​Ultime della sera. La Pendolare

4 famiglie, in Italia, che si spartivano le tratte a 2 a 2. Formidabili quegli anni!

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
31 Marzo 2021 20:42
​Ultime della sera. La Pendolare

Di Danilo MARINO

Sono stata disegnata per andare su e giù.

Formidabili quegli anni!

C’erano 4 famiglie, in Italia, che si spartivano le tratte a 2 a 2; le famiglie dell’Ovest si erano prese il Tirreno e l’Atlantico, quelle dell’Est l’Adriatico, l’Indiano ed il Pacifico.

E, naturalmente, ci vestivano diversamente: io fui acquistata da una dell’Ovest, ove del resto ero venuta alla luce, ma, ben presto, passai in una dell’Est, e la mia livrea divenne color oro, e tale rimase fino quando rimasi in famiglia, mentre le altre 3 si disputavano il bianco, nel senso che tale era il colore con cui vestivano le mie sorelle del tirreno, dell’indiano e del pacifico, mentre le atlantiche, che vestivano di nero dai tempi del Re, ad un certo punto si presero d’invidia e presero il bianco pure loro.

Almeno quelle che avevano a che fare con la gente; in nero rimasero quelle dedite al mero commercio

Ma vuoi mettere l’oro? Anzi, l’ “italoro”? Perché è con quello mi presentavo in Alessandria d’Egitto, mica si poteva sfigurare sul set dell’Aida!

Ed Espresso Egitto era il mio nome.

Poi decisero di farmi faticare di meno… il Pireo, che era di strada per l’Egitto, divenne la mia stazione di arrivo e ripartenza per Brindisi.

Ove avvenne il primo incontro con chi oggi scrive la mia storia.

Ma fu breve, perché lui andò via, muovendosi molto più di me che ero stata concepita per viaggiare; ma continuai a farlo in Adriatico, toccando nuovi porti, perché nel frattempo s’era aperta al mondo l’Albania ed anche la rotta per Durazzo.

Fino a quando la famiglia mi mise a riposo; ma io mi sentivo ancora in gran forma… del resto avevo appena 30 anni… per fortuna ci fu chi mi raccolse… anche perché i tempi erano cambiati: le quattro famiglie avevano perso l’esclusiva delle rotte in partenza dai porti italiani, e tante altre famiglie erano apparse sulla scena.

Anzi, la mia famiglia nemmeno resse al cambiamento, dovette fondersi con una dell’Ovest e sparì.

Io invece c’ero ancora! Una rivincita niente male verso chi mi aveva messo da parte.

E così finii a servizio di una di queste nuove famiglie: mi ridipinsero tutta di bianco e blu, mettendomi pure sotto un’altra bandiera: da italiana che ero divenni panamense! Tutta una finta, sentii parlarne a bordo, trucchetti da umani; di certo c’è che rimasi in Adriatico, e, siccome avevano deciso di spostarmi in Ancona, mi cambiarono il nome in ‘Riviera del Conero’ che sotto Ancona si stende.

E qui m’imbattei di nuovo nel mio biografo; che però, dopo 15 anni, nemmeno mi riconobbe!! Del resto, ero migliorata in aspetto: mi avevano fatto più alta, per rendermi più accogliente, ed anche più graziosa sul viso; e poi non avete idea di come può confondere una diversa verniciatura!

Anche quella rimpatriata fu breve… lui se ne tornò verso i suoi lidi lontani ed io affrontai i primi anni del terzo millennio scontando i primi acciacchi dell’età; cambiai ancora nome in un più banale ‘Michela’, e bandiera, da panamense a cipriota… altro escamotage di questi irrecuperabili umani e, finalmente mi mandarono ai “lavori di mezza vita”.

Che per noi è un appuntamento ambito: significa che credono in te e ti raddoppieranno l’esistenza; fu così che mi rimisero a nuovo, come nuovi erano i tempi e le esigenze: il nostro futuro è nella sicurezza… gli umani non sono perfetti, ma tendono ad imparare dai loro errori… da qualche parte qualche mia simile si era persa, e così si era deciso che, data la mia altezza, dovevo ingrossarmi i fianchi ed allungarmi il sedere a “coda d’anatra”.

Pronta che fui, fui pronta a cambiare di nuovo famiglia, nome e bandiera.

Tornai italiana, salutai l’Adriatico, e mi dissero di presentarmi in Sicilia, ove giunsi sfoggiando con una livrea nuova di zecca: bianca con fasce giallo blu; bei colori, niente da dire!

E siccome ora mi chiamavo Lampedusa mi misi a pendolare tra la Sicilia e Lampedusa; fino a quando altri umani non scoprirono che ero troppo alta.

Talmente alta da condizionare l’atterraggio degli aerei quando sostavo nel porto di Lampedusa!!!

Fu così che mi assegnarono a Pantelleria, dove, mi dicono, l’aeroporto si trova talmente in quota da non creare problemi; a parte il problema per chi non ama volare né va matto per gli atterraggi in cima ad una montagna.

Ora vedete, Io faccio quello che mi dicono di fare, ed a me avevano detto di fare su e giù tra Trapani e Pantelleria… ed è così passo le mie giornate, giornate intere.

Ma qualche umano ha calcolato che, se lo facessi da Mazara del Vallo, basterebbe mezza giornata.

E così eccomi qui, in visita al porto di Mazara, dove ho incontrato di nuovo chi scrive la mia storia… lui ha girato quasi quanto me, ma qui ci è nato ed ha deciso di fermarsi, lui finalmente sa quello che gli piace, mentre a me tocca ancora di viaggiare.

Io? Sono solo una nave, lo vedi dal modo in cui mi muovo.

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

Per contatti, suggerimenti, articoli e altro scrivete a: amicidipenna2020@gmail.com

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