Pesca. Maxi-truffa sui fondi UE destinati ai pescatori del catanese e finiti nella mani dei colletti bianchi

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
27 Giugno 2014 09:02
Pesca. Maxi-truffa sui fondi UE destinati ai pescatori del catanese e finiti nella mani dei colletti bianchi

Al centro dell'inchiesta "Poseidon" della Procura di Catania, sfociata nel rinvio a giudizio di sei persone per una presunta truffa all'Ue da 2,6 milioni di euro,

c'è il Patto integrato territoriale (Pit) 30 "Patto delle Aci", un bando Por Sicilia 2000-2006, pubblicato nel 2004.

Sono 9 i progetti finanziati. Quattro progetti per Acireale (in totale 1.497.200 euro) e cinque per Aci Castello (1.268.000 euro). Le indagini partono da una serie di esposti di Alfio Fabio Micalizzi, presidente regionale dell'Associazione pescatori marittimi professionali, che denunciava alcuni "scandali" all'interno della marineria del Catanese. una serie di denunce aventi ad oggetto varie irregolarità nell'erogazione e destinazione di finanziamenti europei a sostegno del settore della pesca nei Comuni appartenenti al "Patto delle Aci".

I progetti riguardavano il sostegno del settore della pesca nei Comuni del "Patto delle Aci", in particolare la creazione di un marchio di qualità del pescato (5 mila dvd sul "Marchio di qualità del pescato" costati 20 mila euro). I contributi sono stati ottenuti mediante un meccanismo costante di frode che, tra le altre condotte, prevedeva l'affidamento degli incarichi a soggetti privi dei requisiti professionali, la mancata giustificazione documentale delle spese, l'omessa presentazione del DURC al fine di attestare la regolarità contributiva nonché gli omessi controlli degli Enti capofila sull'avanzamento dei progetti e sulla regolarità della documentazione giustificativa.

Le indagini iniziate nel 2011 si sono concluse nell'aprile del 2013 con il deposito della comunicazione di notizia di reato a seguito della quale la Procura della Repubblica ha proceduto all'iscrizione nel registro degli indagati di nove soggetti per i quali emergevano ipotesi di reato.

E' stata invece avanzata richiesta di archiviazione nei confronti di due soggetti (Massimino Stefania e Moschitto Antonino) mentre nei confronti degli altri sette indagati è stata presentata richiesta di rinvio a giudizio per i reati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe in danno della Comunità Europea e della Regione Sicilia. Nei confronti di Leotta Gaetano, imputato per il reato associativo e per concorso nei fatti concernenti il comune di Acireale, è stata pronunciata in sede di giudizio abbreviato sentenza di assoluzione, con motivazione contestuale, dalla quale emerge la indicazione di responsabilità di altri soggetti.

L'inchiesta "Poseidon" del Pm Alessandra Tasciotti, sotto il coordinamento del procuratore Capo Giovanni Salvi ha portato alla luce, attraverso le indagini condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia Costiera e dalla Capitaneria di Porto di Catania, un sofisticato sistema che vede protagonisti colletti bianchi e insospettabili, imprenditori, manager, funzionari, professionisti, rappresentanti di enti pubblici , tutti a giudizio con il rito abbreviato.

I rinviati a giudizio davanti al Tribunale per l'udienza del prossimo 7 ottobre, sono Antonino Felice Catara (ex presidente del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia), Laura Gulizia (dipendente del Comune di Aci Castello), Salvatore Li Calzi (imprenditore e consulente d'impresa), Pasquale Maggiore (titolare dell' azienda Mcq di Palermo e ritenuto «mente» di tutto il sistema), Orazio Gaetano Puglisi (ex presidente del Consorzio Catania Ricerche) e Francesco Giovanni Riccioli (titolare di un' azienda e consulente dei progetti).

27/06/14  11,00

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