Mediterraneo tra pace e conflitti, don Leo Di Dimone: «L’umanità ritrovi il “Logos”»

Focus sull'economia sociale nel Mediterraneo come motore di giustizia, inclusione e cooperazione tra i popoli

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
28 Maggio 2026 13:06
Mediterraneo tra pace e conflitti, don Leo Di Dimone: «L’umanità ritrovi il “Logos”»

«L’umanità deve ritrovare il “logos”, la ragione che distingue gli esseri umani dalle bestie». Lo ha detto don Leo Di Simone, direttore del Centro diocesano “Operatori di pace”, intervenendo al convegno sul tema “Mediterraneo: spazio di economia sociale”, organizzato dal Centro diocesano “Operatori di pace”, che si è svolto a Mazara su iniziativa della Fondazione San Vito e dell’Istituto euroarabo di Mazara del Vallo. Don Leo Di Simone, affrontando il tema dei conflitti, ha criticato l’uso della forza bruta e l’umiliazione di altri individui come segnali di una perdita di razionalità. 

«La costruzione di una cultura di pace passa attraverso la riduzione delle disuguaglianze e la creazione di relazioni cooperative. Auspichiamo la riscoperta dell’essenza comune delle tre religioni monoteistiche: pace e giustizia», ha detto. Tema dell’incontro è stato il ruolo dell’economia sociale come motore di giustizia e stabilità, con la partecipazione di Susanna Coppolecchia (coordinatrice progetto “Rete del Mediterraneo”, Lamia Al-Dabbas, Samir Barhoumi (in presenza), Imad Abu Dawas e Ammar Shawesh (in video da remoto), Abd Al-Fattah (contributo a distanza), Lamia Al-Dabbas, Samir Barhoumi.

È stato evidenziato il potenziale trasformativo delle cooperative nel generare dignità lavorativa e inclusione sociale. Il modello giordano è stato presentato come esempio concreto di democrazia economica partecipativa. Temi come implementazione dell’economia sociale (e qui ricoprono un ruolo chiave le fondazioni), pedagogia e territori di mezzo (evidenziando l’importanza della coerenza tra intenti e azioni) sono stati affrontati da Susanna Coppolecchia, ricercatrice indipendente. La Coppolecchia ha menzionato l’esistenza di piani di economia sociale in Italia e in Europa, citando il modello spagnolo come esempio pionieristico di ecosistema normativo.

La Coppolecchia ha posto l’attenzione anche sui “territori di mezzo” italiani, come le aree interne e le province, sottolineando la necessità di sviluppare infrastrutture relazionali che dialoghino con le istituzioni.

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