Ultime della sera: “Per amore, sull’onore, non tradire”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
25 Febbraio 2021 18:35
Ultime della sera: “Per amore, sull’onore, non tradire”

di Maria LISMA Avevo circa 11 anni quando lessi per la prima volta alcuni passi della Divina Commedia: la cara  professoressa  Benita Sammartano, esigeva che ne imparassimo delle terzine a memoria. E ancora gliene sono grata. Poi fu la volta del Liceo Classico: una Cantica per ogni anno, al triennio. E già da allora, mi chiedevo perché mai Dante avesse posto nel fondo del fondo dell'inferno, i traditori e   come mai non gli assassini, il cui peccato mi sembrava assai più grave. Gli anni sono passati,  anche troppo in fretta, ho conosciuto molte persone, ho letto molti libri, ho intrapreso una professione che pratico da qualche decennio e, più semplicemente e intensamente, ho vissuto.

Anche oggi tengo sul comodino la Divina Commedia, e ho le idee più chiare. Accolgo Alice, sei anni, molestata dal padre: non è forse il tradimento della fiducia all'origine di questo scempio? Chi avrebbe dovuto proteggerla e accudirla, amandola incondizionatamente, ha violato il più sacro dei patti d'amore. E “mi credi solo tu”, pesa come un macigno su di me. Che io non tradisca mai la sua fiducia, la sua confidenza che mi ha consegnato come prova della sua speranza nell’umanità! E non è sempre il tradimento (della fiducia, di un progetto, di una promessa) che muove la mano che accoltella la donna, che occulta il corpo di un bambino, che abbandona un figlio, che lucra sulle altrui disgrazie? È tradimento promettere alle ragazze dell'est un lavoro dignitoso  e poi farle prostituire come schiave, promuovere un viaggio verso la libertà  e dirottarlo verso  l'inferno delle galere libiche, professare di portare la pace e minare le strade dei villaggi, inneggiare alla cultura e favorire l’ignoranza.

E’ tradita  la terra che apre le zolle per ricevere il seme e viene nutrita di veleno,  è tradito  il mare che offre pesci e viene soffocato da continenti di plastica, come il fiume nel quale si versano i liquami tossici, ed è tradita la foresta che viene abbattuta per lasciar posto al cemento… Sono  traditori: il datore di lavoro che tiene per sé gli assegni familiari del lavoratore, e  il funzionario pubblico che chiede la mazzetta, e il dipendente che froda l’azienda,  e chi di giorno bacia la bandiera e di notte la brucia, e chi assiste un anziano e lo picchia e lo maltratta,  chi predica povertà e accumula ricchezza, chi ostenta l’onestà e pratica la disonestà… E quanto ancora può essere l'elenco! Certo, ci sono diversi tradimenti e diverse conseguenze dei tradimenti.

E tutti noi, almeno una volta nella vita, più o meno consapevolmente, siamo stati traditi e traditori. Anche solo con una menzogna. Nessuno può dirsi esente. Davvero chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma ci sono anche situazioni in cui “tradire” diventa perfino una virtù se serve, ad esempio, a rinnegare una associazione malavitosa, ad assicurare terribili criminali alla giustizia, ad evitare stragi,  a convertire la propria vita al bene… Sappiamo  che bisogna avere la capacità di guardare le cose anche da un’altra prospettiva! Non sempre cambiare idea è tradire, se si spiegano le ragioni del cambiamento; non sempre non amare più significa tradire, poiché l’amore non si comanda, se si spiega la fine dell’amore prima di ferire a morte l’amore di chi continua ad amare; e non è più tradire chiedere perdono e piangere dopo che il gallo ha cantato per tre volte… ma approfittare della posizione che si riveste per ingannare gli altri, siano essi figli, mogli, mariti,  migranti, genitori, alunni, fedeli, dipendenti, cittadini … è sempre tradimento.

Ed è tradimento, sospendere, archiviare o barattare  termini come impegno etico, rigore morale, servizio agli altri, libertà di pensiero,  speranza, conoscenza, condivisione, tutela degli ultimi… Ecco perché Dante pone i traditori nel fondo del fondo dell’inferno: perché dal tradimento dipendono quasi tutti i delitti e quasi tutti i dolori. Guardo Alice e i suoi occhi grandi: stringe fra le braccia un peluche liso e scucito. Ne ha tanti altri, tutti nuovi e profumati. “non lo posso abbandonare” mi dice, scuotendo i ricci  sulla fronte, “se lo abbandono, muore: chi gli darà da mangiare? Chi lo copre? Chi lo accarezza?”.

Sebbene abbia subito il più grande dei tradimenti, lei conosce  il fidarsi e l’affidarsi e la responsabilità che deriva  da questa condizione che tutti abbiamo sperimentato fin da quando, appena nati, ci siamo abbandonati alle braccia di chi ci ha accolti. E penso che lei sia migliore di me, malgrado tutto. Fuori dalla finestra, nuvole bianche corrono veloci e cambiano forma, senza mutare la loro  sostanza. E io respiro e scommetto ancora su una nuova  primavera delle coscienze.

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna. Per contatti, suggerimenti, articoli e altro scrivete a: amicidipenna2020@gmail.com

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