Safina (PD) contro Schifani: "Maggioranza evaporata, il governatore firma nomine solo per sopravvivere"

Il deputato dem attacca il governatore dopo il reintegro della dirigente Di Liberti

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
15 Maggio 2026 10:49
Safina (PD) contro Schifani:

Il deputato regionale del Partito Democratico, Dario Safina, lancia un duro attacco contro il presidente della Regione, Renato Schifani, descrivendolo come un sovrano isolato in un Palazzo d'Orléans ridotto a una corte borbonica in decomposizione. Safina evidenzia come, dopo il fallimento del rimpasto naufragato al primo voto segreto all'Ars, la maggioranza sia ormai evaporata e il governatore sia costretto a cedere ai ricatti dei partiti pur di sopravvivere.

L'esponente dem definisce grottesco il clamoroso dietrofront sulla legalità operato da Schifani. Il presidente ha infatti revocato la sospensione di Maria Letizia Di Liberti, rimettendola alla guida del dipartimento Famiglia, e ha restituito piene deleghe all'assessora Nuccia Albano. Safina ricorda che questi stessi provvedimenti erano stati presi sei mesi fa dallo stesso governatore in seguito all'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto l'area politica di Totò Cuffaro. Secondo il parlamentare del PD, Schifani non governa più nulla ma subisce le decisioni dei partiti, mentre l'opposizione continua a pretendere invano quella trasparenza e quella verità politica che Palazzo d'Orléans copre con il silenzio.

La nota diffusa agli organi di stampa:

C’è un’immagine che ormai descrive perfettamente Renato Schifani: solo, impolverato, con la parrucca della Restaurazione addosso come un sovrano del Congresso di Vienna fuori tempo massimo, chiuso a Palazzo d’Orléans a firmare nomine pur di tenere buoni partiti che non lo sostengono più ma semplicemente lo sopportano. La scena politica siciliana è ormai grottesca. Due settimane fa Schifani annunciava il grande rimpasto di giunta che avrebbe dovuto rilanciare il governo regionale. Il risultato? Al primo scrutinio segreto chiesto dall’opposizione, la sua maggioranza evapora. Sparita. Dissolta.

Ognuno vota come vuole, contro chi vuole, per interessi di corrente o per regolamenti di conti interni. Altro che coalizione: è un condominio litigioso senza amministratore. E mentre l’Aula certifica ogni giorno l’inesistenza della maggioranza, Schifani cosa fa? Rimette in piedi il vecchio sistema. Ripristina lo status quo. Riporta tutti al loro posto, come se nulla fosse accaduto.

Oggi pomeriggio è stata revocata la sospensione di Maria Letizia Di Liberti ed è stata nuovamente affidata a lei la guida del dipartimento regionale della Famiglia e delle Politiche sociali, proprio quel dipartimento travolto da polemiche, sospetti e veleni politici. Una sospensione decisa dallo stesso Schifani lo scorso novembre dopo l’inchiesta che coinvolse uomini vicini a Totò Cuffaro e dirigenti regionali accusati, secondo la Procura, di avere gestito bandi e informazioni riservate in favore degli “amici degli amici”. Sei mesi fa Schifani si presentava come il paladino del rigore e della legalità: sospensioni, revoche, dichiarazioni solenni, assessori esautorati perché il quadro giudiziario veniva ritenuto incompatibile con il governo della Regione.

Oggi invece accade l’esatto contrario. L’assessora Nuccia Albano, politicamente riconducibile a Cuffaro, era stata di fatto commissariata e privata delle deleghe. Ora è tornata pienamente al suo posto. E non basta: proprio nel momento in cui Totò Cuffaro arriva a chiedere il patteggiamento, Schifani decide di riconfermare anche la dirigente sospesa. Delle due l’una: o Schifani è politicamente schizofrenico, oppure è ostaggio dei partiti che lo hanno eletto. Una terza ipotesi però appare sempre più evidente: non governa più nulla. Firma. Subisce. Ratifica.

Ogni nomina sembra il prezzo da pagare per sopravvivere un altro giorno dentro una maggioranza che ormai lo ricatta politicamente a ogni voto d’Aula. E allora la domanda è semplice: perché riportare Di Liberti proprio all’assessorato Famiglia? Proprio lì dove si sono concentrate le ombre più pesanti? Proprio lì dove, secondo quanto emerso pubblicamente negli ultimi mesi, si sarebbero consumati i rapporti opachi tra politica, dirigenti e gestione dei bandi? Il PD lo chiede da mesi: chiarezza, trasparenza, verità politica prima ancora che giudiziaria. Ma da Palazzo d’Orléans non è arrivata una sola risposta. Solo silenzi. E restaurazioni.

Schifani ormai governa come i monarchi decadenti: isolato, circondato da cortigiani, terrorizzato dall’idea che la sua stessa maggioranza possa staccargli la spina da un momento all’altro. E nel tentativo disperato di tenere insieme i cocci del centrodestra siciliano, continua a riesumare uomini, dirigenti e assetti che lui stesso aveva dichiarato incompatibili appena sei mesi fa. La Sicilia merita un governo, non una corte borbonica in decomposizione.

Dario Safina, Deputato regionale del Partito Democratico

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