L’assoluzione di Ilaria Cucchi

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Marzo 2021 11:29
L’assoluzione di Ilaria Cucchi

Ricordiamo intanto l’antefatto. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto in seguito al pestaggio da parte di alcuni carabinieri, aveva definito “sciacallo” Matteo Salvini dopo che questi, previa condanna a 12 anni dei carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano, a caldo aveva commentato: “Questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque”. La Cucchi a questa affermazione aveva risposto: “Parla sotto effetto del Mojito, è uno sciacallo”. Questo scambio di battute è finito in Tribunale perché Salvini ha querelato la Cucchi per diffamazione.

Per diffamazione si intende il reato prescritto e previsto nel codice penale all’art. 595 che recita: chiunque, fuori dai casi previsti all’art. 594 cp, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Nelle ultime ore è stato reso noto l’esito: il tribunale di Milano ha pronunciato un verdetto di assoluzione reputando che la frase di Ilaria rientrasse nel diritto di critica (disciplinato anche dalla Costituzione).

“Il Tribunale di Milano ha ritenuto che le mie espressioni, sicuramente molto forti, fossero tuttavia giustificate e pertinenti al contesto - spiega Cucchi - insomma il Giudice ha ritenuto che io ho esercitato in maniera più che legittima il mio diritto di critica. Il Senatore Matteo Salvini se ne faccia una ragione». Ilaria Cucchi ha a sua volta querelato Salvini per il suo giudizio sulla morte di Stefano e il processo è ancora in corso. La riflessione che sorge spontanea è che al di là della simpatia o antipatia per certe persone o della propria opinione su certi fatti, bisogna tenere conto di una cosa che anche in questa faccenda ha pieno risalto: il rispetto per il proprio interlocutore.

Le parole sono decisamente importanti, sono lame diceva qualcuno, ed è necessario che si pesino prima che vengano pronunciate e che ci si senta responsabili nel farle uscire dalla bocca specie se si ricoprono posti pubblicamente rilevanti. L’esempio, come si sa, è il miglior maestro.   Maria Elena Bianco

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