L’artista Giacomo Cuttone ricorda l’amico Salvino Catania con una monografia e lancia un’idea: “Bisogna creare la Casa-Museo di Salvino”.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
18 Gennaio 2016 12:08
L’artista Giacomo Cuttone ricorda l’amico Salvino Catania con una monografia e lancia un’idea: “Bisogna creare la Casa-Museo di Salvino”.

Abbiamo ricevuto dal nostro lettore ed amico Giacomo Cuttone, artista mazarese, una monografia da lui realizzata in ricordo di Salvino Catania, noto ed estroso pittore mazarese scomparso, all’età di 68 anni, il 7 dicembre del 2013 a causa di un incendio scoppiato nel suo appartamento di via Roma n.36.

Una morte quella di Salvino Catania che destò molto scalpore in Città, molti cittadini mazaresi detengono un’opera del maestro Catania. Il prof. Giacomo Cuttone, molto amico di Catania con il quale ha condiviso gli anni della sua formazione artistica fin dalla morte del pittore ha manifestato l’intenzione di dedicargli una monografia che parlasse della sua arte e della sua vita; ricordi, articoli della stampa e fotografie (vecchie e nuove) che raccontassero il percorso dell’uomo-artista Salvino Catania. (in foto n.1 da sx il prof. Cuttone e Salvino Catania).

Giacomo, come è nata l’idea di questa monografia intitolata “Salvino Catania, una vita per l’Arte”?Cuttone: “Questa monografia vuole essere un primo tentativo per “storicizzare” l’uomo-artista Salvino Catania e fornire una visione più organica del suo lavoro. Da quando è morto Salvino, per mantenerne vivo il ricordo, sono state organizzate diverse mostre. Sono stati pubblicati altresì diversi articoli, una cartella contenente 12 riproduzioni di tele dell'artista a cura della Fildis e un libro di poesie (Giacomo Giannone, “Il sonno dell’insonnia”, Leonida Edizioni- Reggio Calabria), interamente dedicato all’artista mazarese.

Inoltre, al fine di ricostruirne la vita e l’opera di “Salvino Catania-Artista”, è stata creata una pagina Facebook. Non gli manca neanche una pagina su l'Enciclopedia libera “Wikipedia”. Molto -secondo il mio parere- rimane però da fare”.

Giacomo, in che modo?

Cuttone: “Bisogna superare la fase del “ricordo” per intraprendere quella più scientifica dello studio e pensare ad una struttura museale “viva”, in grado cioè di accogliere tutto il suo lascito. E’ necessario, infatti, svolgere un lungo e minuzioso lavoro di ricerca per ricostruire la biografia di Salvino. E ciò per restituire per intero la sua vita e la sua dimensione creativa, perché bisogna scongiurarne una versione romanzata e distorta.

Contrastare coloro che tentano di far passare un certo tipo di stereotipo dell’artista – l’idea cioè del “genio condizionato dalla pazzia”, piuttosto che includere la sua malattia o certe sue stravaganze nella comune condizione umana – è un dover e un obbligo di fedeltà all’opera e all’agire dell’artista mazarese. Bisogna fare una ricerca seria delle influenze subite da Salvino dalle opere degli artisti delle Avanguardie storiche del Novecento e contemporanee.

Per fare tutto ciò, bisogna creare un’istituzione a carattere scientifico (Archivio) in grado di raccogliere testimonianze e documenti su Salvino per renderli, successivamente, accessibili a coloro che saranno interessati a rivisitarne la vita e l’opera, curarne le mostre e le pubblicazioni".(in foto n.2 la copertina della monografia)

Giacomo, nella monografia hai anche parlato della possibilità di realizzare una Casa-Museo dedicata a Salvino Catania. Come?

Cuttone: “E’ necessario, infine, acquisire e restaurare la casa di via Roma 36 lasciando i segni e le tracce di colore dell’artista sui muri per farne una Casa-Museo e un centro di documentazione accessibile al pubblico. Infine voglio ricordare ai lettori che questa monografia è stata realizzata, con tutto il materiale raccolto (tuttavia ancora incompleto), questa monografia scaricabile gratuitamente (in formato pdf) da quanti volessero farlo al seguente link: https://www.file-pdf.it/2016/01/16/monografia-salvino-catania/monografia-salvino-catania.pdf  “

Ricordiamo la frase pronunciata da don Orazio Placenti ad inizio della sua omelia nel corso del funerale di Salvino Catania celebrato il 12 dicembre 2013 nella Cattedrale di Mazara: "I veri artisti non muoiono ma si eternizzano con la loro arte, per Salvino sarà la stessa cosa". In quella triste occasione una trentina di amici e conoscenti di Catania portarono in chiesa e poggiarono davanti all'altare, dietro il feretro, i quadri firmati dall'artista: fantasie cromatiche, crocifissi, fiori e figure partorite dal genio delle sue pennellate; "spontaneista" si definì nell'unica intervista concessa alle telecamere.

Anche la nostra Redazione vuole ricordare Salvino Catania, e lo vuole fare con una lettera inviataci (dopo 3 giorni dalla morte), e pubblicata l’11 dicembre 2013, dalla collega Giulia Martorana, una persona che ha condiviso alcuni anni della sua vita con Salvino Catania.

“Un grande esorcismo collettivo. Questo vedo su Fb. La morte di Salvino sta suscitando nei mazaresi la necessità, forse per molti inconscia, di "prendere le distanze", di trovare una giustificazione ad una morte assurda, di non sentirsi responsabili. Tra le righe leggo un sottile distacco. "Lo vedevo, ma non lo conoscevo"..."ha scelto di vivere in questo modo".. "i suoi problemi psichici"... Nessuno sceglie di vivere così, sono le circostanze della vita, l'indifferenza, il bivio che ad un certo punto imbocchiamo, a portarci a vivere la vita che abbiamo.

Certo ci sono anche le scelte e Salvino aveva scelto di non vivere da emarginato "pazzo". Ha preferito vivere da "emarginato artista", quando si è trovato davanti queste due alternative. Contrariamente a tutti coloro che hanno scritto su Fb, io lo conoscevo bene. Salvino era una persona colta, non uno che sputava frasi rubacchiate qua e là. Una formazione culturale eclettica, quindi, Salvino, non preoccuparti se chi ti ascoltava non capiva, tu lo sapevi bene e ne ridevi.. Una persona sensibile, che coglieva ciò che c'era dietro le persone e che quando creava un quadro da vendere ad una persona precisa, creava sulla base di ciò che vedeva nell'animo di quella persona.

Spesso era il nulla.. al quale dava comunque forma e colore. Aveva "scelto" Salvino? Cosa aveva scelto? di non farsi rinchiudere e imbottire di psicofarmaci? Mi raccontava che dopo i Tso la sua anima rimaneva svuotata per mesi, privata dalla scintilla del creare e dell'osservare, del pensare e dell'agire. Io lo conoscevo bene. Mi spinse 30 anni fa a dipingere, convinto che avessi talento. Manco da Mazara ormai da più di 20 anni, ma ci ritorno e quasi sempre lo incontravo. a volte mi evitava e se lo chiamavo mi faceva solo un cenno "No, non mi va"..

a volte parlavamo per un po' come a settembre, l'ultima volta che l'ho visto e l'unica volta che ha permesso di fare qualche foto, una sola insieme (vedi foto n.2). Salvino davanti ad un mondo fatto di corsa ai soldi ed alla "posizione sociale" aveva innalzato una corazza, ma bastava conoscerlo per fare breccia e incontrare la sua anima, nuda, dolente, curiosa e sempre speranzosa che qualcosa ancora potesse stupirlo. Io lo conoscevo Salvino. Di lui non ho neanche un quadro, ma di lui ho molto di più.

Ho il suo modo di essere e di pensare”. (in foto n.3 ultimo incontro fra Giulia Martorana e Salvino Catania). 

Francesco Mezzapelle

18-01-2016 13,00

{fshare}

In evidenza