Naufragio motopesca “Garau”, Risarcimento milionario agli eredi dei pescatori mazaresi vittime

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
16 Dicembre 2015 22:53
Naufragio motopesca “Garau”, Risarcimento milionario agli eredi dei pescatori mazaresi vittime

“Una minima soddisfazione di fronte alla tragedia vissuta dalle famiglie delle vittime”. E’ così che l’avvocato Nicola Sammaritano definisce il risarcimento danni (complessivamente quasi tre milioni di euro) che la sezione civile della Corte d’appello di Palermo ha riconosciuto ai 14 eredi delle quattro vittime mazaresi del naufragio del peschereccio “Massimo Garau”. 

A pagare dovrà essere l’armatore, il 78enne Giuseppe Quinci. L’altro imputato del procedimento penale per omicidio colposo plurimo in concorso, l'ingegner Giuseppe Genovese, di 77 anni, ex funzionario del Rina, ha già trovato un accordo con i familiari dei marittimi sulla base di 400 mila euro. Se non l’avesse fatto, avrebbe dovuto pagare una cifra ben più cospicua.

Il motopesca “Massimo Garau” affondò nel Canale di Sicilia in tempesta il 16 febbraio del 1987 e nessuno dei 19 componenti d'equipaggio riuscì a salvarsi. In quindici (fra cui 14 africani) morirono annegati, mentre gli altri quattro furono trovati assiderati su una scialuppa (in foto il motopesca Garau recuperato successivamente). Il processo penale a Quinci e Genovese si concluse, in Cassazione, nel settembre 2005. Era stata la Corte d'appello di Palermo, due anni prima, a dichiarare il “non luogo a procedere per prescrizione del reato”. Un passo avanti per la parte civile (avvocati Nicola Sammaritano e Alfredo Galasso) dopo l’assoluzione sentenziata dal Tribunale di Marsala.

Ed è stata proprio la dichiarazione di prescrizione a consentire l’azione civile adesso sfociata nella vittoria degli eredi di Paolo Palaino (comandante), Geo Castelli (direttore di macchine), Matteo Asaro (nostromo) e Girolamo Perez. Adesso, molto probabilmente, l’armatore farà ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’appello e saranno i giudici romani a dire l’ultima parola.

A.P.

16-12-2015 23,30

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