Squalo bianco nel Canale di Sicilia: catturate le prime immagini subacquee

L'incontro con il grande predatore nel Mediterraneo durante un'operazione di tutela dei fondali.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
08 Giugno 2026 22:53
Squalo bianco nel Canale di Sicilia: catturate le prime immagini subacquee

Un incontro eccezionale nelle acque del Canale di Sicilia potrebbe rappresentare una svolta per la ricerca marina nel Mediterraneo. Durante una missione di recupero delle cosiddette "reti fantasma" — attrezzature da pesca abbandonate che continuano a intrappolare e uccidere fauna marina — un gruppo di subacquei ha documentato quello che viene considerato il primo filmato subacqueo di uno squalo bianco adulto nel suo habitat naturale nel Mediterraneo.

L'avvistamento è avvenuto durante un'operazione coordinata dalla fondazione Healthy Seas insieme alle organizzazioni Ghost Diving e SDSS (Society for Documentation of Submerged Sites), impegnate nella rimozione di reti abbandonate da un relitto situato al largo tra la Sicilia e la Tunisia, in una delle aree più ricche di biodiversità del Mediterraneo ma anche tra le più sfruttate dalla pesca intensiva.

A immortalare l'animale (vedi foto) è stato il subacqueo tecnico olandese Derk Remmers, volontario di Ghost Diving. Il grande predatore è apparso improvvisamente durante la discesa verso il relitto, a circa 40 metri di profondità, sorprendendo il team impegnato nelle operazioni di recupero delle reti. Secondo gli esperti coinvolti nel progetto, pur essendo noti sporadici avvistamenti in superficie, non esistevano finora documentazioni video subacquee di uno squalo bianco adulto nel Mediterraneo.

L'importanza scientifica dell'evento va oltre l'emozione dell'incontro. Lo squalo bianco mediterraneo è considerato una popolazione estremamente vulnerabile e poco conosciuta. Gran parte delle informazioni disponibili deriva infatti da esemplari catturati accidentalmente dalle attività di pesca. Una documentazione diretta nel suo ambiente naturale potrebbe contribuire a comprendere meglio distribuzione, comportamento e stato di conservazione della specie.

Il sito dell'avvistamento è inoltre un'area già monitorata da ricercatori impegnati nello studio degli squali e degli ecosistemi marini del Canale di Sicilia. Durante la missione sono state svolte anche attività di campionamento ambientale tramite eDNA (DNA ambientale) e monitoraggio della biodiversità, con l'obiettivo di raccogliere ulteriori dati sulle specie presenti nell'area.

Paradossalmente, il protagonista della giornata non era lo squalo, ma il problema delle reti fantasma. Le immersioni precedenti avevano infatti documentato la presenza di tartarughe marine Caretta caretta e grandi pesci rimasti intrappolati negli attrezzi da pesca abbandonati. La missione ha consentito di recuperare diverse sezioni di rete che continuavano a rappresentare una minaccia per l'ecosistema del relitto.

«Momenti come questo ci ricordano quanta vita esista ancora nelle acque offshore del Mediterraneo e quanto sia importante proteggerla dalle minacce evitabili, come le reti abbandonate e la pesca eccessiva», ha dichiarato Veronika Mikos, direttrice di Healthy Seas.

L'eccezionale incontro, avvenuto in coincidenza con la Giornata Mondiale degli Oceani, rappresenta quindi non solo una scoperta straordinaria per la comunità scientifica, ma anche un potente richiamo alla necessità di tutelare uno degli ecosistemi marini più preziosi e fragili del pianeta.

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