Pesca, Mazara, la flotta (quel che ne resta) riparte tra crisi e nuove regole UE
Dopo la pausa delle festività e il forte maltempo dei giorni scorsi, la flotta peschereccia di Mazara del Vallo torna in mare. Una ripresa tutt’altro che semplice, segnata dalle difficoltà strutturali che da anni colpiscono il comparto: la grave crisi economica causata dall’aumento dei costi di armamento, carburanti e attrezzature, la crescente concorrenza delle marinerie del Nordafrica, le restrizioni sulle zone di pesca del Mediterraneo (le cosiddette Gsa), la riduzione delle giornate lavorative e le stringenti normative europee che prevedono una drastica riduzione della pesca a strascico entro il 2030.
A complicare ulteriormente il quadro è l’entrata in vigore, dal 10 gennaio, dell’obbligo per tutte le unità da pesca di dotarsi di un sistema di gestione video (VMS), come previsto dal Regolamento UE 2023/2842. Il sistema è finalizzato al monitoraggio continuo delle attività di pesca, al contrasto dei rigetti in mare e alla verifica dell’obbligo di sbarco delle catture soggette a limiti.
"È una misura incomprensibile che rende ancora più difficile il lavoro di armatori e pescatori -afferma Santino Adamo (in foto), armatore mazarese e referente di Federpesca in Sicilia- A bordo dei pescherecci sono già presenti strumenti satellitari e digitali con le stesse finalità, oltre alle telecamere installate anche per motivi di sicurezza. Inoltre, nella pesca di profondità del gambero rosso, il problema dei rigetti in mare non esiste". Un segnale positivo arriva però dalla decisione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) di concedere un periodo di transizione, necessario per consentire l’adeguamento tecnologico delle unità senza ulteriori ricadute sul settore.
Adamo richiama infine l’attenzione sul forte ridimensionamento della marineria di Mazara del Vallo, passata in vent’anni da circa 350 motopesca a poco più di 70. "Da tempo sembra esserci una strategia mirata ad azzerare la pesca a strascico. Le limitazioni delle Gsa concentrano i natanti in poche aree, con il rischio di ipersfruttamento, mentre altre zone restano inutilizzate. Nel frattempo le marinerie degli altri Paesi possono pescare liberamente nel Mediterraneo. In queste condizioni è difficile competere sui mercati. Per ora solo il prezzo del gambero rosso, circa 60 euro al chilo per la prima pezzatura, ci permette di coprire i costi".
Francesco Mezzapelle