Ultime della sera, “El libro de Sicilia”

La storia di Gibellina raccontata a teatro

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
20 Ottobre 2021 19:00
Ultime della sera, “El libro de Sicilia”

“Le città non si capiscono con la testa, si comprendono con il corpo intero”

Una frase estratta dall’opera El libro de Sicilia, scritta e diretta da Pablo Fidalgo e prodotta dal Centro Dramático Nacional, in scena fino al 31 ottobre presso il Teatro Maria Guerrero di Madrid.

Un’opera che riparte dal corpo, dall’intimo rapporto tra corpi che si esprimono e si raccontano, narrandoci una storia: la potenza della figura umana che sa emozionare attraverso le espressioni e i gesti che ricostruiscono una pagina di storia siciliana. Una storia che ha inizio il 15 gennaio 1968 nella valle del Belice, quando la terra tremò, devastando i paesi della valle e uccidendo più di 500 persone.

Il Belice era una delle zone più umili e povere d’Italia, luogo di resistenza e di rivendicazione sociale. La ricostruzione della città ha visto la partecipazione dei più celebri artisti e architetti dell’epoca: Ludovico Quaroni che disegnò Nuova Gibellina e le rese omaggio con la sua Chiesa Madre; Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà che ne realizzarono il centro civico; Alberto Burri con il Cretto, incredibile opera di landart realizzata coprendo con il cemento la distesa di detriti; Pietro Consagra, Mimmo Rotella, Alessandro Mendini e altri artisti che hanno reso Gibellina una città dell’utopia e della rinascita. Infine, il sindaco Ludovico Corrao che volle rendere la città un museo a cielo aperto.

Gibellina divenne così luogo di cultura e centro per il teatro, ospitando uno dei festival teatrali più importanti degli anni ’90. Ed è qui che il teatro e la realtà si mescolano: El Libro de Sicilia vede come protagonista Nicolò Stabile, abitante di Gibellina - che visse in prima persona il terremoto - e che ebbe poi l’opportunità di formarsi e lavorare in teatro in Europa, decidendolo alla fine di tornare a occuparsi della sua terra, del suo popolo e della sua isola.

Un teatro intimo, profondo, passionale che ci fa conoscere Gibellina prima e dopo il dramma del terremoto. Prima e dopo la tragedia, le promesse di una vita nuova e l’esperienza turbante di chi ha vissuto l’orrore. Il trauma viene interpretato come parte dell’essere, non come condizione da alienare, bensì come verità dalla quale ricominciare.

L’opera ci lascia infatti con alcune domande: Che cosa significa oggi costruire una memoria?

Che cosa significa ricostruirsi? Che cosa può fare oggi il teatro? Che ruolo può avere il Mediterraneo? Un racconto che vede la Sicilia come metafora di una terra di mezzo, di una crepa, di un modo di vivere, “Un luogo al centro del mare, ma lontano da tutto”.

Un mio ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato a questo spettacolo, per portare nel mondo la storia locale italiana.

Il team:

Pablo Fidalgo, Lázaro Gabino Rodríguez, Cecilia Arena, Lautaro Reyes, Nicolò Stabile, Cecilia Molano, Paloma Parra, Ángela Bonadies, Amalia Area, Matteo Binci, Almudena Bautista, Nuria Heras, Lucía Martínez Pardo, Luz Soria, Bárbara Sánchez Palomero, Carla R. Cabané (UAM), Equipo SOPA, Naldi Rodrígues

https://dramatico.mcu.es/evento/el-libro-de-sicilia/

di Claudia GARDINETTI SALAZAR

La rubrica “Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

Per contatti, suggerimenti, articoli e altro scrivete a: amicidipenna2020@gmail.com

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