La data da segnare sul calendario della politica italiana è il prossimo venerdì 12 giugno. Quel giorno a Roma prenderà ufficialmente forma il "Progetto Civico Italia", una nuova formazione politica che punta a federare centinaia di amministratori locali e sindaci sotto un'unica bandiera. Il promotore dell'iniziativa, l'assessore capitolino Alessandro Onorato (a sx in foto di copertina), ha sintetizzato lo spirito della scossa con parole che non lasciano spazio a mediazioni: "I territori sono stanchi di portare l'acqua con le orecchie a partiti che non ascoltano più nessuno. Vogliamo dare voce a chi amministra davvero, a chi risponde ogni giorno ai cittadini e non alle segreterie romane."
L'obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare il civismo da fenomeno puramente locale a soggetto politico nazionale, ponendo fine a un rapporto giudicato troppo spesso "servile" nei confronti dei partiti tradizionali. Ma è davvero possibile una simile metamorfosi? E cosa ci insegna la storia politica italiana? Il tentativo di Onorato e dei sindaci che lo sostengono non nasce nel vuoto. La storia della Seconda Repubblica è costellata di esperimenti simili, quasi tutti naufragati o rimasti confinati a livello locale.
Con l'introduzione dell'elezione diretta del sindaco nel 1993, figure storiche come Leoluca Orlando (Palermo) e Massimo Cacciari (Venezia), per ricordare i più noti, incarnarono la prima vera stagione del civismo forte. Cacciari teorizzò a lungo un "partito dei sindaci", ma il progetto si scontrò con l'impossibilità di superare i veti e le strutture dei partiti nazionali.
Un esperimento di civismo trasversale nato in Sicilia è stata la “Rete” di Leoluca Orlando, che, pur ottenendo ottimi successi regionali, non riuscì mai a consolidarsi come alternativa strutturale nel Parlamento italiano. La storia dimostra che il passaggio dal "particolare" locale al "generale" nazionale rappresenta il vero scoglio insuperabile per i movimenti civici. Per capire la forza e, contemporaneamente, il limite del civismo, basta osservare la Sicilia e la provincia di Trapani. Il caso di Mazara del Vallo è emblematico: una realtà in cui le liste civiche non solo governano la città da circa otto anni, ma sono state in grado di esprimere e far eleggere, con elezioni di secondo livello, a presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani (l’ex Provincia) il sindaco Salvatore Quinci (a dx nella foto di copertina).
In ambito locale, il civismo funziona per tre motivi precisi: Il cittadino vota la persona, il professionista, il vicino di casa, non il simbolo. Le delibere comunali non sono né di destra né di sinistra; riguardano i rifiuti, le scuole, le infrastrutture e lo sviluppo del territorio. Le coalizioni civiche uniscono sensibilità diverse sotto un unico obiettivo programmatico.
Tuttavia, quando questo modello tenta di scalare verso lo scenario nazionale, incontra un paradosso strutturale. Un partito nazionale deve esprimersi su temi ideologici e macroeconomici: politica estera, alleanze internazionali, riforme fiscali, diritti civili. Su questi temi, la trasversalità pragmatica del civismo rischia di frantumarsi. Come possono coesistere nello stesso partito nazionale un amministratore civico di estrazione conservatrice e uno di estrazione progressista, uniti a livello locale dal bene comune, ma divisi a Roma dalle grandi scelte ideologiche?
Il "Progetto Civico Italia" cerca di aggirare questo ostacolo posizionandosi chiaramente nel perimetro del “centrosinistra riformista”. Onorato ha chiarito che l'iniziativa non vuole essere un elemento di disturbo o di rottura, ma un valore aggiunto: "Non nasciamo per dividere il campo, ma per arricchirlo con il pragmatismo di chi sa fare. Vogliamo essere il partito del fare, portando al tavolo della coalizione il peso reale dei territori, non le percentuali teoriche dei sondaggi."
La scommessa del 12 giugno non è quindi la creazione di un partito ideologico alternativo, ma di un “sindacato dei territori”. L'obiettivo realistico è creare una massa critica di amministratori locali così forte da costringere il Partito Democratico e gli altri alleati a contrattare i programmi e le candidature non più nelle stanze romane, ma partendo dalle esigenze dei sindaci.
La sfida del "Progetto Civico Italia" resta aperta. Se l'iniziativa si risolverà nell'ennesimo cartello elettorale per garantire seggi parlamentari a qualche leader locale, il civismo nazionale avrà fallito ancora una volta. Se invece riuscirà a mantenere viva la sua natura di collegamento diretto con i cittadini, portando nelle istituzioni centrali la concretezza amministrativa, potremmo essere di fronte alla nascita di un nuovo assetto per la politica italiana.
Salvatore Giacalone