Ultime della sera: “La Belle Époque e i giorni nostri”

Il confronto tra le due epoche suscita qualche speranza

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
29 Luglio 2021 18:30
Ultime della sera: “La Belle Époque e i giorni nostri”

Ci fu un'epoca in cui per la prima volta nella storia la gente comune ebbe la possibilità di uscire la sera, di lasciare il buio delle proprie case e ritrovarsi in gran numero in luoghi luminosi. Incontrarsi la sera non è la stessa cosa che con la luce del sole.

Le invenzioni tecniche come l'elettricità e la lampadina, resero possibile radunarsi la sera in luoghi pubblici in cui la luce era di per sé una forte attrazione. Si cantava e ballava allegramente, si beveva ciò che nelle cantine si cominciava a distillare abbondantemente, si suonava con gli strumenti che bravi liutai costruivano a prezzi più accessibili. La musica uscì dal chiuso dell'Opera per essere suonata nelle popolari locande, le quali, via via, si trasformarono in ritrovi splendenti ed eleganti. I teatri a loro volta furono in parte soppiantati da sale in cui si proiettavano le opere di una nuova arte, la settima, quella cinematografica. Le donne incominciarono a indossare abiti pieni di lustrini, paillettes e graziosi accessori messi a disposizione dall'industria della moda. Piume esotiche adornavano le loro acconciature.

Quel periodo, come è noto, fu chiamato "La Belle Époque".

Segnò una modifica di costumi che perdurò nonostante i tragici eventi che seguirono. La Belle Époque fu di poco precedente alla prima guerra mondiale, alla quale poi seguì l'altra ulteriore e più grande tragedia.

Dopo poco più di un secolo ci troviamo in un'epoca in cui tutto sembra girare all'incontrario.

Le nuove tecnologie ci isolano, e se la televisione almeno salvava il focolare domestico, lo smartphone ci rende "atomi" isolati che vagano nel cyberspazio. Le grandi organizzazioni di massa, compresi i partiti politici, che univano le persone, sono un lontano ricordo. I social moltiplicano gli incontri on-line ma per contraccolpo riducono quelli off-line. Nuovi microrganismi patogeni limitano i nostri movimenti. Incominciamo a uscire di meno da casa e più che dalle luci della città siamo attratti dal chiarore dei device.

Abbiamo imparato nuove regole di comportamento che il lockdown ci ha imposto, che potremmo ancora essere costretti a seguire, visto che questo virus, di cui purtroppo sappiamo ancora poco, si ripresenta mutato con la stessa o forse maggiore severità. È una disdetta che ci riporta a ritroso. Per antinomia la nostra epoca potrebbe essere battezzata "La Brute Époque". Questa locuzione sembra alquanto appropriata per descrivere il triste spettacolo che le masse degli strati più retrivi della società, come negazionisti, no-Vax e no-greenpass, offrono quando si riuniscono nelle piazze alla luce del sole.

Ci consola il fatto che in virtù della cosiddetta legge di compensazione (che però non è una vera legge, e a stento viene presa in considerazione per spiegare solo alcuni fenomeni sociali) dovremmo ottenere in cambio qualche beneficio. Infatti, così come "La Belle Époque" fu seguita da eventi veramente tragici, possiamo attenderci che questa "Brute Époque" per compensazione (ma anche per motivazioni più rigorose che qui sarebbe impossibile trattare) possa portarci nei prossimi anni a momenti positivi per tutti noi.

di Domenico RIPA

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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