“Una punta di Sal”. “Basta con i fatti. Vogliamo promesse”

Ieri nei comizi ed oggi sui social l’impossibile che diventa possibile. La politica dei sogni e delle promesse

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
04 Luglio 2021 10:34
“Una punta di Sal”. “Basta con i fatti. Vogliamo promesse”

Il sogno. Le promesse. Il possibile e l’impossibile. Albert Camus a Caligola fa dire: “….non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo”.

Caligola vuole la luna, vuole possederla e racconta: “E’ stato in una bella notte d’agosto. Ha fatto un po’ di storie. Io ero già a letto, e lei dapprima comparve, tutta sangue, sulla linea dell’orizzonte. Poi cominciò a levarsi sempre più leggera e rapida. Più saliva e più schiariva. Alla fine fu un lago d’acqua lattiginosa in mezzo a quella notte piena di fremiti d’astri. E’ entrata nella calura, dolce, leggera e nuda. Ha varcato la soglia della stanza: lenta e sicura è arrivata al mio letto.

Ci si è insinuata e m’ha inondato dei suoi sorrisi e del suo fulgore”. Caligola non dice mai “voglio andare sulla luna” come gli astronauti del nostro tempo, ma “voglio possederla” perché lui vuole l’impossibile.

Molti lo hanno sognato l’impossibile e ancora molti sognano il Paradiso sulla terra. Gli antichi Greci, per esempio, direbbero che per loro il sogno rappresenta un momento privilegiato, un momento di comunicazione fra l’uomo e gli dei. Per molti di noi invece il sogno, ancora oggi, rappresenta un’incognita, quell’enorme punto di domanda che sappiamo contenere immagini, pensieri, emozioni, create e vissute durante il sonno.Ci fanno sognare i politici con le loro promesse che ci fanno vedere tanto benessere, mari e monti incontaminati, che ci raccontano la favola di Cappuccetto Rosso in cui però il lupo cattivo si trasforma in un agnellino.

Molti anni fa, su un muro di Mazara, nei pressi della posta centrale, alla vigilia di una campagna per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale, una mano anonima tracciò una scritta diretta ai candidati: "Basta con i fatti. Vogliamo promesse". Ha invertito le parole, una sfida. Parecchio tempo dopo, un consigliere comunale eletto, una vecchia volpe della Prima Repubblica mi telefonò per dirmi che non riusciva a smettere di ridere ricordando quella scritta, una battuta del miglior Flaiano.

Un colpo di pennello imbrattato di rosso smunto, aveva messo a nudo l’ipocrisia, o forse sarebbe meglio dire la cialtroneria, di tante parole a vuoto pronunciate durante le campagne elettorali. Dove viene celebrato nei comizi ed oggi sui social l’impossibile che diventa possibile. Per esempio il terzo ponte di Mazara che colleghi il lungomare Mazzini con l’altra sponda, dove c’è il monumento a San Vito, per evitare il lungo percorso per raggiungere il Trasmazzaro e Tonnarella. L’impossibile per molti mazaresi diventa possibile, dimenticando che sul fiume transitano i pescherecci e che un ponte, per una risalita e una discesa di oltre dieci metri, ha bisogno di migliaia di metri ed infrastrutture di sostegno.

Oppure eliminare i passaggi a livello, forse qualcuno si potrebbe nelle lontane periferie, ma quelli del centro urbano per toglierli devi buttare giù case e palazzi, ammesso e concesso che ci siano anche le risorse finanziarie disponibili e che le Ferrovie dello Stato, taccino.

Certo Caligola potrebbe volere l’impossibile e chissà cosa farebbe da pazzo, noi in giro di Caligola ne vediamo molti in campagna elettorale, che ci fanno vedere l’impossibile e così, da anni, ci dicono che il terzo ponte si può fare e che i passaggi a livello si possono eliminare “basta la volontà politica” si dice. Ma di chi? Il tempo sembra aver non migliorato, ma peggiorato la situazione. Ormai si promette di tutto non solo prima di essere eletti: ma anche dopo. Non c’è praticamente giorno in cui chi è al governo non annunci, non faccia presagire, non comunichi l’imminente cambiamento in meglio. Non dobbiamo dimenticare, però, le nostre risorse nascoste e cioè che noi “siamo un popolo di santi, di poeti, di pensatori” una espressione, spesso citata in modo ironico ma in effetti è tratta da un discorso che tenne Mussolini il 2 ottobre 1935 in opposizione alle Nazioni Unite, che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia.

La frase è famosa perché riportata sul Palazzo della Civiltà, a Roma, nel quartiere Eur. Questa l’iscrizione completa: “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”. Quest’ultima categoria la considero cruciale. E non mi riferisco a chi ha trasvolato l’Oceano per primo come Italo Balbo ma a coloro che ad esempio hanno dovuto, nella nostra storia, trasmigrare dal sud al nord del Paese o in giro per i continenti a cercare fortuna, povera gente che erano o giovani ricercatori di talento che siano tutt’oggi, costretti a cercare altrove un’opportunità che gli consenta di vivere del proprio straordinario lavoro.

Mi riferisco, inoltre, a coloro che “trasmigrano” a tutt’oggi da un partito all’altro, inseguendo una poltrona o “il vitalizio” e di seguire il potente di turno. 

Un ministro ha fatto sapere, ad esempio, che abbasserà il canone Rai, lo stesso che un anno prima aveva promesso di abolire la povertà. Il suo ex amico, semplice senatore, aveva invece promesso l’espulsione di seicentomila clandestini e le ruspe sui campi Rom. Il loro capo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte poco dopo i botti di mezzanotte aveva garantito che il 2019 sarebbe stato "un anno bellissimo". E sappiamo come è finito. La stampa, anch’essa colpevole, fa da megafono e i politici ne provano grande piacere. Ora il tempo è scaduto. Non ci stiamo più. Siete al governo? Fate, invece di parlare. Quando avrete abolito il canone Rai, la povertà, i terremoti, i sequestri di pescherecci mazaresi, le piogge torrenziali e la morte, ne daremo notizia!

Salvatore Giacalone

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