Ultime della sera: “L’uomo cane”

Tanti anni fa a Mazara…..

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
25 Maggio 2022 18:40
Ultime della sera: “L’uomo cane”

Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, nella cittadina di Mazara del Vallo giunse un uomo che fu soprannominato “l’uomo cane” e che si legò alla città fino alla sua morte, avvenuta il 9 luglio del 1973. Tommaso Lipari, questo è il nome con cui l’uomo disse di chiamarsi, non aveva documenti con sé e la vita che scelse di condurre fu quella di un barbone. Lo si poteva vedere nelle vie del centro a tutte le ore del giorno e della notte. Non accettava elemosina, e mangiava e beveva solo quello che trovava per terra, concedendosi un unico lusso: le sigarette.

Camminava con degli strani cappelli, con un bastone e dei sacchetti nei quali metteva le poche cose che aveva. Pian piano tutti i cittadini si incuriosirono per la sua presenza e malgrado i suoi toni burberi e la sua manifesta volontà di restare da solo, si affezionarono a lui. Si interessarono sempre di più al suo passato e molti, conoscendolo meglio, si sorprendevano per il suo linguaggio forbito e per le sue conoscenze nel campo della matematica. In particolare, due cittadini, i fratelli Romeo, iniziarono a pensare che quel barbone in realtà fosse E.

Majorana, lo scienziato scomparso nel 1938. Una sera, parlando con Tommaso ne furono quasi certi e decisero di scoprire l’identità di quell’uomo. Ma i loro sforzi non furono mai ripagati perché non si giunse mai alla certezza che dietro il nome di Tommaso Lipari vi fosse l’uomo che il mondo scientifico aveva cercato inutilmente per tanti anni e di cui tanti si chiedevano quale fosse stata la fine. Lo stesso scrittore Leonardo Sciascia si interessò al caso, convinto anche lui che quell’uomo per le vie di Mazara del Vallo fosse Majorana.

Egli scrisse anche di una cicatrice sulla mano destra che “provava” l’identità tra Majorana e Lipari. Sembra che una pittrice, dopo aver chiesto al barbone la possibilità di ritrarlo in un quadro, riportò dettagliatamente nel dipinto la cicatrice.

Alle domande dirette sulla sua identità egli rispondeva sempre di essere Tommaso Lipari, un marinaio, ma non si tirava indietro quando i ragazzini gli portavano i quaderni con gli esercizi di matematica affinché lui li svolgesse. Era diventato un amico. Era l’uomo silenzioso che abitava le strade della città senza disturbare nessuno. Era l’umile che prendeva solo quello che gli veniva dato. Chi fosse in realtà non lo sapremo mai. Tommaso Lipari portò il segreto con sé. Si spense il 9 luglio del 1973.

Il 10 luglio nella Cattedrale della città si svolsero i funerali con tutti gli onori che si possono riservare ai cittadini illustri, alla presenza del sindaco, del vescovo e di una folla commossa, radunata per dare l’ultimo saluto all’uomo cane. Tra gli elogi funebri a lui diretti ricordiamo le parole di commemorazione del prof. Enzo di Marco che ne evidenziò la dignità e la signorilità: “ …Chi fosse, da dove fosse venuto, il perché di quella vita randagia, nessuno mai lo seppe… Aveva un accento di voce signorile, elegante, una urbanità di modi e di tratti che impressionò molto e quale non fu la meraviglia di alcuni giovani a sentirlo ragionare anche di filosofia e di arte…..

Visse lontano dagli interessi, dagli intrighi meschini e loschi… Addio Tommaso”.

di Josepha BILLARDELLO

La rubrica Le ultime della sera” è a cura della Redazione Amici di Penna.

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