Tentato sequestro motopesca Airone, il racconto dell’armatore Vito Rando Mazzarino

Redazione Prima Pagina Mazara
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17 Aprile 2015 13:12
Tentato sequestro motopesca Airone, il racconto dell’armatore Vito Rando Mazzarino

Aggiornamento sulla vicenda del sequestro del motopesca mazarese Airone. Abbiamo contattato telefonicamente l’armatore Vito Rando Mazzarino per farci raccontare gli sviluppi dell’ultima ora relativi al peschereccio che la scorsa notte, alle 3.30 era stato fermato a 35 miglia dal porto di Misurata (in acque internazionali mentre era impegnato in una battuta gambero rosso) da un rimorchiatore con a bordo uomini armati: “Da quanto ho appreso –ha raccontato Vito Rando Mazzarino-

dopo il fermo dal rimorchiatore sarebbero saliti a bordo del motopesca uno o due uomini armati che avrebbero obbligato con le armi l’equipaggio a seguire il rimorchiatore. Forse l’equipaggio comprendendo che l’arrivo a terra in una zona della Libia controllata da jihadisti (forse gli stessi che qualche giorno fa hanno aperto il fuoco contro una unità militare italiana che aveva tratto in salvo dei profughi in mare) ha immobilizzato l’uomo o i due uomini armati e considerata la velocità superiore del peschereccio rispetto al rimorchiatore ha invertito la rotta, dirigendosi verso nord direzione Lampedusa.

Il comandante Figuccia ha poi avvertito la Marina Militare Italiana, che distante un’ora e mezza dal luogo del sequestro, ha raggiunto dopo qualche ora il motopesca che nel frattempo aveva distanziato il rimorchiatore di 19 miglia. Poi –ha continuato Rando Mazzarino- la nave militare italiana ha scortato il peschereccio verso Lampedusa. Ho sentito la moglie del comandante Figuccia, Elisa Asaro, la quale aveva ricevuto da poco la chiamata del marito che l’aveva rassicurata, stavano tutti bene”.

L'equipaggio del motopesca Airone (lungo circa 30 metri con una stazza lorda di 200 tonnellate, vedi foto, ricostruito 11 anni fa, ex mp Francesco Paolo Lisma) è composto da sette uomini, tre mazaresi e quattro di origine tunisina: il comandante Alberto Figuccia, il direttore di macchina Mario Salvato (era stato sequestrato già nell’ottobre 2012) con il motopesca Maestrale), Giovanni Lo Pinto, ed il nostromo Ezzedine Keddri, insieme ad altri tre tunisini.

“Bisogna potenziare –ha concluso Vito Rando Mazzarino- la presenza militare in quelle zone di pesca in acque internazionali perché noi abbiamo bisogno di lavorare e pagare i debiti ed i costi ed avere qualcosa per potere sfamare le nostre famiglie. Per far partire la barca, giorno 13 (doveva mancare 40 giorni) abbiamo sostenuto un costo di circa 50.000 euro. Se non peschiamo andiamo in fallimento”.

Francesco Mezzapelle

17-04-2015 15,00

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