L'Elzeviro di Bonagiuso : Signor Giudice Borsellino ci perdoni

Nel 29esimo anniversario della strage di via d'Amelio il ricordo di un uomo come pochi

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
19 Luglio 2021 14:15
L'Elzeviro di Bonagiuso : Signor Giudice Borsellino ci perdoni

Signor Giudice buongiorno,

Tutti la chiamano Paolo o la chiamano Borsellino. E ci lasciano una lacrima, mentre dicono il suo nome, magari perché lei figlio di quella stessa Sicilia che ha partorito quegli aborti di Riina e Provenzano è. Figlio di una Sicilia che voleva lottare per trasformare la puzza della mafia, il tanfo, lu sbrogghio, in profumo. Contro il compromesso morale, signor giudice, se lo ricorda vero? Il compromesso morale: quello che siamo pronti a denunciare in piedi sulle seggiole quando riguarda il nostro dirimpettaio, e che invece, a lu scuru scuru, magari pratichiamo.

Sì signor giudice noi predichiamo l'allustro di jorno e di notte spesso ci strichiamo con zecche, pulci e sanguisughe. Le ho scritto lo scorso anno, se lo ricorda vero? e non deve essere facile tra tutte ste fiaccolata e commemorazioni, e spettacoli chi un ci trasono niente, che servono solo a fare un poco di pubblicità a quelli che li fanno... Se si ricorda le avevo mandato una lettera, e le avevo chiesto perdono. Perdono perché la mia generazione non era riuscita a fare molto altro che un bello spettacolino con la trombetta o con l'attore che si lattaria tutto.

Lei è della kalsa, a Palermo, e queste parole le conosce bene. Sebbene sa parlare in perfetto italiano, signora giudice. Dopo un anno cosa è cambiato? Ovviamente niente. Quelli che ci dovevano fare le strade, quelli che ci dovevano mettere i treni sono tornati a prometterceli, come sempre, mentre il lavoro manca e la dignità se ne va a farsi benedire. Lei è morto su una bomba, signor giudice, e noi stiamo sempre a riquariare questa litania, perché è politicamente corretto dire che ora noi non siamo più..., che adesso i giovani non tollerano..., che in questa fase storica abbiamo un risveglio...

Di giorno, signor Giudice. Di giorno, e sotto i riflettori, siamo tutti svegli! Tutti, alla luce del sole mimiamo i giganti. Tutti che parliamo e facciamo proclami. È di notte che la politica fa la buttana, che i piccioli muovono tutte cose, che il potere fa fare il giro di giostra a chi gli lecca le scarpe... Noi, signor giudice Borsellino, le palle per andare nel posto dove è più probabile che ci ammazzino, non ce le abbiamo. Noi al massimo andiamo a fare la mangiata vietata in campagna perché siano sperti, ma col senso di giustizia vero a legnate ci siamo presi.

Infatti ci siamo inventati, signor giudice Paolo, la parola legalità. Così possiamo fare leggi di merda e in caso rispettarle e imporle come fossero giuste. Poi ci indignamo, sempre dopo, e sempre dopo abbiamo qualche cosa da ridire. Prima no. Dicono gli amici ebrei che Dio non catafotte tutte cose nel fuoco fino a quando sono in vita i saggi che ne tengono in vita il senso. Allora signor giudice facciamo che lei è vivo, per favore. Perché abbiamo bisogno di lei, delle sue timpulate nelle scuole, nei tribunali, nei parlamenti.

Facciamo che la bomba a Totò 'u curtu ci fece cilecca. O che ci scoppiò in culo. E che vinse la giustizia e non la giustizia dopo, al funerale. Signor giudice mi spiace non poterle scrivere cose nuove quest'anno. Ma cose nuove nuove non ce ne sono. E io sempre mi vergogno ogni ricorrenza a scriverle per dirle di perdonarci per la nostra tiepidezza. Per quel senso di acqua cavura arrifriddata, sempre io prego che lei ci possa perdonare.

Suo

Giacomo Bonagiuso

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