Lo stato di agitazione dei pescatori mazaresi continua. Comandanti, motoristi, capopesca e lavoratori a vario titolo impegnati a bordo dei pescherecci mantengono alta l’attenzione sulle difficoltà che da tempo attraversano la marineria di Mazara del Vallo. Al centro della mobilitazione c’è soprattutto il caro carburante, una voce di spesa che incide pesantemente sulla possibilità stessa di tornare in mare.
La fotografia della flotta è ormai quella di una marineria profondamente ridimensionata: non più di 80 pescherecci sono oggi presenti nella flotta mazarese e una parte consistente delle imbarcazioni continua a rimanere ormeggiata nel porto nuovo. Un’immagine che racconta più di molte statistiche la crisi di un comparto che per decenni ha rappresentato una delle principali attività economiche della città.
Le difficoltà si sono aggravate nel corso dell’anno. A maggio alcuni equipaggi avevano trovato una temporanea opportunità di lavoro nel traino delle gabbie per l’allevamento del tonno destinate a società maltesi. Un’attività che aveva consentito ad alcuni lavoratori di tornare operativi, ma che non ha rappresentato una soluzione strutturale alle difficoltà della pesca tradizionale.
Poi sono arrivati il fermo tecnico e il successivo prolungamento del fermo biologico. Ai consueti 30 giorni di agosto si sono aggiunti altri 30 giorni, portando lo stop fino al 5 ottobre. Un ulteriore periodo trascorso lontano dal mare che ha significato, per molti lavoratori, un'altra mensilità senza la possibilità di recuperare reddito attraverso l'attività di pesca.
Ed è proprio sul fronte dei sostegni economici che cresce il malcontento. I pescatori ritengono infatti insufficienti le somme previste per affrontare il periodo di fermo, soprattutto in un contesto nel quale il costo del carburante continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla ripresa dell'attività.
Qualche giorno fa è stato Flai Cgil e Uila Uil hanno proclamato lo stato di agitazione dei pescatori mazaresi contestando in particolare la formulazione del recente bando della Regione Siciliana sul caro carburanti, che mette a disposizione oltre 17 milioni di euro, tra risorse Feampa e fondi regionali. “Il contributo economico in questione -spiegano i sindacalisti- rappresentano a tutti gli effetti un ricavato – analogamente a quanto avviene per il credito d'imposta o le note di credito sull'acquisto del carburante – e come tale deve riflettersi positivamente sui compensi dei marittimi attraverso i sistemi di ripartizione della parte pescata”.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto il periodo di inattività imposto dai provvedimenti di fermo, ma il futuro stesso della flotta. Perché anche quando sarà possibile tornare in mare, resta da capire quanto sarà economicamente sostenibile farlo. Con una flotta ridotta, costi di esercizio elevati e margini sempre più ridotti, l'uscita dal porto rischia di trasformarsi per molti armatori e lavoratori in una scommessa difficile da sostenere.
Lo stato di agitazione prosegue dunque come segnale di una crisi che non sembra destinata a esaurirsi con la fine del fermo, il 5 ottobre, e potrebbe segnare - come sottolineato dai pescatori mazaresi- l'inizio dell'arresto definitivo delal flotta, la sua messa in disarmo qualora non arrivassero garanzie e adeguati sostegni a livello regionale e nazionale. La nostra redazione ha incontro gli stessi pescatori mazaresi, riuniti questa mattina presso la sala-ingresso del River Club di Mazara del Vallo, che ci hanno raccontato e manifestato il loro disagio. Vedi video con immagini e interviste.