Mazara, Pesca, la marineria divisa e davanti al bivio: a mezzanotte scade il fermo. La notte della verità...

Partire o restare in banchina. Gambero, gasolio e quote: si gioca il futuro della marineria mazarese

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
05 Ottobre 2026 19:14
Mazara, Pesca, la marineria divisa e davanti al bivio: a mezzanotte scade il fermo. La notte della verità...

A mezzanotte finisce il fermo tecnico prorogato fino al 5 ottobre e, per la marineria di Mazara del Vallo, comincia una delle notti più lunghe degli ultimi anni. Non è soltanto la decisione se mollare o meno gli ormeggi. È il momento in cui una crisi che da mesi covava sotto la superficie rischia di trasformarsi in una frattura aperta, dentro una flotta già provata dal caro gasolio, dalle limitazioni della pesca e dall'incertezza sul futuro del gambero rosso.

Le ultime 36 ore sono state segnate da riunioni, confronti e tensioni. E la fotografia che emerge alla vigilia della ripresa è quella di una marineria sostanzialmente divisa a metà: da una parte una quarantina di pescherecci che sarebbe pronta a riprendere il mare, dall'altra un numero analogo di imbarcazioni che potrebbe invece rimanere legato alle bitte.

Una divisione che, in realtà, non sorprende più di tanto. La marineria mazarese da tempo convive con differenti interessi e strategie: da una parte gli armatori più direttamente legati alla produzione del gambero rosso, dall'altra operatori che negli anni hanno affiancato all'attività armatoriale quella commerciale. Interessi che non sempre coincidono e che oggi, davanti a una crisi senza precedenti, sembrano essere arrivati al punto di rottura.

A rendere ancora più complicato il quadro c'è il costo del carburante. Il gasolio per la pesca ha raggiunto livelli che gli operatori considerano ormai difficilmente sostenibili, attorno a 1,40 euro al litro. Per una flotta d'altura come quella mazarese significa partire già con un pesante handicap economico. I motopesca affrontano infatti centinaia di miglia per raggiungere i banchi di pesca e, nel caso della pesca del gambero rosso, operano a profondità comprese tra 500 e 800 metri. Il consumo medio indicato dagli armatori oscilla tra 1.500 e 2.000 litri di gasolio al giorno per imbarcazione.

A questo si aggiunge l'altro grande macigno: le quote. Nel 2026 il rischio di raggiungere rapidamente i contingenti disponibili nelle GSA 12 e 16 è diventato concreto. Nel documento portato a Roma, gli stessi armatori riconoscono la necessità di tutelare la risorsa e di ridurre lo sforzo di pesca, ma chiedono anche una soluzione che eviti il blocco delle attività quando esistano ancora disponibilità complessive non sfruttate.

Ed è proprio qui che si innesta la protesta dei pescatori. Nei giorni scorsi, attraverso le organizzazioni sindacali, è stato proclamato lo stato di agitazione, con la minaccia di non riprendere l'attività. Sul tavolo ci sono il pagamento del fermo tecnico, ancora circondato da interrogativi, e soprattutto la richiesta di una distribuzione ritenuta equa delle risorse destinate a compensare il caro carburante.

Il tema non è soltanto quanto arriverà alle imprese, ma come verranno distribuiti gli aiuti. Una questione che rischia di alimentare ulteriormente le divisioni interne, in un comparto dove ogni scelta sul futuro della flotta produce inevitabilmente vincitori e perdenti.

La piattaforma presentata nei giorni scorsi a Roma da una rappresentanza di armatori mazaresi, accompagnata dal gruppo locale di Fratelli d'Italia, va ben oltre il semplice intervento sul gasolio. A Roma gli operatori hanno incontrato il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e il sottosegretario Patrizio La Pietra, consegnando un documento che definisce la situazione del comparto come un'emergenza.

Tra le richieste c'è un aiuto diretto alla pompa di 30 centesimi al litro, in sostituzione del meccanismo del credito d'imposta, considerato troppo lento per imprese costrette ad anticipare ingenti somme prima di ogni battuta di pesca.

Ma la piattaforma contiene anche una richiesta destinata a far discutere: la possibilità, limitatamente al 2026, di trasferire dinamicamente quote non utilizzate da una GSA verso aree dove i contingenti risultano prossimi all'esaurimento. E ancora: un tavolo permanente con il MASAF per discutere il passaggio dalle quote di segmento alle quote individuali, evitando che vengano assegnati quantitativi minimi giudicati antieconomici.

Infine, la proposta di ridurre lo sforzo di pesca attraverso la rottamazione delle unità più vecchie, con un programma di demolizione e ricostruzione selettiva della flotta. Una vera e propria ristrutturazione industriale della marineria, non una semplice misura tampone.

Da Roma sono arrivate rassicurazioni. Ma adesso la politica dovrà fare i conti con il calendario. Perché nel 2027 sono previste le elezioni regionali e nazionali e la crisi della pesca mazarese rischia di diventare, inevitabilmente, un terreno fertile per lo scontro politico. Una marineria che rappresenta ancora una parte fondamentale dell'economia della città, direttamente e attraverso l'indotto, non può essere lasciata per troppo tempo sospesa tra promesse, decreti e quote.

La vera domanda, dunque, è cosa accadrà questa notte. Quanti pescherecci accenderanno i motori? Quanti resteranno in porto? E soprattutto: sarà una scelta individuale delle singole imprese o riuscirà la marineria a trovare una posizione comune? Al momento, la risposta sembra essere quella più amara: una parte della flotta vuole ripartire, un'altra non intende farlo.

Qualunque sarà la decisione, unanime o divisa, una cosa appare ormai certa: per la marineria mazarese nulla sarà più come prima. La questione non riguarda più soltanto il fermo di qualche settimana o il prezzo del gasolio. È in discussione il modello stesso della pesca d'altura di Mazara del Vallo e, con esso, il futuro di decine di imprese e di centinaia di lavoratori. Stanotte, al porto, non si deciderà soltanto se mollare gli ormeggi. Si capirà soprattutto se la marineria mazarese ha ancora una rotta comune.

Francesco Mezzapelle

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