Misteridicittà/Massoneria, mafia e complotti del “venerabile di casa nostra”, prof. al Liceo Scientifico di Mazara

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Giugno 2015 13:05
Misteridicittà/Massoneria, mafia e complotti del “venerabile di casa nostra”, prof. al Liceo Scientifico di Mazara

Questa settimana vogliamo raccontarvi una storia “silenziosa”. Vengono sussurrate appena le vicende che legano il protagonista di oggi a luoghi, fatti, gruppi di persone e ad altri attori principali di scene politiche e di malaffare internazionale. Chiamato il “venerabile” dai suoi compagni, “Gran Maestro” dagli altri massoni come lui, e semplicemente “Professore” dai suoi alunni del Liceo Scientifico “G.P. Ballatore” di Mazara del Vallo dove ha insegnato filosofia nell’anno scolastico 91-92.

Lui è Giovanni (meglio conosciuto come Gianni) Grimaudo, trapanese, una grande mente che votata al bene avrebbe lasciato ben più marcate e adorate impronte. Ma non sempre la purezza dell’animo fa da bastone della vita a chi volente o nolente si trova in un mondo dominato da presunti complotti che sfociano in attentati e trovano la loro analisi all’interno di un’aula di tribunale con spettatori affamati di vendetta.

In questa sede non descriveremo i singoli “poteri” che si trovano coinvolti nella persona del Professore Grimaudo (vedi foto n.1), ma piuttosto proveremo a incastrare il suo probabile ruolo nel puzzle che gli si è creato intorno, dove ogni pezzo è una mano tesa che sicuramente è stata sia ricevente che donatrice. La mafia, si sa, da sempre ha cercato rapporti di potere e agganci vantaggiosi per il proprio operato, e quale partner migliore della massoneria, che garantisce anche segretezza e fratellanza, l’obbligo morale della solidarietà tra fratelli massoni è il vessillo del loro pensiero?

Fin dal 1986 la Magistratura, in seguito a perquisizioni, si è trovata tra le mani elenchi dove figuravano tra i massoni esponenti noti della malavita organizzata oltre a professionisti e imprenditori. Nello stesso anno si scopre che Giuseppe Mandalari, commercialista di Totò Riina, "Gran maestro dell'Ordine e Gran sovrano del rito scozzese antico e accettato" avrebbe concesso il riconoscimento "ufficiale" alle logge trapanesi che facevano capo a Grimaudo, all’inaugurazione nella primavera dell’80 partecipa anche il “gran venerabile” Licio Gelli; i legami con la P2 nascono con essa se non la precedono, tutto ciò confermato dalla magistratura trapanese che dispone il sequestro di molti documenti presso la sede del locale “Centro studi Scontrino”, Intitolata al musicista Antonino Scontrino.

Il Centro, presieduto da Gianni Grimaudo, infatti, era anche la sede di sei logge massoniche: Iside, Iside 2, Osiride, Ciullo d'Alcamo, Cafiero, Hiram. Gestite insieme al suo braccio destro Natale Torregrossa. L'esistenza di un'altra loggia segreta trova poi una prima conferma nell'agenda sequestrata a Grimaudo, dove era contenuto un elenco di nominativi annotati sotto la dicitura "loggia C" alla quale erano iscritti Natale L’Ala, allora capomafia di Campobello di Mazara, Pietro Fundarò, molto amico di Natale Rimi, boss di Alcamo, imprenditori, banchieri, politici, uomini di chiesa, gesuiti, colonnelli dei carabinieri, generali e ministri, amministratori pubblici e anche secondo gli investigatori, Mariano Agate, boss mazarese alleato con i “viddani” corleonesi.

E tutto ciò all’interno di un circolo culturale presieduto dal professore di filosofia. Più che una strana copertura è un modo ufficiale per incontri strani, incontri determinanti, incontri che trovano nel tema culturale un alibi per esistere. Ma di cosa parlano queste persone all’interno del circolo, come interagiscono tra di loro e quali sono i segreti custoditi in quelle sale? Grimaudo riesce a godere di stima e fiducia trasversale, di lui si fidano anche coloro i quali si trovano a influenzare giudici popolari durante un processo di mafia, spesso anche loro rispettano la legge del compasso e della squadra, ma ben presto le logge si trovano a dover fare i conti con il pensiero dei big dell’organizzazione criminale, non tutti infatti sono propensi a utilizzare questo tipo di associazione, vedi ad esempio Stefano Bontade, entusiasta a tal punto da crearne una tutta sua, ma che verrà eliminato insieme a questa potentissima “Loggia dei Trecento”, lo eliminano tanto per metter in chiaro chi sta davvero al vertice o per intimorire chi pensava di potersi svincolare, con questi escamotage dal capo, perché le logge si sfruttano, non si istituiscono.

Dal ’77 al ’79 ci troviamo con la massoneria che propone alla mafia di inserire i rappresentanti delle varie cosche, forse per poter usare la loro forza bruta, i loro agganci negli ambienti più disparati, politica, chiesa, per scopi che andranno al di là della loro immaginazione, come successe negli anni settanta a detta di Tommaso Buscetta durante il tentativo di golpe del Principe Borghese.Implicati risultano essere, persone come Rodolfo Grancini, che gestiva le richieste di disbrigo pratiche per le logge e quindi per la mafia tra Mazara (sede era il Club Mediterraneo 2000 in un baglio in contrada Santa Maria-Serroni), Perugia, Urbino e Roma, riuscendo insieme a fratelli massoni che lavoravano in queste città, a ritardare processi o a farli annullare per cavilli burocratici.

Nelle sue spedizioni d’ufficio è stato visto sia con esponenti del malaffare trapanese, alcuni dei quali lo hanno accompagnato fino a Roma dove si è incontrato poi con Marcello Dell’Utri e il deputato Nicola Formichella.

Ma tutto questo non dimentichiamolo, sta in piedi grazie al “venerabile di casa nostra”, cioè Gianni Grimaudo. La prima volta che balza agli onori della cronaca insieme alla parola massoneria è il 1988, lui è già in carcere per truffa, e proprio lì riceve la ratifica della comunicazione giudiziaria che lo vede implicato come capo del Circolo Scontrino, che risulta alle forze dell’ordine inquinato dalla mafia, in quel momento infatti uno dei membri Mariano Agate è condannato al Maxi Processo per l’omicidio del sindaco Lipari di Castelvetrano, ma per Grimaudo il problema non sussiste, il suo è un circolo culturale, le sue cene sono di beneficenza, l’unica cosa che lo potrebbe legare alla massoneria è qualche conferenza tenuta da colleghi dell’università che ne chiariscono la storia, la cultura e la letteratura, tutto sorretto da finanziamenti regionali, comunali e provinciali, sono dei semplici appassionati.

Ma la gente -a detta sua- ha fame di massoneria, una sola loggia non basta, e il nostro professore si era visto costretto a fondarne altre tra cui la più ambita la Iside 2.

Ma, come spesso accade, i grandi progetti che si ergono sul filo dell’imbroglio cadono dal baratro per un piccolo alito di vento. Siamo nell’84 e viene acceso il primo riflettore, un anonimo segnala una stranezza in un concorso per due posti di comandante e vice dei vigili urbani, ma tardava ad essere bandito perché i due predestinati non avevano ancora completato l’iter burocratico, insieme alla segnalazione anche un indirizzo: via Carreca n.2 a Trapani.

La perquisizione dell’86 apre uno scenario forse inaspettato, nell’edificio dieci stanze, saloni con drappi neri, spade e stiletti, simboli massonici, e slogan alle pareti, carte, elenchi di nomi e rubriche, lettere di raccomandazione, fotografie, molti legami con la massoneria catanese, con i funzionari del governo bulgaro giunti a Trapani per visite culturali (potevano essere legati all’attentato dell’83 a Giovanni Paolo II?). Tra i visitatori -secondo i rumors dell’epoca- anche un latitante, appunto il “gran venerabile” Licio Gelli (foto.4).

Le chiavi della città secondo i magistrati erano chiaramente nelle loro mani, così come la situazione economica e amministrativa di Trapani e provincia, condizionate dai vari funzionari associati.

Insieme al “venerabile di casa nostra” Grimaudo e Torregrossa ci sono anche gli altri fondatori quali Piero Tranchida e Francesco Ingrande che sono stati accusati oltre che per costituzione di società segreta anche per rivelazione di segreti d’ufficio, truffa, millantato credito e interesse privato in atti d’ufficio; controllavano, lavori pubblici, piani regolatori, finanziamenti regionali e nazionali. Già i fondatori stessi intendevano insomma le sedute di muratoria in senso molto letterale; tra gli arrestati anche Giuseppe Chittaro, consigliere della prefettura e Bartolomeo Augugliaro, vicesegretario generale del Comune, questi ultimi avevano la possibilità di metter mano su quasi tutta l’attività pubblica.

Alla lista dei massoni della Loggia si aggiungono l’assessore scudocrociato regionale Francesco Canino , commissari di pubblica sicurezza, il viceprefetto D’Esposito Salvatore, un capo di gabinetto della Questura, assessori comunali, Tartamella Agostino, Formusa Nicolò, Filippi Rosolino dei Rimi di Alcamo, e due sconosciuti alle cronache del tempo, Mariano Asaro e Gioacchino Calabrò, accusati in seguito di aver riempito una macchina di tritolo per dar il benvenuto al giudice di Trento Carlo Palermo che aveva intenzione di indagare. Amico del venerabile l’avvocato Papa, chiamato anche l’ambasciatore di Gheddafi.

Ma a cercare di far luce nel frattempo sarà il dirigente della squadra mobile di Trapani Saverio Montalbano che si troverà ad essere trasferito, dopo esser stato privato delle sue funzioni dal questore Mario Gonzales proprio l’indomani della perquisizione nella sede del Circolo Scontrino, stessa sorte per tutti coloro i quali tentavano di indagare, (circa quattro questori e tre capi della squadra mobile) chissà come mai.

Il ruolo preponderante per raggiungere gli scopi veniva curato dai componenti di un altro anello della catena, la “Loggia C”. Creata per essere il braccio armato del fondatore Grimaudo, una loggia nella loggia molto trasversale. L’on Canino è stato accusato di farne parte, ed ha confessato giustificandosi con la scusa di raccogliere voti per le elezioni del 1981, e ne ha approfittato per piazzare parecchi uomini dei suoi nei posti di comando, per aver la certezza di avere il giusto punto di riferimento nei posti chiave, ma subito dopo ne uscì, gli furono chiesti 50 milioni di lire, forse stimava la sua presenza all’interno della loggia un compenso più che giusto per i “fratelli”.

Ha inoltre puntato, per avvalorare la sua buona fede, sul fatto che tra gli iscritti vi era la presenza di vescovi e ministri, Calogero Mannino che diede un contributo tramite l’assessorato regionale alla pubblica istruzione.

Siamo nel ’93, a Rebibbia, in aula vengono ascoltati un uomo e una donna, Leonardo Messina e Giacoma Filippello, due pentiti, la storia la conoscono bene, lei è stata convivente del boss di Campobello, L’Ala, conoscono bene la loggia Iside2 e Grimaudo, lo indicano infatti come tramite con la mafia trapanese, per curare gli affari e appoggiare uomini politici vicini ai boss: furono curate le campagne elettorali di Canino e e per la corsa alla Presidenza della Regione di Rino Nicolosi (arrestato nello stesso anno per voto di scambio). Escono fuori altri nomi, L’Ala sarebbe intervenuto a favore dell’ex ministro Aristide Gunnella (che smentisce).

Dalla bocca di Messina esce fuori un’altra vicenda, nel ’79 una trasferta misteriosa dagli Stati Uniti in Sicilia di Michele Sindona, che in quanto massone trovò a San Cataldo per intercessione di Bontade, i compagni che lo appoggiarono nel suo finto rapimento per curare alcuni affari di cosa nostra. Troppi elementi loschi girano intorno a Grimaudo, ma cosa ne pensano gli altri massoni, quelli delle logge riconosciute, autorizzate e non deviate? Parlano anche loro a Rebibbia, Giorgio Paternò gran maestro di “Piazza del Gesù” e Fausto Bruni della loggia di rito scozzese, sconfessano Iside2 in quanto non ha ricevuto l’investitura ufficiale della sede nazionale.

Sentito anche Gaspare Mutolo a proposito di Sindona, in carcere era compagno di Rosario Spatola che a Palermo aveva ospitato il finanziere, dice che era in Sicilia perché Riina, Calò e Spadaro avevano fatto degli investimenti tramite Sindona e Flavio Carboni in Sardegna, ma andati male gli affari incaricarono Sindona di recuperare i soldi.

Passano solo tre mesi da quelle rivelazioni a Rebibbia che ci si trova tutti di nuovo in aula a Trapani, ma a parlare sono i magistrati, Francesco Garofalo inserisce nella letteratura giuridica per la prima volta le condanne per “direzione e organizzazione di associazione segreta”. Tre anni per Grimaudo e due per Torregrossa, gli altri tre se la cavano perché il reato è stato amnistiato, soddisfatto comunque il pm Luca Pistorelli, che ha definito pericolosa Iside2 anche se è un piccolo centro di potere, è stato difficile senza la collaborazione dei pentiti Spatola e Filippello, grazie a chi ha saputo prevedere la pericolosità di queste associazioni che sono in realtà centri occulti di potere; Tina Anselmi non fu visionaria con quello che legiferò dopo la vicenda P2.

Ma il libro che racconta la storia di Grimaudo ha vari capitoli, uno che costituisce un pesante mistero è quello legato all’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. Il generale dei carabinieri Nazareno Montanti (all’epoca dei fatti, nel 1988, comandava la sezione operativa dei carabinieri a Trapani) chiamato a testimoniare durante il processo, sbaglia il nome e il mestiere di Grimaudo, porta un rapporto su Rostagno incompleto e si mostra incerto, si indaga per l’amicizia tra il gran maestro e un giudice affiliato alla loggia, il dott.

Carmelo Lombardo, legato a procedimenti penali, uno su di lui e uno su Fundarò, il legame con Gelli viene confermato ulteriormente da una lettera che Grimaudo spedisce all’amico e fratello massone.Ancora legami presunti con un circolo di cavalieri templari di Trapani, troppe coincidenze saltano fuori in quel processo Rostagno che avvicinano Grimaudo alla raffineria d’eroina più grande d’Europa sita nel territorio alcamese, tra gli affiliati, Pietro Calò, operaio Sip che si occupava di intercettazioni per la raffineria e che grazie alla loggia fece carriera nell’azienda statale.

Fu dichiarato che Rostagno si occupò della loggia ma dopo aver incontrato alcuni esponenti ridimensionò il suo pensiero al riguardo. L’ufficiale dei carabinieri sembra comunque colto da un serio attacco di amnesia, definendosi un passacarte di lusso.

Chi indaga sulla loggia assiste a fenomeni strani, sigilli violati, dentro l’ufficio corpi del reato, quelli sulle buste contenenti documenti. Ombroso anche il legame con Puccio Bulgarella editore di Rtc, la tv trapanese dove era caporedattore Mauro Rostagno (in foto n.6), con mafiosi e politici, tra i quali sembra ci sia stata una qualche intercessione che ha evitato il primo attentato a Rostagno.

E durante il Processo Rostagno un teste d’eccezione, Torregrossa, il braccio destro del venerabile, che nega l’incontro con Gelli (al contrario di quanto dirà il pentito Siino confermando il legame con Sindona, e con la proposta che Gelli fece ai fratelli di Palermo per ricattare Andreotti), nega la conoscenza con Agate, nega di aver parlato con Rostagno di Massoneria.

Dalle indagini salta fuori che fu "scordato" quello che sapevano e cioè che Rostagno aveva scoperto il legame tra i poteri forti del trapanese e della venuta di Gelli a Mazara e a Campobello per incontrarsi col boss Agate. Viene presentato un appunto del venerabile: “Questura, portare la licenza Calamusa, parlato con Saverio, licenza pronta in giornata. 20 amic, C, intesa per l’unione loggia C. Note, Gionny Grimaudo, Natale Torregrossa, Franco Ingrande, Giuseppe Chittaro, Pietro Fundarò, personalità da ospitare Parenti, Gelli, Salvini”. E ancora: “…per l’inaugurazione del tempio di Via Carreca in Trapani, nonché della venuta in loco, il 14/1/’81 di Salvini, noto gran maestro sedente in Roma, del Cardinale Parente e Licio Gelli”.

Prima di morire Rostagno dice che ha per le mani qualcosa su Marsala, forse avrebbe coinvolto uno dei fratelli massoni, Filippo Sparla, ex segretario della Camera di commercio, coinvolto nel 2011 nello scandalo “Asili Nido”, scelto dall’ex Sindaco di Marsala Giulia Adamo come collaboratore. Durante un processo è chiamato a testimoniare il senatore Bruti che fa emergere una cornice diversa per il quadro Grimaudo, e cioè lo vede come un agente del sismi, “…sono stati grandi delitti che non potevano essere frutto di scelte diverse, sorprende che strutture che avevano capacità di intelligence non se ne siano occupati, mi pare inverosimile che non si siano occupati di questi fatti”. Inserisce il gran maestro di Iside anche in ambiente statunitense, influenzarono l’elezione di Carter tramite Papa e Gheddafi per far un piacere al generale libico.

Alla fine della sua vita (morì nel 2011) come accade quasi sempre, il nostro Professore Grimaudo che molti lo ricorderanno parlare solo dei sofisti, di Kant e di storia della sua amata filosofia che forse lo ha condotto a voler ampliare troppo i propri orizzonti in una strada tortuosa sulla quale non ci sono svincoli, ha portato i suoi segreti con sé, chissà quante decisioni, e attorno a quale tavolo sono state prese, con chi si è confrontato. Ma soprattutto ci piacerebbe scoprire il posto che occupava lui sullo scacchiere dei principali tremendi poteri che hanno condizionato direttamente e indirettamente il territorio trapanese.

Qualcuno dei suoi studenti che lo ebbero professore in un corso del triennio al Liceo Scientifico mazarese di via Oriani in quell’anno scolastico 91-92 (una stagione cruciale nello sviluppo dei rapporti fra la mafia e lo Stato e che vedevano Mazara del Vallo crocevia di “molteplici affari”) ricorda bene lo “stile” di Gianni Crimaudo. Ogni sua parola sembrava calata al momento giusto, lezioni di filosofia intervallate da lunghi silenzi, le sue infinite sigarette...

Per non parlare di quell’appartamento preso in affitto in un palazzo della centralissima Corso Umberto I (allora una dei corsi più importanti della Provincia per i negozi e per il “passio”) dove dal balcone in maniera inquietante si affacciava, sempre ben vestito, nel pomeriggio per osservare la gente, per riflettere chissà anche per meditare decisioni “strategiche”; rimaneva a Mazara del Vallo dal lunedì al venerdì perché il sabato (da qui le sue numerose assenze al Liceo) si recava spesso a Roma dopo esser stato prelevato dal suo autista personale appunto perché il “venerabile di casa nostra” non guidava l’auto.

Gianni Grimaudo muore a Trapani nelle prime ore di domenica 11 novembre 2012, a 75 anni la sua vita fu stroncata da un infarto durante la notte. I suoi funerali furono celebrati all’interno nella chiesa di San Francesco D'Assisi. La sua figura è stata una delle protagoniste del serial televisivo la Piovra (l’attore protagonista era Michele Placido) con l’appellativo di “U Prufissuri”.

Ultimo dilemma, come è stato possibile che uno come lui, un "venerabile" con un già importante curriculum giudiziario, ricoprisse il ruolo di insegnante di filosofia in un Liceo dell’allora “oscura cittadina” in riva al Mazaro? Forse “interessi alti e poteri forti” portarono il “venerabile” a risiedere proprio quell’anno a Mazara del Vallo, questo e molti altri misteri il nostro protagonista porterà per sempre con sé, e per sempre fortunatamente per qualcuno, nella tomba.

Ecco alcuni stralci di articoli di quotidiani dell’epoca che rappresentarono le vicende legate alla figura del prof. Gianni Grimaudo:

«Una super loggia legata alla P2, uno scandalo che scopre lʹ ultimo intreccio tra mafia, armi e droga. Lʹinchiesta adesso coinvolge cento nomi, tutti gli affiliati a Iside 2, quei fratelli che risultano iscritti alla loggia segreta inaugurata a Trapani nella primavera del 1980 dal maestro venerabile Licio Gelli. Dopo le prime 34 comunicazioni giudiziarie indirizzate a uomini politici e boss, professionisti e burocrati, i magistrati indagano sui legami internazionali di Iside 2 e sui contatti con la criminalità organizzata.

Accanto a boss come Mariano Agate o Natale Lala ecco i quattro capi ripartizione del Comune di Trapani: Bartolomeo Agugliaro, Filippo Sparla (nel 2001 coinvolto nello ʺScandalo Asili Nidoʺ ed oggi Segretario generale della Camera di Commercio di Trapani, NdR), Giuseppe Ferrauto, Giovanni Soldano. Accanto al questore Giuseppe Varchi (che risultò iscritto alla P2 ‑ Tessera n. 908, NdR ‑) ecco il presunto autore della strage di Pizzolungo Gioacchino Calabrò o lʹex assessore ai Lavori Pubblici Salvatore Bambina.

Un intreccio di nomi e di storie che porta gli investigatori ad avanzare unʹ ipotesi: quella loggia trapanese è una sorta di cupola, un super comitato che decide nella città di Trapani.» (Repubblica, 14 febbraio 1988).

«Gianni Grimaudo, ha ricevuto la notifica del mandato di cattura nel carcere di Sciacca, dove si trova da qualche mese per unʹ altra vicenda. Il vice di Grimaudo, Natale Torregrossa, agente di viaggio, per anni dipendente del Comune di Paceco, è stato bloccato in casa dai carabinieri. Quasi contemporaneamente polizia e guardia di finanza arrestavano Pietro Tranchina, imprenditore molto noto in provincia di Trapani, titolare di una fabbrica di materiale plastico, di un istituto di vigilanza, di unʹ azienda per la vendita di prodotti agricoli.

Non è sfuggito alla cattura neanche Francesco Ingrande, ex impiegato della Tessilcon (unʹazienda regionale che produceva tessuti), di recente transitato negli organici della commissione provinciale di controllo di Trapani e adesso direttore di un istituto professionale sovvenzionato dalla Regione. ... il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica ... costituzione e appartenenza a società segreta creata allo scopo dʹintervenire nelle funzioni amministrative degli enti pubblici.

Insomma una sorta di comitato dʹaffari, una struttura messa in piedi per pilotare le attività di Trapani e della provincia. La conferma di questi interessi paralleli ... venne quando da un armadio blindato saltarono fuori tessere di fratelli non registrati negli elenchi ufficiali, appunti riservati, agende zeppe di nomi di boss latitanti, tra cui Mariano Agate, Gioacchino Calabrò, Natale Lala. E poi una montagna di raccomandazioni, di richieste di trasferimenti, di pratiche sui grandi appalti, di sollecitazioni per promozioni e miglioramenti di carriere negli uffici pubblici trapanesi».

(gc ‑ Repubblica, 24 marzo 1988).

«Stavano tutti assieme, mafiosi, politici, imprenditori, nobili, sacerdoti, funzionari comunali, ufficiali dei vigili urbani. Tutti iscritti alla loggia massonica Iside 2 che si celava dietro il più esclusivo circolo di Trapani, lo Scontrino, nella centralissima via Carreca. A ventiquattro fratelli della loggia massonica sono arrivate ieri le comunicazioni giudiziarie nelle quali si ipotizza una pesantissima imputazione: associazione per delinquere di tipo semplice e mafioso.

Il fine dellʹassociazione segreta, secondo lʹ accusa, era soprattutto quello di proteggere i fratelli (mafiosi e non) che si trovavano in difficoltà. Secondo gli inquirenti, il circolo serviva però anche da copertura ad interessi di vario tipo, dalla promozione in posti chiave della pubblica amministrazione, allʹassegnazione di grandi appalti pubblici, allʹelezione di politici amici. Un primo coperchio sembra essere stato sollevato su uno dei molti misteri di Trapani, dove gestione della cosa pubblica e affari tuttʹaltro che puliti venivano strettamente legati.

Iside 2 era infatti una vera e propria centrale del potere, a lungo collegata con la potente loggia massonica P2.Alcuni fratelli erano organici alla famiglia dei corleonesi ... giudice Carlo Palermo) ed altri mafiosi. Tra i colletti bianchi, Francesco Ingrande, funzionario della Commissione provinciale di controllo, il maresciallo dei vigili urbani di Trapani Nino Corselli, altri due funzionari del Comune, lʹ ex sacerdote Agostino Coppola (nipote del defunto boss Frank Coppola) ...

» (Francesco Viviano ‑ Repubblica, 11 aprile 1989).

Francesco Mezzapelle 

21-06-2015 14,45

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