“Il Giorno della Memoria”. Gli ebrei di Mazara del Vallo. La via Goti
“Shoah” è un termine ebraico con il quale viene indicato lo sterminio degli ebrei vittime del genocidio nazista. E oggi, 27 Gennaio, celebriamo il “Giorno della Memoria”. La memoria della Shoah, dello sterminio programmato delle popolazioni ebraiche di tutta Europa. E attraverso il ricordo delle vittime del più ostinato e ossessivo e folle dei piani del Terzo Reich ricordiamo tutte le vittime del nazismo. Perché questo ricordo, che come monito contro l’odio dovrebbe vivere nelle menti di tutti gli uomini, possa impedire il ripetersi di tragedie simili.
La Shoah è però unica. E’ diversa da ogni altro genocidio o strage abbia avuto luogo nella Storia. Mazara del Vallo ricorda il periodo ebraico in cui visse alcuni secoli prima, quando ha ospitato migliaia di ebrei. Alcuni documenti importanti dimostrano che la comunità di Mazara aveva un’organizzazione autonoma, e precisano anche la quantità di oro da versare “al rapacissimo regio fisco” in diverse e speciali circostanze. Più volte gli rbrei di Mazara parteciparono economicamente alle vicissitudini civiche e del territorio: essi, infatti, in tutti gli atti pubblici venivano considerati cittadini e non stranieri! Abili mercanti, commerciavano a fianco di genovesi e pisani.
La maggior parte si dedicava all’agricoltura, alla pastorizia, all’artigianato; in particolare essi erano fabbri, tessitori, tintori, tagliatori di pietra (pirriaturi), falegnami, muratori, bottegai, ma anche farmacisti e medici di valore. Ma quello che è poco noto è che vi era anche un’attività intellettuale di levatura tra gli ebrei di Mazara; la cittadina costituiva anche un buon mercato librario, dove si distinguevano eruditi come Callimaco Monteverde (ebreo poi convertito al Cristianesimo), autore di un “De laudi bus Siciliae”. Si stabilirono nel centro antico della città e, nel cuore del quartiere ebraico, tra la Piazza S.
Michele e la piazzetta della reggia-fortezza del sultano Ibn Mankut, c’è la via Goti dagli antichi edifici, erosi dal tempo (in foto di copertina l'ingresso alla via Goti da piazza San Michele). Il toponimo deriva dal nome Li Voti, un ebreo, abitante in questa strada che l’addetto alla toponomastica nel 1865 erroneamente cambiò in Goti. Gli ebrei abbandonarono la terra natia di Mazara il 12 gennaio 1493. Rimasero i cristianizzati che subirono molte angherie. L’allontanamento disastrò l’economia mazarese.
Soltanto nel 1782 fu posta la parola fine. Chi si sofferma oggi, nella via Goti o in un vicolo qualsiasi della Giudecca diruta, avverte un silenzio profondo, figlio della solitudine e dell’abbandono, un silenzio antico di secoli, forse lo stesso che accompagnò gli ebrei nel loro viaggio senza ritorno.
Salvatore Giacalone