“Una punta di Sal”. Il caso Mattarella al Teatro Garibaldi di Mazara del Vallo

Redazione Prima Pagina Mazara

I grandi nodi irrisolti della storia italiana e la ricerca della verità tornano al centro del dibattito culturale a Mazara del Vallo. La splendida cornice del Teatro Garibaldi ha ospitato la proiezione di "Magma. Mattarella, il delitto perfetto", l'intenso docufilm firmato dalla regista Giorgia Furlan. L'evento è stato uno degli appuntamenti cardine dell'VIII edizione del Festival "Marenostrum", la prestigiosa manifestazione internazionale che porta sul territorio grandi nomi della fotografia, della magistratura e del giornalismo.

La pellicola accende i riflettori su uno dei delitti politici più oscuri e significativi della Prima Repubblica: l'assassinio di Piersanti Mattarella, l'allora presidente della Regione Siciliana ucciso a Palermo il 6 gennaio 1980. Fratello dell'attuale Capo dello Stato, Mattarella stava portando avanti una radicale opera di modernizzazione e pulizia politica all'interno delle istituzioni siciliane prima di essere fermato dal piombo mafioso. Lontano dai binari del classico documentario didascalico, "Magma" adotta il linguaggio visivo e il ritmo incalzante del thriller politico.

La regista Giorgia Furlan utilizza un montaggio serrato che intreccia interviste esclusive e materiali d'archivio storici, spesso rari, capaci di catapultare lo spettatore nell'atmosfera plumbea e sospesa dei tardi anni '70. La scelta delle luci, delle musiche e delle inquadrature accentua il senso di urgenza narrativa e restituisce con forza l'isolamento istituzionale a cui la vittima andò incontro prima del tragico epilogo.

Nel documentario, sbarcato anche su piattaforme globali come Netflix, Cosa Nostra non viene raccontata come un fenomeno puramente criminale o isolato, ma come un attore politico integrato, capace di dialogare con i vertici dello Stato e con i poteri occulti del periodo. L'opera scava nelle dinamiche della criminalità organizzata guidata dai Corleonesi, esplorando l'intersezione tra i clan siciliani, l'eversione nera e i depistaggi istituzionali compresi fra il 1978 e il 1980 (intrecciandosi con i casi Moro, Reina, Bachelet e la strage di Bologna).

Il focus si concentra sul perché Piersanti Mattarella dovesse morire: la sua inflessibile politica delle "carte in regola" voleva recidere ogni legame tra la Democrazia Cristiana e la criminalità. L'omicidio viene quindi analizzato come il "delitto perfetto" proprio perché orchestrato in quel "magma" indistinto in cui gli interessi mafiosi coincidevano con quelli di chi voleva bloccare il cambiamento in Italia. A dare voce e peso storico al racconto sono le testimonianze dirette di figure di spicco della cronaca e delle istituzioni italiane, tra cui il giornalista Attilio Bolzoni, che da figurante tenta di scalare le montagne accese illuminate dal fuoco, il magma appunto, l'ex parlamentare Luciano Violante, Rosy Bindi e Pino Arlacchi.

La proiezione al Teatro Garibaldi ha rappresentato un'occasione unica di memoria collettiva e impegno civile per la cittadinanza.

Salvatore Giacalone