Dallo svincolo della Statale 115 ai supermercati, fino alla raccolta dei rifiuti: la protesta degli autotrasportatori mette a nudo la fragilità di un sistema economico sotto pressione. A Mazara del Vallo il disagio comincia a trasformarsi in qualcosa di più inquietante: gli scaffali di alcuni supermercati iniziano a svuotarsi, i camion restano fermi, la circolazione rallenta e persino la raccolta dei rifiuti rischia di finire in difficoltà. È il primo segnale di una crisi che potrebbe allargarsi rapidamente, mettendo sotto pressione famiglie, imprese e servizi essenziali. Dietro tutto questo c’è il caro-vita, ma soprattutto un prezzo del carburante che sta strangolando chi lavora e produce.
Da ieri pomeriggio anche Mazara è diventata uno dei punti della protesta contro il caro-gasolio. Una decina di tir è ferma sulla Statale 115 (vedi foto da noi scattata questa mattina), all’ingresso e all’uscita dell’autostrada, mentre una cinquantina di persone presidia il blocco. Autotrasportatori, dipendenti, imprenditori agricoli, operatori della pesca, commercianti e persino gestori di supermercati: categorie diverse, accomunate dalla stessa esasperazione (vedi la nostra diretta video ieri pomeriggio nel presidio sulla SS115 Clicca qui).
"Ci arrivano notizie di proteste finite e di accordi raggiunti, ma non è assolutamente vero», denunciano i manifestanti. «Per noi che lavoriamo su strada non è cambiato nulla. I soldi promessi sono gli stessi annunciati in precedenza, il prezzo del gasolio non scende e non abbiamo ricevuto neanche un centesimo. Andremo avanti fino a quando non arriveranno risultati concreti dal Governo nazionale. Degli annunci non ce ne facciamo nulla. Questi camion fermi sono tutta la nostra vita e il nostro lavoro".
Parole dure, che fotografano una disperazione economica ormai difficile da contenere. Gli autotrasportatori definiscono «una farsa» l’accordo siglato a livello regionale e chiedono interventi immediati: un tetto ai prezzi alla pompa e il taglio delle accise, ricordando le promesse fatte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la campagna elettorale del 2022.
Perché quando il gasolio diventa insostenibile, non si ferma soltanto un camion. Si ferma la possibilità di consegnare merci, di rifornire i negozi, di sostenere i costi di un’impresa familiare. In un territorio che vive di pesca, agricoltura e logistica, il rischio è che il costo dell'energia diventi il colpo di grazia per attività già costrette a fare i conti con margini ridotti e spese crescenti.
E mentre i tir restano fermi, l'emergenza entra anche nelle strade e nelle case. Il blocco dei mezzi pesanti sta infatti producendo ripercussioni anche sulla filiera dei rifiuti. I cassoni pieni non possono essere trasferiti alle piattaforme di destinazione, alcune delle quali sono ormai sature. Senza nuovi spazi disponibili, i conferimenti rischiano di interrompersi, coinvolgendo numerosi Comuni, compreso quello di Mazara del Vallo.
L'Ufficio Ambiente comunale fa sapere che l'Amministrazione sta cercando una soluzione, già entro sabato 24 ottobre, per svuotare i cassoni e riprendere i conferimenti, in attesa del ritorno alla normalità. Le conseguenze del fermo sono previste almeno fino al 27 ottobre. Il Comune comunicherà attraverso i propri canali le eventuali frazioni di rifiuti temporaneamente non conferibili, invitando i cittadini a evitare spostamenti inutili e ricordando che l'abbandono dei rifiuti è sanzionabile e, nei casi previsti dalla legge, può costituire reato.
Intanto, nei supermercati, gli scaffali che cominciano a svuotarsi alimentano la preoccupazione dei consumatori, già provati dall'aumento dei prezzi. È ancora presto per parlare di una paralisi generalizzata, ma i segnali sono sufficienti per capire quanto sia fragile un sistema che dipende dalla continuità dei trasporti. I manifestanti chiedono ai cittadini di comprendere le ragioni del blocco e di unirsi alla protesta: non -sostengono-per creare disagi, ma per difendere il lavoro e l'economia del territorio.
Il prossimo appuntamento è il tavolo interministeriale del 27 ottobre, dal quale si attendono soluzioni strutturali. Ma il tempo degli annunci, per chi ogni giorno mette in moto un camion e deve fare i conti con il costo del carburante, sembra ormai scaduto.
Quanto può resistere una città (ovviamente il discorso è mallargato anche ad altri territori comunali) quando chi trasporta le merci non riesce più a lavorare e chi produce non riesce più a guadagnare? Se non arriveranno risposte concrete, la protesta potrebbe proseguire a oltranza. E allora il problema non sarà più soltanto il traffico rallentato o il camion fermo allo svincolo. Sarà il rischio che un'intera economia locale cominci a incepparsi, un servizio dopo l'altro, mentre il conto della crisi ricade ancora una volta su lavoratori e cittadini.
Francesco Mezzapelle