Rosario Lisma e “la valigia dell’attore”. Intervista di Catia Catania all’attore mazarese.

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
14 Agosto 2015 09:51
Rosario Lisma e “la valigia dell’attore”. Intervista di Catia Catania all’attore mazarese.

Lo incontro per caso al Collegio dei Gesuiti, in una torrida sera d’agosto, nel corso di una premiazione letteraria. E’ appena arrivato per le vacanze, e mi chiede cosa succede in città. Ovviamente è una domanda oziosa, sa già tutto. Di lui mi piace quella meraviglia un po’ fanciullesca che gli accende il volto e lo sguardo quando gli racconti aneddoti, storie, personaggi, vicende di politica locale. Quell’espressione limpida e sorniona con cui ti ascolta, il sorriso che rimane a mezz’aria mentre il cervello registra e appunta ogni dettaglio.

"Sai, mi serve per lo spettacolo” dice ridendo. Andrà in scena fra qualche giorno, il 17 agosto, con il suo spettacolo “Di Giufà e di altre stupidità”, inserito nel calendario della rassegna estiva del Canto del Marrobbio. Si informa sulla rassegna, su come scorre l’estate mazarese, sugli umori della gente. Gli faccio presente che il suo è lo spettacolo più richiesto, che i suoi concittadini sono in trepidante attesa di riapplaudirlo. Di nuovo quell’espressione stupita, sorride. “Ma lo sanno che è lo spettacolo di due anni fa?” chiede divertito.” Forse è proprio per questo”, rispondo.

Due anni fa andò in scena proprio qui, in una sera come questa, in questo bellissimo scenario, a casa sua. Fu un successo straordinario. Da li in avanti un crescendo di successi, dal film di Pif “La mafia uccide solo d’estate”, strepitoso riconoscimento di critica e di botteghino, al suo spettacolo teatrale “Peperoni difficili”, alle fiction Rai e Mediaset. Quella sera, qui al Centro polivalente, divertì, emozionò, incantò il pubblico con una performance straordinaria, in cui andò in scena la sua lucida capacità di analisi della società, delle vicende politiche nazionali e locali, dove il suo occhio critico riesce a cogliere ogni sfaccettatura, ad analizzare, sminuzzare, scomporre e ricomporre ogni elemento , ogni dettaglio, a cogliere vizi, virtù, tic, ossessioni, coazioni a ripetere delle varie tipologie di personaggi che affollano la vita politica del nostro Paese e della nostra città, nonchè dei loro seguaci.

E la satira e l’umorismo, offerti allo spettatore con garbo, con eleganza, mai volgare, mai eccessiva, mai sopra le righe, con quell’ironia che diverte e fa riflettere, intelligente, che scava in fondo alle cose, diventa a tratti poesia, emoziona, scalda il cuore e rinfresca la mente. C’è tanto di Mazara, in questo spettacolo. Una Mazara che incanta e che commuove, rappresentazione oggettiva e soggettiva, vista da dentro e da fuori, dagli occhi di chi è andato via ma poi torna.

E in realtà lo spettacolo non è proprio lo stesso, è aggiornato e rivisitato in chiave più attuale. Perchè in due anni ne succedono di cose. E figuriamoci se lui non coglie gli umori, i cambiamenti, se non ha il polso dei movimenti, delle dinamiche, delle fluttuazioni, di tutto quello che si muove intorno alla politica, alla società, ai pensieri della gente, alle esternazioni e alle discussioni sui social network, su fb, questa piazza virtuale dove si riversano opinioni, scontri, crisi identitarie, veleni, schizzi di fango, ma anche grande umanità, racconti di storie vere e di generosità e che per lui rappresentano uno spaccato di vita a cui attinge per i suoi monologhi, per le sue storie.

Parliamo del suo lavoro, tra passione e impegno. Della sua ultima fatica, girata a Lampedusa. Perché nel suo lavoro c’è tanto di lui, del suo vissuto di uomo e di cittadino, della sua sensibilità, delle cose in cui crede. Di tutto ciò che lo identifica e lo rappresenta. Ogni scelta, ogni personaggio, ogni storia raccontano qualcosa di sè, del suo percorso umano e personale, delle sue opinioni, radicate ma filtrate sempre attraverso la lente del dubbio, senza mai abbandonarsi alla comodità della certezza, del dogma, della verità assoluta. E’ un caleidoscopio di emozioni e di idee, la vita di un attore. E’ andare al fondo delle cose, per capire e conoscere. E per restituirlo agli altri, con estrema generosità.

Parliamo di questo film, che lo vede protagonista insieme a Claudio Amendola e Carolina Crescentini. E non possiamo non parlare di Lampedusa. Questa piccola isola al centro del Mediterraneo che sembra portare sulle proprie spalle il peso di tanta disperazione, troppo spesso lasciata da sola a farsi carico di un’umanità sofferente in fuga da guerre, povertà, carestie, violenze di ogni tipo.

D. Com’è Lampedusa? Luogo di pace, di solidarietà e accoglienza o isola ferita, danneggiata nell’immagine, economicamente allo stremo?

R. Lampedusa è una piccola comunità, e rappresenta il prototipo di una società più allargata; quindi trovi una parte di questa comunità rappresentata da gente accogliente, generosa, solidale, e poi ci sono quelli che invece assecondano e alimentano l’istinto xenofobo e l’intolleranza. Ma l’istinto e le paure vanno controllati, placati, purtroppo invece ci sono tutta una serie di persone che vengono sopraffatte dall’odio e dalla paura, alimentati da chi ne fa motivo di propaganda e strumentalizzazione politica. E la cosa triste, la cosa che fa più rabbia è che se ne vantano, le portano addosso come medaglie, anziché vergognarsene profondamente.

D. Nel film interpreti il ruolo del sindaco. Hai avuto occasione di conoscere il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini?

R. Si, il film è ambientato nel 2008, il mio è un personaggio di fantasia, ma come Giusy Nicolini si ritrova in prima linea nel soccorso agli immigrati, nel sostegno al centro di accoglienza, e si batte per avere dal Ministero quegli aiuti che sono mancati. La Nicolini è una donna eccezionale, un sindaco che con la sua elezione ha riscattato quegli anni bui che portarono all’elezione, a Lampedusa, di un parlamentare della lega. Questa donna è invece la dimostrazione che ci si può battere per i diritti della propria terra e dei propri concittadini, senza dover rinunciare alla propria umanità, al soccorso e all’aiuto verso chi è in difficoltà. (in foto n.2 Rosario Lisma con sindaco Giusy Nicolini durante le riprese di "Lampedusa")

Continuiamo la nostra conversazione qualche giorno dopo. Questa volta siamo al mare, sulla scogliera di Quarara. Parliamo di Mazara, e non solo di questa bellezza mozzafiato del mare al tramonto.

“C’è una parte del film che è liberamente ispirata alla vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo che in una notte di alcuni anni fa, col mare in tempesta, aiutarono la guardia costiera a salvare centinaia di migranti in mare”, mi racconta.” Questa è una vicenda che mi emoziona e mi inorgoglisce. Pensare che delle persone, dei lavoratori che stanno facendo il loro mestiere, tra mille difficoltà, ogni volta che ci sono in mare degli uomini in difficoltà, tirano le reti in barca e corrono a soccorrerli, è un gesto che trasuda di immensa umanità. Perché questa è la legge del mare, non puoi voltarti dall’altra parte.”

“Sul set andavo molto orgoglioso di essere di Mazara, l’ho detto anche al regista durante il provino, e sono molto orgoglioso anche delle mie origini marinare, sia da parte di madre che di padre.”

“Io non sono di origini mazaresi, come a volte qualcuno dice. Io sono mazarese. E ho assaporato la bellezza di essere mazarese non solo sul set, ma anche al nord, a Milano, dove vivo. Stando lì è ancora più bello pensare che i miei concittadini vanno per mare a salvare vite umane, mentre loro vogliono rispedirli a casa loro e li ricoprono d’insulti. Anche se per fortuna non sono tutti cosi”.

E’ una persona di rara bellezza, Rosario Lisma. Brillante, colto, divertente, un po’ introverso, con quell’umanità e quella semplicità che solo le persone vere sanno conservare. Chissà perché mi viene in mente la canzone di De Gregori, una delle più belle, “la valigia dell’attore”. Mi chiedo di quante cose abbia riempito questa valigia, in tutti questi anni. Esperienze, emozioni, storie, racconti, incontri, camerini, teatri, città. Portandosi sempre dietro quel ragazzo di Mazara, crescendo ma rimanendo sempre fedele a se stesso, sempre più uguale a se stesso.

Catia Catania

14-08-2015 10,45

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