Diabolik, Eva Kant e il colpo impossibile: il Satiro di Mazara nel mirino
Riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Giacomo Cuttone:
Dopo avere trasformato il Tempio di Segesta nello scenario perfetto di un’avventura in bianco e nero, Diabolik ed Eva Kant sembrano pronti a un nuovo colpo in Sicilia. Stavolta il bersaglio è il Satiro Danzante, il celebre bronzo riemerso dalle profondità del Canale di Sicilia e diventato simbolo della bellezza mediterranea. Tra fumetto, promozione culturale e ironia siciliana, il confine tra valorizzazione del patrimonio e avventura criminale sembra ormai sottilissimo.
Dopo il furto, infatti, del “Tesoro di Segesta” – l’albo speciale nato dalla collaborazione tra il Parco Archeologico di Segesta, CoopCulture, Nerd Attack ETS e Astorina – il Re del Terrore e la sua inseparabile complice puntano adesso al colpo definitivo: portare via il Satiro custodito nel Museo di Sant’Egidio di Mazara del Vallo. Del resto, l’“Operazione Segesta” si è rivelata un inatteso trionfo: il fumetto fuori commercio è diventato immediatamente oggetto di culto tra collezionisti, mentre il Parco lo ha già trasformato nel proprio ambasciatore alle fiere internazionali del turismo culturale, da Rimini a Londra.
Per il colpo di Segesta, Diabolik aveva studiato i manoscritti della Biblioteca Fardelliana, ritrovando gli antichi passaggi che conducevano al mare e che gli archeologi cercano ancora oggi. Pare che proprio durante il SegestaTeatroFestival il criminale si fosse confuso tra gli spettatori, elegantissimo come sempre, osservando il tempio illuminato e annotando mentalmente vie di fuga, tempi di percorrenza e perfino la posizione dei custodi.
A Mazara, invece, secondo le voci raccolte tra il porto e il mercato del pesce, Diabolik si sarebbe presentato alla Biblioteca comunale “Leonardo Bonanno” fingendosi uno studioso di archeologia subacquea, riuscendo a consultare mappe, documenti e vecchi rilievi del Canale di Sicilia senza destare sospetti.
L’esperienza accumulata con il “Tesoro di Segesta” avrebbe reso la coppia ancora più audace. Dopo avere trafugato una preziosa maschera appartenente a un facoltoso collezionista greco dal passato non proprio limpido, rubare un capolavoro attribuito alla scuola di Prassitele rappresenta quasi una naturale evoluzione della carriera criminale di Diabolik.
Eva Kant, raccontano i bene informati, avrebbe persino conservato la maschera di Segesta accanto ai gioielli più preziosi trafugati negli anni, definendola “l’unico reperto archeologico capace di stare bene con qualsiasi abito nero”.
Secondo indiscrezioni raccolte tra i pescatori mazaresi, il Re del Terrore si sarebbe già introdotto nel Museo di Sant’Egidio travestito da assessore regionale ai beni culturali: un travestimento talmente credibile che nessuno avrebbe notato differenze. Eva Kant, invece, avrebbe partecipato a un incontro sul patrimonio sommerso spiegando con sorprendente competenza come “valorizzare il territorio senza lasciare tracce”. Alcuni giurano di averla sentita proporre anche laboratori didattici, workshop per studenti e perfino una “caccia al tesoro archeologica” sul modello delle iniziative già annunciate dopo il clamore dell’albo segestano.
Il piano sarebbe degno della tradizione di Diabolik: approfittare di una notte di scirocco, neutralizzare gli allarmi con un marchingegno nascosto dentro un’arancina e sostituire il Satiro con una copia in 3D di resina benedetta dalla soprintendenza. A supervisionare la replica, secondo le dicerie, sarebbe stato addirittura un restauratore convinto di partecipare a una nuova iniziativa museale legata all’universo del fumetto.
Il Satiro Danzante, del resto, era già finito nel mirino della criminalità vera. Negli anni Novanta la mafia avrebbe progettato di trafugarlo per rivenderlo all’estero, salvo poi fallire clamorosamente. Una storia che, secondo gli investigatori, avrebbe molto irritato Diabolik: il Re del Terrore accetta tutto, tranne l’approssimazione professionale.
A preoccupare gli investigatori non è soltanto il furto, ma anche la possibile reazione del Satiro. Gli esperti ricordano, infatti, che la statua raffigura un essere in piena estasi dionisiaca, travolto dal vino e dalla danza vorticosa. “Se lo mettono sulla Jaguar di Diabolik”, avrebbe confidato uno storico dell’arte visibilmente scosso, “quello comincia a roteare sulla strada statale 115 e finiamo tutti dentro un rito bacchico”.
Nel frattempo il Ministero della Cultura avrebbe già trasformato l’emergenza in occasione di promozione turistica. Dopo il successo del fumetto “Il Tesoro di Segesta”, si starebbe pensando a nuove iniziative: mostre delle tavole originali, laboratori dedicati al fumetto, visite notturne teatralizzate e incontri dal titolo “Come trafugare un bronzo senza perdere l’eleganza”. Pare inoltre che alcune agenzie turistiche stiano già progettando pacchetti esperienziali sulle “tracce siciliane di Diabolik”, comprensivi di tempio dorico, cannoli e inseguimento finale.
Sembra inoltre che il prossimo albo speciale sarà ambientato direttamente nel Canale di Sicilia. Titolo provvisorio: “Diabolik contro il motopesca Capitan Ciccio”. In copertina, Eva Kant in impermeabile nero mentre tenta di convincere i pescatori che il recupero dei reperti archeologici rappresenti una singolare forma di pesca sostenibile. Sullo sfondo, l’ombra dell’ispettore Ginko emerge da una banchina portuale con lo stesso sguardo esasperato di chi ha appena scoperto che anche stavolta il criminale è riuscito a trasformare un furto internazionale in una raffinata operazione culturale.
L’ispettore Ginko, arrivato finalmente in Sicilia dopo interminabili rallentamenti lungo la Palermo-Mazara, avrebbe già individuato il punto debole del piano: “Diabolik può ingannare chiunque”, avrebbe dichiarato, “ma in Sicilia, appena sparisce una cosa, dopo cinque minuti lo sanno i custodi, i parenti e pure i pensionati seduti davanti al bar”.
Intanto il Satiro Danzante continua la sua eterna danza, ignaro del fatto che in Sicilia persino un tentato furto d’arte possa trasformarsi in racconto popolare, iniziativa culturale e attrazione turistica. E forse è proprio questo il vero capolavoro.