Tribunale di Marsala, al via ieri processo per intestazione fittizia ed usura. Tra gli imputati anche il consigliere comunale Andrea Burzotta.

Redazione Prima Pagina Mazara
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07 Febbraio 2018 08:48
Tribunale di Marsala, al via ieri processo per intestazione fittizia ed usura. Tra gli imputati anche il consigliere comunale Andrea Burzotta.

Al via ieri presso il Tribunale di Marsala il processo che vede imputate dieci persone accusate a vario titolo di usura e intestazione fittizia di beni. Gli imputati, quasi tutti mazaresi, sono: Calogero Cangelosi (71 anni), Michelangelo Cangelosi (28 anni), Gaspare Castelli (63 anni), Francesco Castelli (28 anni), Vincenzo Castelli (34 anni), Paolo Castelli (39 anni) Vito Gancitano (72 anni), Vincenzo Sinacori (62 anni), Giuseppe Burzotta (67 anni) ed il figlio Andrea (44 anni) attuale consigliere comunale e già consigliere provinciale.

Per Giuseppe Burzotta, meglio conosciuto come "Pino", ex politico mazarese esponente del Psi e noto imprenditore edile, nel luglio 2016 la Direzione Investigativa Antimafia di Trapani dispose il sequestro beni per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore mazarese Giuseppe Burzotta e del suo nucleo familiare. Burzotta, pur non annoverando a proprio carico condanne per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., rientra nel novero dei soggetti indiziati di “appartenenza” ad una associazione di tipo mafioso. A seguito di specifiche attività d’indagine condotte dalla D.I.A. di Trapani, è emerso, infatti, che lo stesso avrebbe costantemente fornito “supporto economico e finanziario a membri della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, ovvero a familiari degli stessi, ovvero ancora ad imprenditori indicati dai medesimi membri del sodalizio criminale”.

Secondo le attività tecniche d’intercettazione, i riscontri bancari e le numerose testimonianze acquisite, Burzotta avrebbe ricavato le risorse economiche, necessarie all’attività di sostentamento di taluni componenti del sodalizio mafioso mazarese, attraverso il sistematico ricorso ad attività finanziarie illecite oltre che alla gestione occulta di imprese intestate a compiacenti prestanomi. Destinatario del medesimo provvedimento di sequestro è stato Andrea Burzotta, ritenuto dagli investigatori complice del padre nell’attività di trasferimento fraudolento di beni.

Il 21 luglio del 2016 il caso del consigliere Andrea Burzotta fu al centro del dibattito in una seduta del consiglio comunale di Mazara del Vallo. Andrea Burzotta in quell’occasione chiese la parola al presidente Vito Gancitano annunciando la sua sospensione da consigliere comunale (vedi foto di Burzotta nel corso della seduta consiliare). Ecco uno stralcio del suo discorso:

“Veda Presidente la mia chiamata in causa scaturisce esclusivamente da una presunta intestazione fittizia che mio padre avrebbe fatto nei miei confronti, cosa che non corrisponde a verità e che posso già dimostrare fin da adesso con documenti contabili reali e non chiacchiere giornalistiche prese come spunto ed usate per ferire me e i miei familiari, figlie comprese. A queste persone vorrei soltanto dire che provo compassione per loro, io capisco chiedere le eventuali dimissioni ma non le offese pesanti fatte nei miei confronti senza conoscere me e gli atti processuali ma soprattutto senza conoscere quale fosse la mai volontà.

Prima di leggere questi commenti avevo deciso di dimettermi per dedicarmi al mio lavoro e alla mia passione, il volontariato, ma poi ho maturato un’altra convinzione. Visto che io so di avere la coscienza a posto perchè so di essere nel giusto, a giorni, dopo aver affrontato la questione con Lei Presidente, che è il mio garante, mi autosospenderò momentaneamente dalla carica di consigliere comunale in attesa che ad ottobre mese in cui si aprirà la discussione in merito, potrò fornire elementi a supporto di quanto detto.

Colgo l’occasione per esprimere rispetto e considerazione per il lavoro svolto dai magistrati e gli inquirenti, ed ho fiducia nel giudizio e nel lavoro dei giudici”. Burzotta infine chiese di inviare il suo discorso al Prefetto di Trapani.

Al discorso di Burzotta seguirono diversi interventi di consiglieri comunali i quali espressero piena fiducia alla magistratura al fine di accertare la verità dei fatti ed appoggiarono la decisione di autosospensione del collega Burzotta per potere dimostrare l’estraneità rispetto alle accuse. Il 22 febbraio del 2017 Andrea Burzotta ritornò in Consiglio comunale e ci dichiarò: “Ho presentato la mia difesa e sono in attesa di un’udienza al fine della definizione della questione”.

Adesso ha preso il via il processo con i 10 imputati; a rappresentare l’accusa il pubblico ministero della Dda Giacomo Brandini. Tra gli avvocati difensori ci sono Walter Marino, Michele Polizzi, Leo Genna, Valentina Burzotta, Giuseppe Ferro e Francesco Paolo Maurigi.

Francesco Mezzapelle

07-02-2018 9,30

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