Nella tarda mattinata di oggi alcuni pescherecci della marineria di Mazara del Vallo hanno mollato gli ormeggi per tornare in mare e riprendere l’attività di pesca. Una ripartenza che arriva tre giorni dopo la conclusione del fermo tecnico, scaduto alla mezzanotte del 5 ottobre, ma che assomiglia molto poco a un ritorno alla normalità.
Dopo oltre due mesi di sostanziale inattività, la flotta mazarese si ritrova infatti davanti a una crisi che non è stata certo cancellata dalla fine del fermo. Al contrario, sul comparto continuano a pesare il costo del gasolio, arrivato a livelli difficilmente sostenibili per le imprese, le sempre più ridotte possibilità di pesca, le quote disponibili per il gambero rosso e una situazione economica che mette a dura prova la sopravvivenza stessa di molte aziende.
La ripartenza di oggi, inoltre, arriva al termine di giornate particolarmente concitate. Negli ultimi giorni si sono susseguite diverse riunioni tra armatori, caratterizzate anche da divergenze e momenti di tensione. Al centro il dilemma su quale strada intraprendere davanti a una situazione che, per molti operatori, non consente più di continuare a lavorare alle condizioni attuali.
La tensione è salita ulteriormente ieri sera, quando oltre un centinaio tra pescatori e armatori si sono radunati nel porto nuovo nel tentativo di “disincentivare” l’uscita di alcuni pescherecci che si erano preparati a riprendere il mare.
Questa mattina, sulle banchine del porto nuovo, grande movimento di persone e uomini a bordo delle imbarcazioni. Sembrava prendere corpo l'ipotesi di un fermo pesca unilaterale dell'intera marineria, con l'obiettivo di avviare una protesta condivisa e rilanciare con forza le rivendicazioni del settore.
Poco meno di una decina di pescherecci, rispetto a una flotta complessiva di circa 80 unità, hanno mollato gli ormeggi. Alcuni hanno puntato verso i banchi della GSA 16, dove per il 2026 rimangono a disposizione, secondo le quote, soltanto circa 110 tonnellate di gambero rosso. Altri hanno invece scelto la rotta verso gli areali di pesca della Grecia. (in copertina foto di archivio)
Una decisione che potrebbe essere seguita nelle prossime ore da altri pescherecci, anche alla luce dello sconto del 20% sul prezzo del gasolio che può rendere economicamente più conveniente, almeno nell'immediato, il ritorno in mare. Ma è proprio qui che si apre la vera questione. La ripresa dell'attività di pesca fermerà anche la protesta?
È questa la domanda che aleggia adesso nel porto mazarese. Perché se da una parte gli armatori hanno bisogno di tornare a lavorare, dall'altra le ragioni che hanno alimentato il malcontento non sono certo scomparse con la fine del fermo tecnico.
Il prezzo del carburante resta elevato. Le quote di pesca continuano a rappresentare un limite pesantissimo. I costi di gestione delle imbarcazioni sono sempre più difficili da sostenere e il mercato non sembra offrire certezze sufficienti per garantire la redditività delle imprese.
E poi c'è un'altra questione, forse ancora più delicata: la capacità della marineria mazarese di presentarsi unita davanti alle istituzioni. Una storia recente fatta di proteste, assemblee, richieste di intervento e manifestazioni ha mostrato più volte una categoria forte nei numeri, ma spesso divisa nelle strategie. Divisioni che, in alcuni casi, hanno assunto anche una connotazione politica, finendo per indebolire la possibilità di portare avanti una rivendicazione comune su questioni che riguardano la sopravvivenza stessa della pesca.
Oggi una parte della flotta è tornata in mare. Ma la crisi è rimasta sulla banchina. E resta da capire se, una volta mollati gli ormeggi, anche le rivendicazioni finiranno per disperdersi insieme ai pescherecci diretti verso i banchi di pesca. Oppure se la marineria riuscirà finalmente a trovare una posizione comune, indipendentemente dalle appartenenze e dalle divisioni. Per ora, una certezza non c'è. Chi vivrà, vedrà.
Francesco Mezzapelle