L'immagine dell'"Emerald Sakara", il mega yacht da crociera di lusso della compagnia Scenic Luxury Cruises and Tours, rimasto alla fonda (vedi a sx foto-collage di copertina) davanti al lungomare di Mazara del Vallo, è destinata a diventare l'ennesimo simbolo delle potenzialità inespresse dello scalo mazarese. Lunga 110 metri, con un pescaggio di circa 4,5 metri e battente bandiera delle Bahamas, l'unità ha ospitato una sessantina di turisti statunitensi che hanno raggiunto la città tramite tender per una breve visita, senza che la nave potesse attraccare nel porto canale.
Una scena che ha inevitabilmente riportato alla memoria quanto accaduto lo scorso 20 maggio, quando davanti alla costa mazarese sostò per diverse ore la "Seabourn Venture", una delle più moderne navi da crociera ultra-lusso al mondo. Varata nel 2022, lunga circa 170 metri e capace di ospitare fino a 264 passeggeri in 132 suite con veranda privata, la nave, progettata per navigare dai ghiacci polari agli arcipelaghi tropicali, dovette rinunciare all'ingresso nel porto di Mazara del Vallo a causa dell'insufficiente profondità dei fondali. Il comandante scelse quindi di rimanere alla fonda, offrendo un'immagine tanto suggestiva quanto emblematica.
Due episodi distinti, ma accomunati dalla stessa causa: l'impossibilità tecnica di accedere al porto canale. Una circostanza che assume un valore fortemente simbolico, perché dimostra come navi destinate al turismo internazionale di alto livello siano costrette a rimanere al largo non per scelta, ma per le limitazioni strutturali dello scalo. Un'occasione mancata che evidenzia il progressivo indebolimento della competitività del porto di Mazara del Vallo e, più in generale, il rischio di marginalizzazione economica di un territorio che ha costruito la propria storia e la propria identità sul mare.
Il problema è noto da decenni. Il dragaggio del porto, atteso ormai da quasi quarant'anni, non è mai stato completato e nel tempo il progressivo insabbiamento ha ridotto profondità e capacità operativa dello scalo. Le conseguenze non riguardano soltanto l'accesso delle grandi unità navali, ma investono anche la sicurezza della navigazione e l'efficienza delle attività della marineria locale.
La recente revisione dei pescaggi consentiti da parte della Capitaneria di porto fotografa una situazione ormai strutturale. I dati batimetrici risultano rapidamente superati dall'evoluzione dei fondali e, invece di intervenire sulle cause del problema, le istituzioni sono costrette a gestirne gli effetti attraverso restrizioni operative sempre più penalizzanti. È il segno evidente di una paralisi amministrativa che si trascina da anni.
Il caso del porto canale di Mazara del Vallo rappresenta ormai uno degli esempi più significativi delle difficoltà della burocrazia regionale nel trasformare in realtà opere unanimemente considerate strategiche. Il dragaggio continua a rimanere bloccato tra contenziosi, questioni economiche e problematiche legate alla gestione dei sedimenti della cosiddetta "colmata B". Una controversia da circa 900 mila euro continua infatti a impedire l'avvio di un intervento ritenuto fondamentale per il rilancio dello scalo e dell'intera economia cittadina.
L'importanza dell'escavazione del porto canale e del fiume Mazaro fino alla foce è stata ribadita anche dal sindaco Salvatore Quinci nella Relazione annuale sullo stato di attuazione del programma amministrativo, illustrata al Consiglio comunale il 15 luglio scorso. Nel documento il primo cittadino sottolinea come il Comune stia seguendo con attenzione l'evoluzione della vicenda del dragaggio, definita ancora impantanata in "mille pastoie burocratiche". Contestualmente è stato affidato uno studio sulla manutenzione dei fondali, anche attraverso l'utilizzo della draga acquistata dal Comune grazie a un finanziamento del MASAF.
La relazione evidenzia inoltre il prossimo completamento degli ulteriori lavori nel nuovo mercato ittico di piazzetta Scalo, propedeutici al futuro bando per la gestione della struttura, e rilancia un obiettivo considerato decisivo per il futuro dello scalo: l'inserimento del porto di Mazara del Vallo nel Sistema dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. "Per sostenere questo percorso è stato affidato -si legge nelal stessa Relazione- uno studio preliminare destinato ad avviare l'iter amministrativo (e politico necessario)".
Nel frattempo, però, a pagare il prezzo più alto dell'immobilismo sono soprattutto i pescatori e l'intero comparto marittimo. Fondali sempre più ridotti, presenza di detriti e manovre rese più complesse aumentano quotidianamente le difficoltà operative della marineria mazarese, una delle più importanti del Mediterraneo. Anche fenomeni naturali come il "marrobbio" possono diventare ancora più pericolosi in un porto che non riceve da anni gli interventi di manutenzione necessari.
Senza un'accelerazione concreta delle procedure, una soluzione definitiva ai contenziosi e un percorso amministrativo chiaro anche sul piano ambientale, il porto di Mazara del Vallo rischia di permanere in una condizione di precarietà cronica. Così, dopo la "Seabourn Venture", anche la presenza dell'"Emerald Sakara" davanti alla città rischia di trasformarsi nell'ennesima fotografia di un'opportunità perduta: il simbolo di un porto che continua ad osservare da lontano le occasioni di sviluppo che potrebbe invece accogliere.
Francesco Mezzapelle