambe, la cocciutaggine dietro il pallone. Respiriamo. Continuiamo ad inseguire il sogno. Siamo l'Italia, quante volte è già successo?

Poi il goal di Bonucci, come l’urlo di Tardelli.

Quando il presidente Mattarella scatta in piedi rivediamo Sandro Pertini. Così piccolo e immenso dietro quelle braccia alzate. La gioia liberata, la compostezza, l'orgoglio.

La Repubblica di qua, la monarchia di là. La gioia di un vecchio contro la delusione di un bambino.

Fatichiamo, sotto la pioggia londinese.

Gli inglesi, dopo il goal iniziale, spariscono, chiusi a catenaccio nella loro metà campo.

La rimonta dell’Italia è straordinaria. Sono stati anni difficili, adesso torniamo a giocare il calcio più bello del mondo.

Eccoci ai rigori. La mente vola al ‘90, al ‘94, al 2008. La maledizione dei calci di rigore. Ma queste sono davvero notti magiche, quelle che ricorderemo tutta la vita. Di quelle dove sfidiamo la sorte e riscriviamo la storia. Che ne sanno i nostri figli del perché non riusciamo quasi a guardarli, quei tiri dal dischetto? Di quella paura che ci chiude il petto? Dell’apnea? Anche se gli abbiamo sempre cantato di non aver paura di tirare un calcio di rigore, ché “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”? Ma c'è Donnarumma che è un gigante e i palloni degli inglesi li para, ci sono nervi saldi e una buona stella nel cielo sopra l'Inghilterra.

Abbiamo vinto. Siamo sul tetto d' Europa, siamo i campioni, siamo quelli che l’Europa la amano e abbiamo sconfitto quelli che all'Europa non hanno creduto. Poteva andare diversamente? Il Karma, alla fine, esiste.

Spinazzola vola sulle stampelle per andare a prendersi quella medaglia. La afferra come un dono sudato, desiderato, strameritato. È il primo, tutti gli altri dopo di lui. Euforici. La felicità è una cosa semplice. È uno stadio londinese in una notte di luglio. Sono le piazze italiane, i cori, i clacson, il tricolore. I ragazzi felici. Ci sono cose che restano uguali. Il 2021 come l'82, come il 2006. Per una notte smettiamo di sentirci dei sopravvissuti, ritroviamo la leggerezza. Ci sarà tempo di ripensare alla pandemia, ai problemi quotidiani. Questa notte è solo nostra. È la festa, l’Italia, l'orgoglio di una nazione. È il calcio perduto per strada negli ultimi anni e adesso ritrovato. È tanta roba davvero. Quante cose dentro una partita di calcio, dentro una vittoria. A volte lo dimentichiamo, poi arriva una sera così e torna tutto, le emozioni, le consapevolezze, i ricordi.

Gli inglesi, la loro medaglia, se la strappano subito dal collo. Immagini tristi, un esempio pessimo.

Abbandonano lo stadio prima della premiazione, i loro tifosi avevano già fischiato il nostro inno. È comprensibile la delusione di chi gioca in casa e pensa di avere la vittoria in tasca, ma un atteggiamento così infantile e antisportivo è uno spettacolo indecoroso da vedere. Per non parlare del garbo istituzionale totalmente assente, Mattarella lasciato da solo, senza un rappresentante del governo o della monarchia a guardare la partita con lui, neanche fossimo Paesi nemici.

Per fortuna ci sono le lacrime di Mancini e Vialli dentro un abbraccio che è il racconto di una vita intera, la gioia di Chiellini quando alza al cielo la coppa, il canto dei tifosi italiani, la festa azzurra.

Noi siamo diversi. Noi non ci saremmo mai comportati così. È questa consapevolezza, più di tutto, che ci inorgoglisce.

Questa vittoria è tutta nostra, è dell’Italia che rialza la testa, di Mancini che ci ha creduto, di Vialli che combatte ogni giorno la sua battaglia, di Berrettini che ci ha fatto sognare e questa vittoria è pure sua, di Mattarella e il suo aplomb repubblicano, di Paolo Rossi che ci guarda da lassù dentro la maglia numero 20. Dei bambini con i colori dell'Italia dipinti in faccia.

È dei nostri figli che non c’erano nell'82 e nel 2006, e non sapevano cos'è l’amore per la nazionale. Ora lo sanno.

È di chi ama il calcio, con umiltà, di chi crede che toccato il fondo si può risalire.

È di chi crede nell'Europa, contro chi le ha girato le spalle e se n'è andato.

di Catia CATANIA

La rubrica Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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