Una vita vissuta sempre in “prima linea” quella di Italo Cucci. Un ritratto cinico e realista quello che gli regala Alessandro Ferrucci de Il Fatto Quotidiano: due intere pagine di intervista che, pennellata dopo pennellata, dipingono un ritratto autentico e diretto di una delle firme più autorevoli e longeve del giornalismo sportivo italiano.
Italo Cucci si racconta sfogliando le pagine dei ricordi. A partire da quella lettera a Giovanni Spadolini, al tempo direttore del Resto del Carlino, che esordiva con un semplice “Sono un aspirante giornalista”. La risposta “Quando vuole si può presentare” segna l’inizio di una lunga avventura. Nel 1958 si iscrive all’Albo dei Giornalisti. Nel 1975 la prima direzione.
Nel corso della sua carriera Cucci attraversa la storia d’Italia lavorando al fianco di giganti come Enzo Biagi, ricordato come “un uomo inflessibile che lavorava come una bestia”. E con un maestro così non si poteva non dare il massimo. “Quando stavo al Guerin Sportivo, e vivevo a Milano, il mio triangolo era: redazione-casa-ristorante. Sono scappato il giorno della bomba a piazza Fontana”.
Una carriera straordinaria: dieci Mondiali, sei Olimpiadi, la direzione di Guerin Sportivo, Corriere dello Sport e QN. Volto storico del Processo di Biscardi. Nel 1964 una sua celebre inchiesta porta all’assoluzione del Bologna dalle accuse di doping. Un successo professionale che assolve la squadra e le fa vincere lo scudetto.
Da giovane è un “ragazzino di destra” con idee politiche molto chiare. Posizione che inizialmente lo penalizza ma che diventa poi la sua fortuna. Proprio a causa di queste idee Spadolini lo sposta dalla cronaca giudiziaria alla redazione sportiva di Stadio. Aprendogli di fatto le porte del giornalismo sportivo mondiale. La sua fortuna.
L’intervista si snoda, poi, con il racconto del rapporto con alcune delle figure più importanti del calcio italiano e mondiale. Quello con Arrigo Sacchi, ad esempio, un legame mai pacifico per via di divergenze sulla visione del calcio e culminato nella pubblicazione (decisamente non gradita al CT) dello stipendio percepito in Nazionale. “Gli chiedo scusa di tutte le cattiverie” chiosa Cucci. Di segno opposto quello con Bearzot, che Cucci ha sempre difeso predicendo la vittoria ai Mondiali del 1982 tra lo scetticismo generale. Infine, il legame con Diego Armando Maradona, dal memorabile primo incontro nel 1984 ai duri scontri su doping e droga. Fino a quell’abbraccio avvenuto nel 2006 che, tra le lacrime, sancisce la fine delle ostilità. Cucci confessa di avere anche rifiutato la presidenza del Napoli offertagli da Ferlaino perché avrebbe dovuto firmare l’addio di “El Pibe de Oro”. “Ho declinato”.
Oggi Italo Cucci ricopre la carica di Presidente dell’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria, luogo in cui ha deciso di vivere dal 2011. Qui, lontano dai campi da calcio ma sempre al centro della storia, si appresta ad accogliere il Presidente della Repubblica Mattarella in occasione delle celebrazioni del decennale di istituzione del Parco. Un’altra prestigiosa “prima linea” per un uomo che non ha mai smesso di stare dove accadono le cose.
Giuliana Raffaelli