Mazara, alla “Casa dei Giovani” la “Festa di Fine Programma”: tre storie, un nuovo inizio…

Hira, Carmelo e Salvatore concludono il loro percorso terapeutico. Tra emozioni, testimonianze e speranza

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
23 Settembre 2026 20:20
Mazara, alla “Casa dei Giovani” la “Festa di Fine Programma”: tre storie, un nuovo inizio…

Non è stata soltanto una festa. È stato un abbraccio alla vita, un momento in cui le difficoltà del passato hanno lasciato spazio alla speranza e alla consapevolezza di poter ricominciare. Oggi, la Casa dei Giovani di Mazara del Vallo, storica struttura di recupero per persone affette da dipendenze, ha celebrato la “Festa di Fine Programma” in onore di tre ospiti: Hira Vinesh, Carmelo Ferrara e Salvatore La Barbera che hanno scelto di tornare a vivere.

Tra le mura del Baglio “La Loggetta”, nei pressi di Borgata Costiera, si è raccolta una comunità che ha condiviso percorsi complessi, fragilità, cadute e conquiste. Una comunità nella quale il recupero non è soltanto un percorso terapeutico, ma diventa occasione per riscoprire se stessi, ricostruire relazioni e ritrovare la fiducia nel futuro.

Alla giornata ha partecipato il presidente della Casa dei Giovani, Giovanni Sciortino, fondatore della prima struttura di Bagheria nel 1983, di quella mazarese nel 1987 e, successivamente, di un centro a Matera nel 1992, oltre che di otto centri di accoglienza. Presente anche il vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, che ha incontrato i 14 ospiti della struttura mazarese e altri dieci arrivati da Bagheria per l'occasione.

Nel suo intervento, il Vescovo ha richiamato l'importanza di una “crescita integrale della persona durante il percorso terapeutico”, sottolineando il “valore delle relazioni e l'amore per la vita, che non deve mai abbandonare chi intraprende un cammino di recupero”. Parole che hanno incontrato le storie e le emozioni di chi ogni giorno si misura con la fatica del cambiamento.

Sciortino ha evidenziato il ruolo della comunità come stimolo concreto per affrontare le difficoltà della vita, recuperare l'autostima e tornare a vivere pienamente. Un riconoscimento particolare è stato rivolto agli operatori della struttura mazarese, alla responsabile, la dottoressa Mary Celestino, e a tutti i professionisti che accompagnano gli ospiti nel loro percorso. Un lavoro quotidiano, fatto di competenza, ascolto e presenza umana.

Alla cerimonia hanno partecipato anche don Antonio Favata, parroco della Chiesa di San Giuseppe di Borgata Costiera, e l'assessore alle Politiche giovanili del Comune di Mazara del Vallo, Gianfranco Casale, che ha portato i saluti e i complimenti dell'Amministrazione comunale.

Tre storie, la stessa forza di ricominciare. Tra i protagonisti della giornata c'è Hira Vinesh, 29 anni, di origini mauriziane e residente definitivamente in Italia da quattro anni. Ha completato un percorso di 18 mesi nella comunità e oggi ha ripreso a lavorare in un bar di Catania, come banconista. La sua testimonianza è un invito a non sottovalutare i segnali di difficoltà e a non affrontare da soli i momenti più complicati. “Non bisogna mai abbassare la guardia. È importante chiedere subito aiuto, senza rimanere in silenzio e da soli di fronte alle difficoltà”. Un messaggio semplice e diretto, che nasce dall'esperienza personale e si rivolge a chi potrebbe trovarsi ancora all'inizio di un percorso difficile.

Carmelo Ferrara, 34 anni, arriva da Bagheria e ha concluso un programma di 24 mesi nella struttura mazarese. In passato ha lavorato in una società che si occupa di mezzi per la raccolta dei rifiuti. Adesso lo attende un nuovo lavoro, insieme al ritorno a una delle sue grandi passioni: il calcio. Indosserà infatti la maglia della Virtus Athena, pronta a disputare il Campionato di Seconda Categoria. “Mi considero un ambasciatore della rinascita – racconta Carmelo – Ho portato la mia testimonianza nelle scuole e nelle carceri. Si può uscire dalla dipendenza, qualunque essa sia”. Parole che racchiudono il desiderio di trasformare un'esperienza dolorosa in un messaggio di fiducia per gli altri. La possibilità di ricominciare, ma anche la volontà di testimoniare che la dipendenza non deve necessariamente rappresentare la fine di una storia.

Ha completato il suo percorso di 24 mesi anche Salvatore La Barbera, originario di Palermo. Ex bidello, oggi impegnato nel volontariato e alla ricerca di una nuova occupazione, Salvatore rappresenta un altro volto di una rinascita che si costruisce giorno dopo giorno, attraverso scelte, impegno e nuove prospettive.

L'emozione dei saluti e il valore della comunità. La parte più intensa della giornata (in nostro foto-collage alcuni momenti)   è arrivata nei momenti dedicati ai saluti. Le parole del Vescovo, di don Favata, del presidente Sciortino e degli operatori hanno accompagnato la consegna di alcuni doni ai tre ospiti. Poi i ringraziamenti, i ricordi e le emozioni, ripercorsi anche attraverso fotografie e video che hanno raccontato il cammino vissuto all'interno della Casa dei Giovani.

Ci sono stati abbracci, commozione e parole difficili da trattenere. Perché quando si conclude un percorso così importante, a lasciare il segno non è soltanto il traguardo raggiunto, ma anche il legame costruito con le persone che hanno condiviso la quotidianità, le paure e le speranze. La giornata si è conclusa con un momento conviviale, impreziosito dalle prelibatezze preparate dagli stessi ospiti della struttura. Un modo per stare insieme, condividere il risultato di un percorso e ricordare che la comunità è fatta anche di piccoli gesti, di collaborazione e di vita vissuta.

La “Festa di Fine Programma” ha lasciato un messaggio che va oltre i tre protagonisti. Ha ricordato quanto sia importante offrire ascolto, sostegno e opportunità a chi affronta una dipendenza. E quanto il recupero possa diventare un cammino di riscoperta della propria dignità, delle proprie capacità e del proprio posto nella società. 

Anche per noi, attraverso le testimonianze di Hira, Carmelo e Salvatore, è stato un momento di confronto e crescita. Un incontro con storie che raccontano la fatica, ma soprattutto il coraggio di rialzarsi. Perché, a volte, ricominciare non significa dimenticare il passato, ma trovare la forza di costruire un futuro diverso.

Francesco Mezzapelle

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