Processo D'Alì, richiesta di condanna per il senatore trapanese

Un processo che dura da più di 10 anni. La richiesta del procuratore generale di Palermo è di a 7 anni e 4 mesi

Pietro
Pietro Vultaggio
01 Luglio 2021 14:31
Processo D'Alì, richiesta di condanna per il senatore trapanese

Un procedimento che si trascina da oltre dieci anni per l’ex senatore Antonio D’Alì, giunto in un’aula giudiziaria per la prima volta nel 2011 con il rinvio a giudizio chiesto dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. L’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Adesso, la richiesta del procuratore generale innanzi la Corte d’Appello di Palermo è di una condanna a 7 anni e 4 mesi di reclusione. Tracciamo un excursus storico: maggio 2012, inizia il processo con rito abbreviato davanti al tribunale di Palermo.

I Pm chiesero la condanna di D’Alì a 7 anni e 4 mesi ma nel settembre 2013 il Gup di Palermo ha assolto il senatore d’Alì per i fatti successivi al 1994 e dichiarò il non dover procedere (per prescrizione) per i fatti antecedenti al 1994. La procura propose ricorso. Nel settembre del 2016 la corte d’appello conferma la sentenza di primo grado (assoluzione per i fatti successivi al 1994, prescrizione per quelli precedenti). Nel gennaio 2018 la sentenza d’appello del 2016 venne annullata dalla Cassazione, ordinando il nuovo processo d’appello nell’ambito del quale è giunta la richiesta di condanna del Procuratore Generale.

Nel frattempo, tra il primo e il secondo processo d’appello la DDA di Palermo ha chiesto la misura del soggiorno obbligato a Trapani, ritenendo d’Alì un soggetto socialmente pericoloso. Erano i tempi della corsa dello stesso per le elezioni a sindaco nel Comune di Trapani. Richiesta accolta dal Tribunale Misure di Prevenzione di Trapani nel 2019 e avverso la quale il senatore trapanese ha proposto un ricorso, definitivamente accolto dalla Cassazione qualche settimana fa. Si è messa quindi la parola fine alla questione della pericolosità sociale di d’Alì, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale.

Attendiamo, tra qualche settimana, l’esito della sentenza dell’appello bis.

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