Province siciliane, la DC rilancia l'elezione diretta: all'Ars un disegno di legge per restituire il voto ai cittadini
Restituire ai cittadini il diritto di eleggere direttamente presidenti e consigli delle Province e delle Città metropolitane, superando l'attuale sistema di elezione di secondo livello. È questo l'obiettivo del disegno di legge presentato all'Assemblea Regionale Siciliana dal gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, con primo firmatario il presidente della I Commissione Affari Istituzionali, Ignazio Abbate, insieme al capogruppo della DC Carmelo Pace. Il provvedimento, intitolato "Disciplina in materia di funzioni, organi di governo e sistema elettorale delle province e delle città metropolitane", punta a ridisegnare l'assetto degli enti di area vasta in Sicilia, intervenendo sia sul sistema elettorale sia sulle competenze attribuite a Province e Città metropolitane.
Il ritorno al voto popolare. L'aspetto più significativo della proposta riguarda il superamento delle elezioni di secondo livello, introdotte dopo la riforma Delrio e recepite in Sicilia con la legge regionale del 2015. Oggi, infatti, presidenti dei Liberi Consorzi comunali e componenti dei Consigli metropolitani di Palermo, Catania e Messina vengono eletti esclusivamente da sindaci e consiglieri comunali. Il disegno di legge propone invece il ritorno al suffragio universale, consentendo nuovamente ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Secondo Ignazio Abbate, il testo mira a "restituire un diritto democratico" ai siciliani, ampliando la partecipazione dei cittadini alla vita istituzionale.
Sulla stessa linea Carmelo Pace, che definisce il ritorno al voto diretto "un importante atto di democrazia", mentre il deputato Carlo Auteri parla di una norma capace di colmare "un vulnus democratico" che negli ultimi anni ha escluso gli elettori dall'elezione degli organi provinciali.
Nuovi organi e maggiore rappresentanza. Il disegno di legge ripristina una struttura di governo articolata su Presidente, Giunta e Consiglio. Il numero di assessori e consiglieri varierà in base alla popolazione della Provincia o della Città metropolitana, distinguendo tre fasce demografiche: enti con meno di 500 mila abitanti, tra 500 mila e un milione e oltre il milione di residenti. Viene inoltre introdotto l'obbligo che almeno il 40% dei componenti della Giunta appartenga al genere meno rappresentato, rafforzando il principio della parità di genere nella composizione degli organi esecutivi.
Le funzioni degli enti. Sul piano delle competenze, il testo prevede una fase transitoria durante la quale Province e Città metropolitane continueranno a esercitare le funzioni già previste dalla normativa regionale vigente. Entro 24 mesi, attraverso ulteriori provvedimenti legislativi, l'Ars potrà attribuire nuove competenze in settori strategici quali il servizio idrico integrato, le autorizzazioni amministrative, la mobilità sostenibile, il trasporto pubblico, le attività culturali, sportive e sociali, oltre agli interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere.
Il contesto: enti mai davvero riformati. La proposta della Democrazia Cristiana si inserisce in una vicenda istituzionale che in Sicilia si trascina da oltre un decennio. Nel 2013 il governo regionale annunciò l'abolizione delle Province regionali, sostituite dai Liberi Consorzi comunali e dalle tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. L'obiettivo era ridurre i costi della politica e ridefinire il governo del territorio. La riforma, tuttavia, è rimasta incompleta.
Gli enti non sono mai stati realmente soppressi, ma trasformati, mantenendo gran parte delle funzioni fondamentali, come la gestione delle strade provinciali, degli edifici scolastici superiori, della pianificazione territoriale e di numerosi servizi amministrativi. Parallelamente è venuta meno la rappresentanza politica diretta, sostituita dalle elezioni di secondo livello. Negli anni questo sistema ha alimentato un ampio dibattito. Da una parte chi sostiene che il modello garantisca minori costi e maggiore coordinamento tra i Comuni; dall'altra chi ritiene che abbia prodotto un evidente deficit di rappresentanza democratica, privando milioni di cittadini della possibilità di scegliere direttamente gli amministratori di enti che continuano a gestire servizi essenziali.Le sfide dei Liberi Consorzi. Oltre alla questione della rappresentanza, i Liberi Consorzi continuano a confrontarsi con difficoltà strutturali.
Le risorse economiche disponibili sono spesso insufficienti rispetto alle competenze assegnate, soprattutto per la manutenzione della rete viaria provinciale e degli edifici scolastici. A ciò si aggiungono problemi legati alla carenza di personale, conseguenza del lungo blocco del turnover e dei processi di riordino amministrativo. Negli ultimi anni diversi enti hanno beneficiato di finanziamenti nazionali ed europei destinati alle infrastrutture, ma permane l'esigenza di una governance stabile e di un quadro normativo definitivo che chiarisca ruolo, competenze e capacità programmatoria degli enti di area vasta.Un dibattito destinato a proseguire.
Il disegno di legge della Democrazia Cristiana riapre quindi un confronto politico che accompagna la Sicilia da oltre dieci anni: quale debba essere il futuro delle Province e quale modello di governo territoriale possa garantire insieme efficienza amministrativa e piena rappresentanza democratica. L'iter parlamentare all'Ars dirà se esistono le condizioni per riportare i cittadini alle urne anche per l'elezione degli organi provinciali. Un eventuale via libera segnerebbe un cambio di rotta significativo rispetto al modello finora adottato, restituendo agli elettori un ruolo diretto nella scelta degli amministratori degli enti di area vasta e aprendo una nuova fase nel processo di riordino istituzionale della Regione Siciliana.
Francesco Mezzapelle