Encomio solenne a due poliziotti che recuperarono un arto a seguito di un incidente avvenuto a Mazara del Vallo
Tra i momenti più significativi delle celebrazioni per il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, tenutesi il 10 aprile, spicca l’encomio solenne conferito all’assistente Giuseppe Vaiasuso e all’agente scelto Paola Iovino. Un riconoscimento che racconta una storia di sangue freddo, professionalità e determinazione, capace di fare la differenza tra una menomazione permanente e una concreta possibilità di recupero.
La cerimonia, svoltasi a Trapani dopo la deposizione di una corona d’alloro alla lapide dei Caduti alla presenza del Prefetto Daniele Lupo e del Questore Egidio Di Giannantonio, è proseguita nella Villa Margherita, dove sono stati premiati gli operatori distintisi in servizio. Tra loro, i due poliziotti protagonisti di un intervento tanto delicato quanto decisivo.
Era l’alba del 28 luglio 2024 quando, a Mazara del Vallo, un grave incidente stradale sconvolse la quiete della città. Un imprenditore ittico di 47 anni, a causa della scarsa visibilità dovuta anche alla fitta nebbia, perse il controllo della propria auto mentre percorreva la sopraelevata provenendo dal lungomare Fatamorgana, finendo fuori strada nel tratto in curva (vedi la foto da noi allora scattata) che precede la SS115. L’impatto fu violentissimo: l’uomo riportò il distaccamento di un arto superiore.
In uno scenario reso ancora più difficile dalle condizioni ambientali e dalla conformazione del terreno, Vaiasuso e Iovino non si limitarono alle operazioni di primo soccorso. Con lucidità e spirito d’iniziativa, avviarono immediatamente le ricerche dell’arto amputato, riuscendo a rinvenirlo a circa 500 metri dal luogo dell’incidente. Un gesto che si è rivelato provvidenziale.
Il recupero tempestivo ha infatti consentito ai medici dell’unità di chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico di Palermo, a seguito del coordinamento con i colleghi dell'ospedale "Abele Ajello", di intervenire con una complessa operazione di microchirurgia, durata circa otto ore. L’intervento ha permesso il reimpianto del braccio, seguito poi da un lungo percorso di stabilizzazione e riabilitazione.
Gli stessi medici hanno sottolineato come, in casi simili, la rapidità dei soccorsi e la corretta conservazione dell’arto siano fattori determinanti. Senza l’intervento dei due agenti, quell’operazione non sarebbe stata possibile.
L’encomio solenne riconosce dunque non solo un atto di servizio, ma una dimostrazione concreta di dedizione e senso del dovere. Una storia che restituisce il volto più umano della divisa, fatta di coraggio, competenza e attenzione alla vita delle persone.
Francesco Mezzapelle