È morto a 87 anni Nitto Santapaola, tra i boss mafiosi più potenti e sanguinari di Cosa Nostra. Era ricoverato dal 25 febbraio all’Ospedale San Paolo di Milano, dove le sue condizioni si sono progressivamente aggravate fino al decesso. Detenuto al regime di 41 bis nel carcere di Carcere di Opera, stava scontando diversi ergastoli. Considerato tra i mandanti delle stragi mafiose dei primi anni Novanta, tra cui quella di Strage di Capaci, in cui il 23 maggio 1992 persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, Santapaola è stato coinvolto in numerosi procedimenti per associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga.
L’arresto dopo 11 anni di latitanza. Nato a Catania nel 1938, è stato a lungo il capo del clan Santapaola-Ercolano, radicato nel territorio etneo. Latitante per oltre un decennio, fu arrestato all’alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel Catanese. Da allora ha scontato condanne definitive all’ergastolo per diversi omicidi e per il suo ruolo nelle stragi del 1992, tra cui quella di via D’Amelio.
Il “cacciatore” e le faide. Soprannominato “il cacciatore” per la sua passione venatoria, negli anni Settanta consolidò il proprio potere criminale espandendo gli interessi del clan nel controllo degli appalti pubblici, nelle estorsioni e nel traffico di stupefacenti. Parallelamente, tentò di costruire un’immagine imprenditoriale attraverso attività economiche apparentemente lecite. La sua cosca fu protagonista di sanguinose faide mafiose: negli anni Ottanta contro il gruppo guidato da Alfio Ferlito e, all’inizio degli anni Novanta, contro i clan rivali dei Cursoti, Cappello e Pillera. Tra le condanne definitive figurano anche quelle per l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava, assassinato nel 1984 a Catania, e per l’uccisione dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio.
Nitto Santapaola è stato figura centrale nelle indagini e nei processi sulla stagione delle stragi che insanguinarono l’Italia tra gli anni Ottanta e Novanta, con la sua morte si chiude uno dei capitoli più oscuri della storia recente della criminalità organizzata siciliana.