Nei giorni scorsi si è spento all'età di 88 anni Francesco Asaro, figura storica della marineria di Mazara del Vallo e memoria vivente di una stagione della pesca che ha attraversato generazioni, sacrifici e profonde trasformazioni. Nel pomeriggio di giovedì 5 novembre, nella Basilica Cattedrale, si sono svolti i funerali, ai quali hanno preso parte familiari, amici e quanti ne hanno conosciuto il percorso umano e professionale.
Asaro è stato anche l'ultimo presidente della “Casa del Pescatore”, l'associazione che aveva sede in via Luigi Vaccara, prima dell'avvio dei lavori di ristrutturazione della struttura, incarico che ha ricoperto fino al 2022. Un ruolo attraverso il quale ha continuato a mantenere vivo il legame con il mondo della marineria e con la sua storia. Nel 1990 gli era stata conferita dal Presidente della Repubblica la Medaglia d’Onore per lunga navigazione di I grado, riconoscimento che testimoniava una vita interamente dedicata al mare.
La redazione di Prima Pagina Mazara vuole ricordarlo riproponendo una nostra intervista realizzata nel febbraio 2022 per la rubrica “La pesca della memoria”, nata proprio per raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la storia della pesca mazarese.
Allora Francesco Asaro (in una foto da noi scattata alla Casa del Pescatore) aveva 84 anni. Ex motorista e armatore, conosciuto con la 'ngiuria “Cardeddra”, ci aveva accompagnato nei ricordi della sua infanzia, dei primi lavori e degli anni trascorsi a bordo dei motopesca di famiglia. Ma soprattutto aveva raccontato un episodio doloroso, rimasto indelebile nella sua memoria.
Aveva appena 14 anni, era l'estate del 1952. Dopo essere stato bocciato all'Istituto professionale Marittimo, il padre aveva deciso di mandarlo a navigare sul più grande motopesca della famiglia, il “Salvatore Asaro”. Durante una battuta di pesca, l'imbarcazione si stava dirigendo verso la Sardegna per vendere il pescato a Cagliari. Fu proprio durante quella navigazione che il comandante, suo cugino Cosimo Gancitano, ricevette una notizia terribile: suo padre Michele, che aveva appena 54 anni, era morto.
Il comandante e l'equipaggio decisero di non dirgli nulla, per non sconvolgerlo durante il viaggio. Arrivati a Cagliari, mentre si trovavano al mercato per vendere il pesce, venne improvvisamente deciso di ripartire. Il pescato rimase invenduto e la barca fece rotta verso Mazara. Francesco non riusciva a comprendere quella decisione. Soltanto dopo alcune ore gli comunicarono che era venuto a mancare un familiare. Pensò al nonno, vista l'età avanzata, ma non immaginò mai che potesse trattarsi del padre.
Il ricordo di quel momento, raccontato nel corso dell'intervista, era ancora accompagnato da una forte emozione: "Appena sbarcati a Mazara, uno dei miei parenti, appena sceso dal peschereccio, mi ha abbracciato e mi ha portato alla chiesa di San Nicola. Lì c'era la mia famiglia e i miei parenti. L'unico che non vedevo era mio padre: il suo feretro stava davanti all'altare. Sono rimasto davvero scioccato. Mi è mancato l'ultimo ricordo di mio padre".
Parole semplici, ma capaci di restituire tutta la drammaticità di un'esperienza vissuta da adolescente, lontano da casa, mentre il mare continuava a scandire il viaggio senza che lui sapesse che la sua vita stava cambiando per sempre.
Da quel momento, insieme ai due fratelli e alle sei sorelle, Francesco dovette contribuire a mandare avanti la famiglia. La madre, dopo la perdita del marito, non fu più la stessa. Lui, invece, tornò presto in mare, iniziando a lavorare a strascico sul “San Giuseppe”, l'imbarcazione più piccola della famiglia, e intraprendendo il mestiere di motorista, che avrebbe continuato fino alla pensione. Oltre al “Salvatore Asaro”, la famiglia possedeva anche i motopesca “San Pietro” e “Luciano”.
Con la sua scomparsa, Mazara perde un altro protagonista di quella marineria fatta di uomini che hanno conosciuto il mare non soltanto come luogo di lavoro, ma come destino, spesso segnato da sacrifici e rinunce. Ci lascia il ricordo di una vita trascorsa tra motori, pescherecci e navigazioni, ma anche una testimonianza preziosa di storia familiare e collettiva. E resta soprattutto quella frase, pronunciata nel 2022 con la commozione di chi, a distanza di settant'anni, non aveva mai smesso di sentire quel dolore: "Mi è mancato l'ultimo ricordo di mio padre".