Sequestro m/p “Cartagine”: reazioni politiche e diplomazia al lavoro

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Settembre 2013 14:25
Sequestro m/p “Cartagine”: reazioni politiche e diplomazia al lavoro

Stanno tutti bene i nove componenti dell'equipaggio (quattro italiani e cinque tunisini) del Cartagine, il motopesca della flotta di Mazara del Vallo che ieri sera è stato sequestrato a 70 miglia dalle coste nordafricane da una motovedetta tunisina

e dirottato nel porto di Sfax. Alcuni di loro, compreso il capitano Francesco Rifiorito, si sono già messi in contatto con i familiari per rassicurarli.

Le dichiarazioni dell'armatore Paolo Giacalone. "Quando è stato fermato dai militari tunisini il peschereccio Cartagine era in navigazione e non era impegnato in attività di pesca. Lo sapevo già ma lo conferma il Comando generale delle Capitanerie di porto di Roma attraverso il tracciato registrato dal blue box che il nostro natante ha a bordo". Lo ha detto Paolo Giacalone (in foto), uno degli armatori del Cartagine, di proprietà della Impremar srl. "Secondo un trattato italo-tunisino di circa 35 anni fa –ha spiegato Giacalone, che è anche consigliere regionale di Federpesca- i pescherecci possono transitare dalla zona del Mammellone purché non si fermino a pescare e il mio equipaggio non stava effettuando alcuna battuta di pesca.

Lo dimostra anche il fatto che a bordo ci sia soltanto gambero bianco, mentre nel Mammellone si pescano triglie". L'armatore ha raccontato di avere appreso dall'equipaggio di un altro peschereccio mazarese, il Twenty two, del fermo del Cartagine sul quale, dopo che era stato detto che doveva essere effettuato un semplice controllo, sono saliti a bordo due militari tunisini che hanno imposto di proseguire verso Sfax. Il Cartagine era diretto a Sud di Lampedusa per una battuta di pesca a fondale di gambero bianco.

Non è la prima volta che Paolo Giacalone subisce un sequestro di pescherecci. Nel luglio 2009 i libici gli avevano sequestrato il Tulipano e il Monastir, sempre in proprietà con il fratello Nicola, che vennero rilasciati dopo 13 giorni in seguito a una intensa attività diplomatica e a una intercessione dell'ex premier Berlusconi nei confronti dell'ex rais libico Gheddafi.

Toni Scilla, presidente di Confederazione Imprese Pesca Mazara, aderente a Federpesca, ed alla quale il peschereccio Cartagine è associato ha dichiarato: "siamo stanchi, è inaccettabile per la nostra marineria e mortificante per le ns. Istituzioni, continuare a subire sequestri ingiusti, il m/p Cartagine non era in pesca, ma in navigazione nella zona di riproduzione ittica denominata Mammellone, come si può facilmente evincere tramite il sistema di controllo satellitare denominato "Blue-Box" installato a bordo e collegato direttamente con il Comando Generale delle Capitanerie di Porto.

Questi continui ed illegittimi fermi, sono motivo di grande preoccupazione per le famiglie di marittimi che hanno il solo torto di andare a lavorare, e recano un danno economico notevole ad un comparto che sta, già di suo, attraversando un momento di crisi quasi irreversibile. E' opportuno ed indispensabile –ha aggiunto Scilla- l'intervento dei nostri Governi, regionale e nazionale, ai massimi livelli, poiché serve l'immediato rilascio del natante, ingiustamente sequestrato, ed al contempo definire una corretta politica della pesca che serve a garantire il diritto costituzionale al lavoro per le imprese e per i marittimi, creando le giuste condizioni, affinché nel Canale di Sicilia, si possa sviluppare benessere, fratellanza e pace".

Scilla ha concluso così: "se la risposta delle istituzioni, regionali e nazionali, questa volta non dovesse essere idonea, forte e decisa a difesa della marineria, non posso escludere reazioni eclatanti che potrebbero portare, anche, ad un blocco totale delle attività dell'intero comparto".

Il sindaco Nicola Cristaldi dal canto suo, appresa la notizia, è tornato a ribadire: "l'ennesimo sequestro di un peschereccio mazarese da parte di una vedetta tunisina conferma che c'è un clima pesante nel Mediterraneo. Con la Tunisia si riesce in qualche maniera a parlare, a differenza di altri Paesi come la Libia. Ci vuole un tavolo nel quale i rappresentanti dei Governi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo decidano il da farsi. Si può fare un'infrazione ma non c'è bisogno di sequestrare un peschereccio. Se c'è da mettere un'ammenda, la si metta, ma perché prendere un peschereccio, portarlo nel porto, compiere un'azione prepotente, mettere ammende molto salate? E' una situazione insostenibile! Informerò il Governo del disagio che vive la marineria di Mazara del Vallo e reitereremo la nostra richiesta perché tutto si risolva con la diplomazia".

Diplomazia al lavoro. Il presidente del Distretto della Pesca, Giovanni Tumbiolo, ha dichiarato alle agenzie di stampa: "lunedì mattina l'ambasciatore italiano in Tunisia, Raimondo De Cardona, che si è immediatamente attivato, telefonerà al ministro della Pesca tunisino per cercare di trovare una soluzione rapida. Quando è stato affiancato dalla motovedetta tunisina, il Cartagine si trovava in navigazione, diretto in un'altra zona di pesca. Persino la Marina Militare, mentre il peschereccio era dirottato verso Sfax, dopo che è intervenuta con un elicottero non è riuscita ad agganciare il contatto radio con il motopesca.

Verificheremo le carte nautiche e il tracciato della blue-box. Quel che è certo –ha sottolineato Tumbiolo- è che le autorità della dogana di Sfax adesso stanno esagerando. Noi da tempo abbiamo lanciato un grido d'allarme per denunciare quelli che si configurano come veri e propri atti di guerra. Queste continue aggressioni alla nostra flotta non creano solo un danno economico, ma il fallimento delle società armatrici e, a catena, di un'intera filiera. È una catastrofe occupazionale che rischia di mettere definitivamente in ginocchio il settore della pesca".

Un caso molto recente. L'ultimo motopesca mazarese sequestrato dalle motovedette tunisine, il Pindaro, era stato liberato il 20 agosto scorso dopo essere stato dirottato una settimana prima nel porto di Sfax. Per il rilascio dell'imbarcazione, avvenuto dopo una serrata trattativa diplomatica, l'armatore aveva dovuto pagare un'ammenda di 16 mila euro.

21-09-2013 16,20

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