La "supermafia" non è più solo un'ipotesi investigativa, ma una realtà sancita da una sentenza di primo grado. Nella tarda serata di lunedì, nell’aula bunker del carcere di Opera, il Gup di Milano Emanuele Mancini ha messo il primo punto fermo sull'inchiesta "Hydra": 62 condanne per un totale di oltre cinque secoli di carcere. Il verdetto di ieri 12 gennaio riconosce la solidità dell'impianto accusatorio della DDA, guidata dai PM Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Per il giudice, il cosiddetto “sistema mafioso lombardo” esiste e opera come un’unica, imponente organizzazione criminale dove ’ndrangheta, Cosa nostra e Camorra hanno superato le storiche divisioni per spartirsi affari e territorio.
Una "mafia a tre teste" capace di spaziare dal traffico di droga alle estorsioni, fino a sofisticati reati finanziari, riciclaggio e frodi fiscali. Il bilancio del rito abbreviato è netto: 62 condanne (a fronte di una richiesta complessiva di 570 anni di reclusione); 18 assoluzioni piene; 9 patteggiamenti. Mentre per 45 imputati che hanno scelto il rito ordinario il processo proseguirà nelle aule dibattimentali, il giudice ha disposto il proscioglimento per 11 persone che non avevano richiesto riti alternativi.
La sentenza di ieri segna una clamorosa vittoria per la Procura di Milano, rappresentata in aula dallo stesso Procuratore Capo Marcello Viola, a testimonianza dell'importanza strategica del procedimento. L’indagine Hydra era balzata agli onori della cronaca nell'ottobre 2023, scatenando un aspro scontro tra uffici giudiziari: all'epoca, il Gip Tommaso Perna aveva rigettato gran parte delle misure cautelari, negando l'esistenza di una struttura confederata tra le tre mafie. Quel muro è stato però abbattuto prima dal Tribunale del Riesame e poi dalla Cassazione, fino ad arrivare alla sentenza odierna che blinda, di fatto, l'esistenza della "Supermafia" in Lombardia.
Le accuse reggono su tutta la linea: dall'associazione di stampo mafioso (416-bis) all'intestazione fittizia di beni, fino al controllo ferreo di settori economici attraverso le false fatturazioni. La lettura del dispositivo, durata oltre sei ore, chiude uno dei capitoli più significativi della storia giudiziaria milanese degli ultimi anni, ridisegnando la geografia del crimine organizzato nel Nord Italia. Le rivelazioni del pentito "Scarface" e altri, confermano i legami con Cosa Nostra nel mandamento di Castelvetrano, il sistema "agiva all'ombra di Matteo Messina Denaro", avevano scritto i Pubblici Ministeri.
Del Processo Hydra, delle rivelazioni del pentito "Scarface", di Fidanzati, dei rapporti con il territorio storicamente legato a Matteo Messina Denaro, delle richieste avanzate dai Pubblici Ministeri, ne avevamo parlato qui: