Ultime della sera: “Nel nome della MADRE”

A tutte le madri, non solo alle mamme

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
07 Maggio 2022 18:35
Ultime della sera: “Nel nome della MADRE”

Nel nome della madre, offro le mie parole.

Sono la madre bambina venduta in sposa al mercato dell’infelicità, vestita di pizzi e seta di nylon, con troppo rossetto sulla bocca e lacrime agli occhi.

E sono la madre che sotto le bombe scappa coi figli delle altre sorelle, a volte mai viste, e li tiene legati a sé come i suoi, poiché la salvezza è per i figli di tutti. E sono quella che lascia i suoi figli, perché almeno per loro ci sia una strada senza mine.

E sono la madre bella, con la tavola apparecchiata bene e la letterina sotto il piatto, che sorride al bimbo che ripete la poesia che lei stessa gli ha insegnato e batte le mani e si commuove davanti ad un fiore colorato, di carta.

E sono la madre triste che finge un sorriso mentre rimbocca le coperte e ripete” stai tranquillo, papà e mamma stavano solo giocando e si vogliono bene” e sono quella che non è vero che stavamo giocando e papà aveva un coltello brutto e cattivo. E sono la madre che l’hanno strangolata davanti ai figli, e che pure quelli hanno strangolato. E chissà chi potrà spiegarlo, un giorno.

E sono la madre bottino di guerra, e quella che in guerra ci va e la guerra la fa.

E sono la madre che non dorme la notte al letto del figlio, in casa o in ospedale, al di là di un vetro di rianimazione o dietro la porta di una sala operatoria, e che aspetta all’ enorme portone di un carcere (figlio mio, mi avessi ascoltato!) o a veglia sullo schermo di un telefono ad aspettare una chiamata dal fronte o dalla fine del mondo (e che importa se la fine del mondo si trova dietro l’angolo).

E sono la madre che non ha fame e divide la propria porzione ai figli, che ricicla vestiti e scarpe, e sorride.

E sono la madre che non ha partorito e ha generato vita e speranza, sono quella che non ha allattato e ha nutrito i figli del mondo, che non ha tagliato la sua pancia ma ha fatto a pezzi il suo cuore perché mille altri cuori potessero battere.

Sono la madre col velo da sposa e quella col velo da suora, sono la madre con l’Hijab musulmano e quella con il turbante africano, sono quella con il diadema di diamanti e quella con la corona di spine.

Sono la madre che inventa le storie e canta le nenie, e quella che balla sui tacchi e trasforma in reggia ogni capanna. Sono la madre che ha accanto un padre, e quella che accanto ha solo se stessa.

Sono la madre che ha il figlio ammalato, diverso, un po’ strano (qualcuno lo chiama handicappato), e sono quella che lo protegge e che gli insegna a distinguere i buoni e i cattivi, e sono quella che “figlia sei strana con i capelli color mandarino, non ti capisco, ma sei mia figlia e dunque ti amo”.

Sono la madre ormai vecchia e rugosa, quella che la memoria è una strana compagna e le gambe che un tempo reggevano il tempio, ora non reggono neanche le ossa, quella che tutto l’amore che ha dato è scritto nella vita di chi lo ha ricevuto e forse, ingrato, lo ha dimenticato.

Sono la madre che aspetta la figlia rubata, quella che piange il figlio perduto, quella che la morte avrebbe potuto prendere lei, e invece ha preferito sua figlia.

Sono la madre che lavora non solo per bisogno ma anche per scelta , sono quella che “se sono felice, lo saranno anche i miei figli”, sono quella che si è liberata ché tanto la gente parla comunque.

Sono la madre che c’è da stirare, ma c’è ancora un libro che voglio finire, un’altra storia che voglio ascoltare, un’altra canzone che voglio cantare.

Sono la madre che semina un fiore, che mostra la gioia di guardare la bellezza, che insegna “l’ombra della luce”, che conosce le stelle del cielo e le onde del mare, i nidi degli uccelli e le tane delle volpi, che pratica la pazienza e la passione.

Sono la madre che sa perdonare e chiede perdono, sono quella che opera pace e seppellisce rancori, che chiede giustizia e agisce nel giusto, che sbaglia ed ammette di avere sbagliato.

Sono la madre di mille colori sopra la pelle e di un solo colore dentro le vene.

Sono la madre che va nello spazio e quella felice che resta quaggiù, quella operaia dei turni in fornace e quella che brilla alla TV, quella che studia fra le provette e quella che prova in cucina mille ricette.

Sono la Madre sotto la croce, quella col cuore spaccato di spade e sono quella che aspetta l’aurora del sepolcro vuoto e del lenzuolo piegato.

Sono la figlia di tutte le madri

e sono la madre dei figli del mondo:

sulla mia strada fra grazia e disgrazia,

canto il mio canto che è il canto più antico:

e sono la madre che non ho raccontato,

che in un abbraccio, non ho ancora incontrato.

Buona festa delle mamme e delle madri a tutte noi.

di Maria LISMA

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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